Diritti

Il ddl Zan ci riprova

Il disegno di legge contro omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo è stato ripresentato in Senato. Ma con gli altri diritti civili come siamo messi?
Il risultato del voto sulle pregiudiziali durante la discussione in Senato sul ddl Zan
Il risultato del voto sulle pregiudiziali durante la discussione in Senato sul ddl Zan Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
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12 maggio 2022 Aggiornato alle 11:30

A sei mesi dalla sua bocciatura è stato ripresentato in Senato il ddl Zan, il disegno di legge contro l’omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo,

Il 27 ottobre 2021, quasi un anno dopo la sua approvazione alla Camera, la proposta è stata bloccata in aula a Palazzo Madama con la “tagliola”, richiesta da Lega e Fratelli d’Italia. Questa procedura (Articolo 96 del Regolamento del Senato) prevede che, «Prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un Senatore per ciascun Gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame».

Il Partito Democratico ha dovuto aspettare fino a ora per riproporre il ddl in virtù dell’Articolo 76 del Regolamento del Senato, secondo il quale una proposta di legge non può essere ripresentata prima di sei mesi una volta respinta. Arriviamo così al 4 maggio.

«Il testo della legge contro i crimini d’odio è stato ripresentato in Senato. Il Parlamento, in questi ultimi mesi di legislatura, dimostri che l’Italia sta dalla parte dell’Occidente dei diritti, della democrazia e della libertà», ha twittato quello stesso giorno Alessandro Zan, promotore del ddl.

Nonostante la nuova proposta, il testo non ha subito modifiche rispetto all’ultima versione, anche se il PD non ne ha escluso la possibilità in futuro (purché non ne venga stravolto l’obiettivo). L’iter legislativo dovrà ora ripartire da capo, passando prima per l’approvazione della Commissione, della Camera e infine del Senato.

In Italia non esiste ancora una legge che tuteli la comunità LGBTQ+ dalle discriminazioni e dagli atti d’odio: la Legge Mancino, infatti, sanziona solo la violenza razziale, etnica e religiosa. Il ddl vuole ampliare queste categorie per istituire una tutela legale anche contro le discriminazioni per sesso, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

E per gli altri diritti civili, come siamo messi?

C’è la questione relativa al doppio cognome (sulla quale recentemente la Corte Costituzionale si espressa giudicando discriminatoria la norma riguardo l’attribuzione del solo cognome paterno aə figliə), il cui iter sui diversi disegni di legge è in corso in Commissione Giustizia al Senato.

C’è il testo relativo alle “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, approvato alla Camera lo scorso marzo (con 253 voti a favore, 117 contrari e un’astensione). La proposta sul congedo di paternità, obbligatorio e retribuito per tre mesi, depositata alla Camera lo scorso gennaio.

In sospeso c’è anche la calendarizzazione in aula alla Camera dello Ius Scholae, in favore dell’acquisizione della cittadinanza italiana per i minori figliə di migranti (natə in Italia o arrivatə entro i 12 anni) dopo aver frequentato almeno cinque anni di scuola.

Riguardo la gestazione per altri (ma sul fronte opposto), lo scorso 21 aprile la Commissione Giustizia della Camera ha adottato come testo base per le successive discussioni parlamentari la proposta di legge contro la gpa anche all’estero, presentata da Giorgia Meloni per classificare la pratica come reato universale.

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