Ambiente

Barcellona dice basta alle navi da crociera

La capitale della Catalogna ha annunciato l’introduzione di misure stringenti per limitare l’afflusso di turisti generato dalle grandi navi. E ridurre l’inquinamento dovuto agli ossidi di zolfo e azoto emessi dalle imbarcazioni
Una manifestazione di protesta, avvenuta nel cuore di Barcellona l'8 maggio 2016, contro il turismo di massa e le sue conseguenze sociali e ambientali
Una manifestazione di protesta, avvenuta nel cuore di Barcellona l'8 maggio 2016, contro il turismo di massa e le sue conseguenze sociali e ambientali Credit: Jordi Boixareu via ZUMA Wire
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21 giugno 2022 Aggiornato alle 15:00

All’inizio del mese il governo della Catalogna ha annunciato di voler introdurre nuove misure per limitare l’ingresso delle navi da crociera nelle aree portuali della regione. L’obiettivo è in primo luogo quello di ridurre il traffico che interessa il porto di Barcellona, tra i terminal più frequentati d’Europa.

Nel solo mese di maggio sono attraccate circa 125 navi da crociera e nel 2019 Barcellona è stata la città europea che ha registrato i più alti livelli di inquinamento dovuti agli ossidi di zolfo e azoto emessi dalle grandi navi.

Il problema, però, non riguarda soltanto la qualità dell’aria, ma anche i danni collaterali causati dal cosiddetto “turismo estrattivo”. Sempre nel 2019 la capitale della Catalogna ha accolto oltre 3 milioni di turisti, il 40% dei quali ha trascorso in città appena 4 ore.

«Si concentrano molto nel centro della città e generano una sensazione di collasso», ha dichiarato a El País la sindaca di Barcellona Ada Colau. Secondo la prima cittadina, questo «non è un modello sostenibile per il futuro».

La misura è ancora in fase di messa a punto e secondo Colau potrebbe prevedere limitazioni sul modello adottato dalle isole Baleari per Palma di Maiorca, dove possono attraccare solo tre navi da crociera al giorno con un carico che per due di loro deve essere inferiore a 5.000 mila passeggeri.

Le restrizioni potrebbero essere limitate ad alcuni periodi come i mesi di maggio e ottobre, i più impegnativi per il settore. «Quello che chiediamo è equilibrio. Si tratta di sedersi, valutare e cercare un confine: forse ci sono mesi in cui non è necessario ridurre, ma altri sì», ha concluso Colau.

Barcellona non è l’unica ad aver preso iniziative per contenere le navi da crociera. Provvedimenti analoghi sono stati introdotti dalle città di Bruges, Dubrovnik, Amsterdam, Dublino e Santorini. Nel 2021 anche Venezia aveva previsto contromisure a tutela della laguna, ma come da tradizione italiana - questa volta alla lettera - non sono andate in porto.

Per ridurre il turismo, la seconda città della Spagna si è mossa anche in altre direzioni. Il Piano urbanistico speciale per l’accoglienza turistica (Peuat) entrato in vigore nel 2017 ha infatti vietato la costruzione di nuovi hotel nel centro storico e dopo aspre sanzioni nel 2018 il comune ha raggiunto un accordo senza precedenti con Airbnb che permette all’amministrazione di avere accesso ai dati degli host e arginare così il problema degli appartamenti senza licenza.

Con la pandemia il turismo ha subito un drastico calo, e ora che i numeri tornano a crescere i residenti sembrano essere indisposti a tollerare oltre quella che l’ex consigliera comunale Gala Pin ha definito «una piaga di locuste».

«Non possiamo tornare ai 3,1 milioni di crocieristi. Sono visitatori che non aggiungono valore alla città», ha affermato la vice sindaca all’Ecologia, Urbanistica, Infrastrutture e Mobilità Janet Sanz. «Con la pandemia è cambiata la percezione dello spazio pubblico e non si può tornare agli scenari precedenti. L’impatto è troppo grande per i residenti».

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