Ambiente

23 settembre: torniamo in piazza per il Pianeta

Domani le strade di tutto il mondo si riempiranno per lo sciopero globale per il clima. Perché - come ci ricordano i FFF - «serve alzare la voce e battersi per il cambiamento»
Credit: Gabriel McCallin/unsplash
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22 settembre 2022 Aggiornato alle 11:00

Persone, non profitti. Questo è lo slogan, e il cuore, dello sciopero globale per il clima che domani, 23 settembre, porterà nelle strade di tutto il mondo i manifestanti di Fridays for Future, e non solo.

L’appello è ai responsabili politici e ai leader mondiali affinché ascoltino le voci delle cosiddette MAPA – le “most affected people and areas”, ovvero tutte quelle popolazioni e aree geografiche maggiormente colpite dalle conseguenze della crisi climatica – e si adoperino immediatamente per risarcire le perdite e i danni che queste comunità hanno dovuto subire.

Non si tratta di carità, specifica il comunicato sul sito global di FFF, ma di giustizia trasformativa. Le “climate reparations” – ovvero le compensazioni economiche che i Paesi dell’Occidente capitalista dovrebbero pagare per le responsabilità nella crisi climatica – non dovrebbero essere sotto forma di prestiti, ma di una ridistribuzione di ricchezza, tecnologia, informazioni, lavoro di cura e potere politico.

I leader globali dovrebbero quindi dare seguito «alle richieste delle comunità indigene, nere, antipatriarcali e diverse emarginate di riavere le loro terre, dando risorse alle comunità più colpite dalla crisi climatica per l’adattamento, la perdita e danni».

E se la giustizia ambientale e la tutela del Pianeta e delle sue comunità più vulnerabili sono l’obiettivo dello sciopero, il comunicato specifica chiaramente che chi scende in piazza non ha alcuna intenzione di fare giardinaggio, per parafrasare una nota citazione di Chico Mendes. «La lotta per il clima è lotta di classe», ribadisce FFF: «per anni la classe dirigente, principalmente attraverso le corporazioni e i governi del nord globale dominati da uomini cis-maschi ricchi, bianchi ed eterosessuali, hanno esercitato il loro potere, conquistato attraverso il colonialismo, il capitalismo, il patriarcato, la supremazia bianca e lo sfruttamento, per distruggere la terra e i suoi occupanti senza rimorsi».

È il momento di dire basta e riportare il potere alle persone a cui è stato rubato. Come? Rimettendo al primo posto le persone e non i profitti. I profitti dell’1% della società capitalista in nome dei quali il benessere di intere popolazioni ed ecosistemi è stato spazzato via, sacrificato sull’altare dello “sviluppo” e della “eterna crescita economica”.

Nell’Italia che si prepara al voto, prevedibilmente lo sciopero per il clima sarà legato alle elezioni che si svolgeranno dopo soli due giorni. Molti dei manifestanti non possono nemmeno votare, spiega il sito italiano del movimento, ma saranno in piazza per rimettere al centro il dibattito sulla crisi climatica, ancora troppo ai margini del discorso politico.

«Dopo quattro anni di scioperi, le persone si stanno svegliando, ma i responsabili politici sono ancora fermi», afferma Alice Quattrocchi di Catania «Abbiamo organizzato marce e incontrato politici, ci siamo impegnati tutti i giorni per avere un impatto, oltre che per informare le persone di cosa succederà nei prossimi decenni. Oggi abbiamo davanti nuove elezioni, ma la crisi climatica è ancora assente dal dibattito. Più noi parliamo di clima, più i principali partiti sembrano fare a gara per prenderci in giro con belle parole a favore dell’ambiente, senza nessun piano completo, ma anzi chiedendo nuovi rigassificatori o altre misure che accelerano la catastrofe climatica».

In vista delle elezioni politiche, Fridays For Future Italia ha stilato “L’Agenda climatica”, un insieme di 5 proposte – e 10 richieste – che «dovrebbero essere incluse in ogni programma e considerate da ogni candidato per affrontare l’emergenza climatica». Come abbiamo visto analizzando le proposte dei programmi elettorali a tema ambiente, però, sono ben lontane da essere state accolte all’unanimità.

Energia, trasporti, lavoro, edilizia e povertà energetica e acqua sono i 5 grandi temi che FFF Italia chiede a candidati e candidate di mettere al centro per affrontare la crisi climatica, nella consapevolezza che ci sarebbero moltissimi altri ambiti, interconnessi tra loro, che dovrebbero essere affrontati. La consapevolezza, però, è anche che «non ci si può nascondere dietro alla complessità, usandola come scusa per rimandare l’implementazione delle misure necessarie». Queste sono le prime azioni che i nuovi rappresentanti eletti dopo il 25 settembre dovrebbero portare avanti per provare a invertire la rotta sbagliata sulla quale continuiamo a muoverci.

Chi chiede di adottare l’agenda climatica di FFF è la Flc Cgil, che per il 23 ha indetto lo sciopero di tutto il comparto scuola. Una scelta importantissima, secondo Luca Sardo, che ha detto al Manifesto «Queste piazze devono diventare intergenerazionali e costruire connessioni con il mondo del lavoro. Il nostro obiettivo è una transizione ecologica rapida ma equa, che non ricada sulle spalle di chi già vive difficoltà sociali ed economiche».

Se il voto è importante, infatti, secondo FFF Italia non è sufficiente: «serve alzare la voce e battersi per il cambiamento». Per questo, l’appuntamento è nelle piazze e per le strade – sul sito è disponibile la mappa per trovare lo sciopero più vicino – ricordando che anche chi non può farlo di persona può essere parte del Global Strike, con azioni di comunicazione, diffusione e informazione.

Intanto, in vista della manifestazione si alza la tensione, non solo in una Roma già blindata per i comizi di chiusura della campagna elettorale, in cui il corteo sfilerà tra le strade che si preparano ad accogliere in un unico pomeriggio sostenitori ed elettori di Pd, Alleanza Verdi Sinistra, Italia Sovrana e popolare, M5S e Azione e Italia Viva. A Voghera, 3 studentesse di 17 anni sono state denunciate per aver esposto fuori dalla scuola striscioni con messaggi ecologisti, «un gesto diverso dal classico volantinaggio per lanciare lo sciopero climatico del 23 settembre», come ha spiegato Anna, una delle partecipanti.

4 cartelli, 2 manifestanti e 3 sostenitori: tanto è bastato perché, dopo un’identificazione da parte della Polizia, intervenissero anche la Digos e la Questura. Il reato contestato? Manifestazione non autorizzata. Le ragazze rischiano fino a 6 mesi e 403 euro d’ammenda, ma appare improbabile che alla denuncia segua un processo. In ogni caso, il segnale è chiarissimo.

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