Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri in Campidoglio.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri in Campidoglio. (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Città

“Daje”: nasce il Comitato a sostegno del termovalorizzatore di Roma

Tra i promotori il presidente di Assoambiente Chicco Testa. Che in questa intervista spiega perché l’impianto sarà fondamentale per la Capitale
di Fabrizio Papitto
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6 maggio 2022 Aggiornato alle 07:00

Il 20 aprile, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha annunciato che entro il 2025 vuole dotare la città di termovalorizzatore per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Ne abbiamo parlato con Chicco Testa, presidente di Assoambiente e tra i promotori del Comitato Termovalorizzatore Roma, nato il 4 maggio per sostenere la realizzazione dell’impianto. A partire dalla scelta del nome: “Daje”.

Il nome fa tornare in mente il “Daje bus” dell’ex sindaco Ignazio Marino. Non porterà male?

Non lo ricordavo, ma è un nome che appartiene alla spontaneità del popolo. I romani sono esasperati, hanno capito che senza impianti è impossibile andare avanti.

Come pensate di coinvolgere i cittadini?

Il primo obiettivo è quello di informare le persone. Per questo ogni giorno pubblichiamo dati, attraverso i canali social del comitato, per spiegare nel dettaglio che cos’è un termovalorizzatore e perché Roma ne ha bisogno. Più avanti organizzeremo anche degli incontri pubblici.

Che accoglienza avete ricevuto?

Questa mattina abbiamo ottenuto l’appoggio di un esponente della destra italiana come Guido Crosetto, che ribadisce la natura apolitica del comitato e smonta una parte delle opposizioni che possiamo trovare in Campidoglio.

Sul tema esiste ancora un certo scetticismo, a partire da quello di Cgil e Movimento 5 Stelle.

I 5 Stelle sostengono che ci siano delle alternative, ma hanno espresso contrarietà a qualsiasi iniziativa, inclusi i biodigestori e l’energia geotermica. Per quanto riguarda la Cgil non capisco perché si sia messa di traverso, mi aspettavo che avrebbe accolto con favore un investimento importante in grado di generare posti di lavoro. Al resto contribuisce la disinformazione, che alimenta le opinioni più qualunquiste.

Legambiente ha parlato della necessità di una politica integrata sui rifiuti che responsabilizzi i cittadini a partire dalla differenziata. Insomma, col termovalorizzatore si è rotto un tabù ma si rischia di creare un totem.

È giusto, per questo il piano elaborato dal Comune prevede anche un aumento della raccolta differenziata e i biodigestori per il riciclaggio della frazione umida. L’esempio è quello della Lombardia, che vanta un tasso di riciclaggio superiore al 60% ma non per questo ha rinunciato al termovalorizzatore. Entrambi i fattori contribuiscono a evitare la discarica.

Come spiega la prudenza di Ignazio Marino, che al posto di nominare il termovalorizzatore ha preferito parlare di «strategia di valorizzazione energetica strutturale»?

Si chiama cerchiobottismo.

Siete ottimisti sul termine del 2025 fissato da Gualtieri?

Il sindaco è fiducioso e lo siamo anche noi. Il mio augurio è che si realizzi un progetto architettonico affinché il termovalorizzatore possa essere anche un bell’oggetto, sul modello di quello sorto a Copenaghen.

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