Diritti

L’insostenibilità della ‘ndrangheta

La società civile scenderà in piazza il 5 luglio per “Mai più stragi”, la manifestazione di supporto al magistrato Nicola Gratteri. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Linarello, presidente di GOEL – Gruppo Cooperativo
Il flashmob "Mai più stragi", il 23 maggio a Roma, a sostegno del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri
Il flashmob "Mai più stragi", il 23 maggio a Roma, a sostegno del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri Credit: Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Press Wire
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 6 min lettura
17 giugno 2022 Aggiornato alle 17:00

«A trent’anni dalle stragi non può più esistere un isolamento delle istituzioni che lavorano contro la mafia come successe a Falcone e Borsellino». Vincenzo Linarello, presidente di GOEL - Gruppo cooperativo, scenderà in piazza il 5 luglio a Milano per mostrare il suo sostegno al procuratore Nicola Gratteri e a tutti i cittadini che rischiano la vita contro le mafie.

E non sarà solo: fino a oggi sono arrivate più di cinquanta adesioni da parte di realtà non solamente calabresi, ma anche lombarde e nazionali. Tra queste ActionAid, Casa Internazionale delle Donne, ACLI, CNCA, Cgil Lombardia, Cisl Lombardia, Uil Nazionale, Legambiente, Libera Milano Contro le Mafie, Slow Food Italia e tanti altri.

L’elenco è in continuo aggiornamento e consultabile sul sito di GOEL, una comunità di persone, imprese e cooperative sociali che dal 2003 opera per il riscatto e il cambiamento della Calabria e si oppone attivamente alla ‘Ndrangheta, dimostrando che l’etica può rappresentare una risposta efficace per tutti.

La manifestazione del 5 luglio, spiega a La Svolta Linarello, ha due scopi: «Primo, provare a scongiurare un’altra tragedia: all’inizio di maggio è stato reso noto un progetto molto serio e pericoloso di attentato da parte della ‘ndrangheta nei confronti di Nicola Gratteri, cosa che ha coinciso con la sua mancata nomina a procuratore nazionale antimafia».

Un gesto che non è passato inosservato all’organizzazione mafiosa: «Per come la conosciamo noi, per come sappiamo che ragiona, l’avrà quasi certamente interpretato come un segnale forte di delegittimazione nei confronti di questo magistrato che non solo è in prima linea, ma è un campione assoluto di condanne, di confische di cocaina, di secoli di carcere inflitti ai mafiosi in Calabria».

In precedenza anche la proposta di Gratteri a ministro della Giustizia, «che poi sarebbe stata revocata con il veto posto dal Presidente della Repubblica (all’epoca Giorgio Napolitano, ndr), aveva già in parte delegittimato la sua figura, così come il mancato accoglimento delle sue critiche alla riforma della Giustizia». Segnali di distanza pericolosi per chi, la mafia, la combatte tutti i giorni.

Ma la manifestazione vuole mandare un messaggio chiaro alla ‘ndrangheta, non alla politica: «Indipendentemente da tutte queste vicende, le persone che hanno a cuore la legalità e la lotta alla mafia sono con Nicola Gratteri. Se questo progetto di morte venisse portato avanti, la società civile insorgerebbe così com’è accaduto dopo l’omicidio di Falcone e Borsellino».

Linarello racconta della Primavera di Palermo, quando tra la seconda metà degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 la società civile costrinse lo Stato a una reazione forte, sia normativa che “repressiva” nei confronti di Cosa Nostra: «Non lasceremmo correre niente».

L’altro grande obiettivo è porre il problema della ‘ndrangheta in Italia, portando la manifestazione su un piano nazionale. Tra pandemia, guerra, crisi economiche e sociali, è un tema passato in secondo piano, ma esiste e si nutre di queste situazioni. «La ‘ndrangheta è un pericolo gravissimo per la democrazia del Paese: è una forza eversiva, non solo criminale, nei confronti dello Stato».

Ed è per questo che è stata scelta Milano, la Lombardia in generale, per “Mai più stragi”: «Probabilmente è il posto più infiltrato dalla ‘ndrangheta dopo la Calabria. Abbiamo il sospetto che in questo momento stia approfittando della crisi pandemica per acquisire piccole imprese in difficoltà», spiega Linarello.

Il loro metodo è cambiato: «Siamo di fronte a una ‘ndrangheta che sa reinvestire gli immensi capitali provenienti dal traffico di cocaina, che non entra solo nel business classici locali, che sta prendendo in considerazione una diversificazione degli investimenti, chiamiamola così, a 360°».

E c’è anche un nesso con la sostenibilità, perché agli ‘ndranghetisti «non importa niente di nessun territorio, né della Calabria, né di qualsiasi altro luogo in cui si insediano, neppure se ci vivono i loro figli. Se devono inquinare, se devono prestarsi a traffici di scorie, non si fanno alcun problema».

Linarello li definisce una «estremizzazione del capitalismo selvaggio senza scrupoli che non rispetta le regole e ha come unico criterio il profitto senza limiti». E l’approccio tradizionale dell’antimafia civica, quello della delegittimazione morale, secondo lui non è efficace.

«Dobbiamo puntare su una strategia a doppio binario: una comunicazione pubblica ben mirata a sfatare i falsi miti che la ‘ndrangheta diffonde sul territorio e, in parallelo, la dimostrazione che l’etica non sia solo giusta, ma anche efficace. Perché la ‘ndrangheta è fallimentare, con il 90% delle sue risorse in mano al 5% degli affiliati».

E come si fa? GOEL, nel corso degli anni, ha subito diversi attacchi, come minacce e gravi danni ai beni della comunità. La svolta decisiva c’è stata il 31 ottobre del 2015, «quando una nostra azienda agricola socia, tra le cinquanta realtà totali, ha ricevuto un bruttissimo attentato: il capannone e tutte le attrezzature sono state incenerite».

Prima hanno reagito con una campagna di comunicazione nazionale, e sono arrivate numerose donazioni. Poi è venuta in mente una risposta provocatoria: una festa. «Quando colpisce, la ‘ndrangheta non vuole fare solo un danno economico, vuole deprimere il popolo e convincerlo che non cambierà mai nulla: è un fenomeno che noi abbiamo chiamato depressione sociale».

Organizzando qualcosa che sia l’esatto opposto, la “Festa della ripartenza”, GOEL ha rimodellato la paura e l’ha resa una forza collettiva: è da cinque anni che il gruppo cooperativo non subisce più danneggiamenti. Ora decide di scendere in piazza per smuovere l’intero Paese, perché è vero che, in queste occasioni in particolare, l’unione fa la forza. Appuntamento il 5 luglio, in Piazza Duca d’Aosta a Milano, alle 19.

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