La mala differenziata di Roma

La mala differenziata di Roma

 

Iltermovalorizzatoredi Roma si farà, con certezza assoluta, entro il 2026. A cosa serve? Beh, “è semplice, trasforma i rifiuti in energia”. A sentir parlare così Gualtieri dellacontestatissima opera, mentre al tempo stesso fa una suonatina alla chitarra con Fiorello nel suo programma,sembra tutto semplicetanto che quasi quasi viene da pensarea cosa serva mai la raccolta differenziata. Che infatti è la domanda che ogni giorno il cittadino romano si pone. Ma facciamo un passo indietro. Roma è fresca di bocciatura, da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energeticadi 2 biodigestori anaerobicie di 2 impianti per la selezione di carta e plastica. In più,la raccolta di carta e plastica sta andando in tilt, perché le quantità lavorabili sono state già da tempo superate. La soluzione dell’Ama? Lasciare la carta ai cassonetti, che tra l’altro con la pioggia marcisce; o far passare più spesso i camion per raccogliere la plastica ma penalizzando però l’altra differenziata, che resta ai cassonetti. La soluzione del comune?Invitare i cittadini a essere sobri negli imballaggi, insomma, comprare dai negozi invece che on line e possibilmente regalare i doni senza pacchetto. Un invito surreale, come se si potesse risolvere una crisi a valle invece che a monte, scaricando il problema e la soluzione del problema sui singoli. Via il porta a porta, ecco i bidoncini che non bastano mai A Roma non esiste solo un modo perfare la differenziatamatante e diverse modalità, sperimentate dalle diverse amministrazioni, legati ai quartieri e alle tipologie di abitazioni (mi limito qui ai residenti, lasciando stare lo spinosissimo capitolo ristoranti ed esercizi commerciali). Ci sono i cassonetti grandi, una soluzione sinceramente indegna di una città civile specie quando si tratta della frazione umida, visto che un conto è un cassonetto grande pieno di carta un conto uno pieno di cibo sotto il sole torrido o la pioggia. Poi c’èil porta a porta: un mezzo flop, tanto che dove è stato inserito spesso si è tornati indietro. Per l’Ama troppo complicato entrare in ogni palazzo, tirare fuori i bidoni e svuotarli. Nel mio palazzo qualche anno fa era stata introdotta, poi ci dissero che gli addetti Ama non potevano fare i pochi gradini per raggiungere i cassonetti perchénon erano assicuratie l’Ama lasciò così, senza fare neanche l’ultima raccolta: dovemmo lavare noi tutto perché l’immondizia stava marcendo e la puzza ci stava uccidendo. Altra modalità: la raccolta differenziata conun piccolo secchio di fronte al cancello.Funziona però solo nei quartieri con le villette, come a Casal Palocco, ma a Roma-Roma non ce n’è praticamente traccia. Infine, il comune ha sperimentato una terza via: quella dipiccoli bidoncini messi in un’area controllata dell’Ama, che in teoria vengono messi la mattina e tolti la sera. Nel mio caso, a esempio, questa è la modalità scelta dopo il fallimento del porta a porta. Ora, il punto è chei bidoncini si riempiono subitoe, anche se a volta vengono svuotati a metà giornata, le postazioni nel mio quartiere sono così poche, e i cassonetti sono stati tolti ovunque, che già dopo due o ore sono stracolmi e ovviamente le persone lasciano tutto accanto, per strada. Cittadini scoraggiati. E alla fine differenziano male Ad aggravare il tutto, oltre aituristi che non vengono informatidell’esistenza di queste piazzole e lasciano i rifiuti in strada, e appunto ai ristoranti che spesso le usano quando i ritiri non funzionano, questo servizio è assente la domenica. Una scelta incomprensibile e assurda, visto che dal sabato sera alla domenica mattina è impossibile lasciare un rifiuto. Ma veniamo al problema di cui nessuno parla. E cioè non tanto che a Romala differenziata invece di crescere indietreggia, ma che a Roma la raccolta differenziata è mezza fasulla, perchéla gente differenzia poco e male.Basta guardare i cassonetti o i bidoncini per capire che il caos tra materiali è totale. D’altrondesono del tutto assenti i controlli.Per i grandi cassonetti, figuriamoci, si potrebbe anche buttare animale morto nel cassone della carta nessuno se ne accorgerebbe. Per i bidoncini, pure, perché l’Ama c’è pochissimo, compare una volta al giorno e certo non si mette a controllare come forse dovrebbe, perché tanto, molto semplice,nessuno controlla se quelli dell’Ama controllano. L’effetto devastante l’ho visto su di me: lentamente, piano piano, comincio a dire “va beh questo pezzo di carta è sporco lo butto comunque nella carta”, oppure “sì lo scontrino sarebbe indifferenziato lo butto nella carta” e così via. La mia motivazione verso fare una differenziata fatta bene scema anno dopo anno, e così vale per tutti. Perché tanto, se la fai o non la fai, non cambia nulla.Siamo demotivati.Fare sacchetti differenziati in modo preciso e poi arrivare alla piazzola ed essere costretti a lasciarli fuori perché magari il bidoncino è pieno di altro crea rabbia e scetticismo. Si crea un circolo vizioso negativo e sempre più complicato da spezzare. D’altronde, la domanda che tutti si fanno è dove poi finiscano i sacchetti e come fanno a riciclare i materiali se questi ultimi sono malamente mischiati. Una risposta in merito, caro sindaco e cara assessora Alfonsi, sarebbe davvero gradita. Viva i cassonetti smart. Ancora senza chip Pochi giorni fa sono stati pomposamente inaugurati proprio dal sindaco i nuovi cassonetti a Viale Libia, nel quartiere africano, ancora però non dotati di chip. È stata una inaugurazione abbastanza tragicomica,come si possono inaugurare cassonetti col chip senza chip?È ovvio che questa sarebbe la soluzione giusta, ovverocassonetti chiusi e apribili solo dai residentie controlli con multe salate. Ormai ci sono in tutta Italia. È tanto difficile? Da quanti anni l’Ama – che tra pochi giorni incasserà una Tari stratosferica da noi cittadini, tra le più alte d’Italia – avrebbe dovuto pensarci? Aspettando icassonetti smart,Roma muore, oltre che di traffico e polveri sottili, anche di rifiutie di rifiuti differenziati male. D’altronde, come mi ha detto un dipendente Ama quando giorni gli facevo notare proprio questo, ovvero che nei bidoncini c’era di tutto e non differenziato: “Signora ma di che si stupisce? Le chiamano isole ecologiche. Ma queste sono mini discariche”. Ecco, appunto.