Futuro

È possibile ammalarsi di cambiamento climatico?

Per rispondere a questa domanda è nato Trigger, progetto di ricerca europeo guidato dall’Università di Bologna, che analizza le connessioni tra clima, salute ed ecosistemi
Drew Dempsey/Unsplah
Drew Dempsey/Unsplah
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16 settembre 2022 Aggiornato alle 21:00

Il clima sta cambiando, portando con sé devastanti effetti sul nostro pianeta. Accendendo la tv in questi mesi, si sono viste scorrere immagini di fiumi in secca, di incendi vastissimi e ghiacciai che stanno scomparendo, mentre si coloravano di rosso o nero i territori bollenti dei Paesi e sugli schermi venivano proiettati numeri spaventosi per segnalare le temperature esageratamente elevate che sono state raggiunte.

Tutti sintomi (forse ormai incurabili) di un pianeta colpito da una malattia che non lascia più scampo: è il cambiamento climatico. È un killer spietato che aveva già lanciato segnali d’allarme in passato, sottovalutati dai più o spesso e volentieri ignorati.

Ma se ora si scoprisse che la malattia del cambiamento climatico incide anche sulla salute dell’uomo?

Non è una visione catastrofica della vita umana e lontana anni luce da noi, questa: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, stima che entro il 2030 i danni causati dal cambiamento climatico a livello globale sulla salute umana possono essere stimati tra 1,7 e 4 miliardi di dollari.

Malattie cardio-vascolari, problemi respiratori, disturbi derivati dall’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti sono solo alcuni dei principali rischi per la nostra salute connessi alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

È per affrontarli che nasce Trigger, un nuovo progetto di ricerca europeo guidato dall’Università di Bologna con il compito di analizzare le connessioni che legano clima, salute ed ecosistemi per offrire un nuovo servizio internazionale di monitoraggio per la protezione della salute a livello globale.

Il progetto, che coinvolge 22 partner in quindici paesi ed è finanziato con oltre 10 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe, «metterà a punto nuovi strumenti utili per rafforzare i meccanismi di sorveglianza e di controllo del rischio - spiega Silvana Di Sabatino, professoressa al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna e coordinatrice di Trigger - Partendo da chiare evidenze scientifiche sulle connessioni tra clima, ambiente e salute, arriveremo a offrire linee guida e informazioni utili per supportare decisioni e azioni efficaci».

La ricerca partirà da una serie di indagini multidisciplinari per individuare e raccogliere conoscenze approfondite sui diversi aspetti connessi al rapporto tra clima e salute. I lavori si concentreranno, in particolare, su aree direttamente colpite dagli impatti del cambiamento climatico, che stanno subendo a esempio un aumento delle ondate di calore, un peggioramento della qualità dell’aria o prolungati periodi di siccità. «Realizzeremo un ampio studio clinico internazionale, basato su un approccio multidimensionale, sfruttando anche i numerosi dati già disponibili», ha concluso Di Sabatino.

Nell’attesa che gli studi di Trigger facciano emergere i primi risultati e, si spera, le prime soluzioni per non ‘’ammalarci di cambiamento climatico’’, non ci resta che impegnarci per annientarlo, o quantomeno indebolirlo. E questa volta sul serio, perché contro di lui non esiste vaccino che tenga né medicina che curi.

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