Nausea e vomito in gravidanza: ecco la causa
Più didue terzi delle donne in gravidanza soffrono di nausea e vomitodurante i primi 3 mesi: come evidenziano gli esperti, si tratta dellaprincipale causa di ricovero ospedalieronelle prime fasi della gestazione. Circa il 2% delle donne viene ricoverato in ospedale per “iperemesi gravidica”, condizione che puòcondurre a malnutrizione, perdita di peso e disidratazione. Oltre a questo, in casi rari può accentuare il rischio di parto pretermine,pre-eclampsiae coaguli di sangue, mettendo in pericolo la vita della madre e del feto. Questi sintomi sono statispesso associati a fattori psicologici, senza tenere in considerazione le eventuali problematiche biologiche. Ma la scienza sta facendo passi avanti e dopo anni di ricercheè stata individuata la causa clinica. A confermarlo è uno studiopubblicatosulla rivistaNature,che mette in luce comela nausea e il vomito durante questo periodo sono causati principalmente da un singolo ormone, chiamato Gdf15.Ricercatori e ricercatrici hanno rilevato che la quantità di ormone circolante nel sangue di una donna durante questo periodo – così come anche l’esposizione a esso prima della gravidanza – determina la gravità dei suoi sintomi. La scoperta potrebbe portare amigliorare il trattamento della nausea, delle conseguenze dell’iperemesie dei casi rari e potenzialmente letali. Una condizione ancora sottovalutata Sono molte le donne incinte che sperimentano questi sintomi. Come Marlena Fejzo, genetista presso la Keck School of Medicine dellaUniversity of Southern Californiae co- autrice dello studio riportato suNature.Come ha raccontato alNew York Times, durante la sua seconda gravidanza non poteva né mangiare né bere senza vomitare. Fejzoha perso rapidamente peso, diventando troppo debole per stare in piedi o camminare.Il suo medico le aveva fatto intendere chestesse esagerando i suoi sintomi per attirare l’attenzione. Dopo essere stata ricoverata in ospedale,ha abortito alla 15a settimana. «Sto lavorando su questo da 20 anni, ma ci sono ancora segnalazioni di donne maltrattate e che muoiono a causa di questo», ha specificato la Dottoressa. Fejzo ha detto di aver chiesto alNational Institutes of Healthdi finanziare uno studio genetico sull’iperemesi, chefu rifiutato. Continuando le sue ricerche, ha convinto la società di test genetici23andMe a includere domande sull’iperemesi nei sondaggi condotti su decine di migliaia di clienti. Nel 2018, quindi, ha pubblicato unarticoloin cui mostrava che chi soffriva di questa patologia tendenzialmente aveva una variante del gene legato a Gdf15. Come riporta ilNew York Times, secondo la genetista dellaUniversity Of Exeter(non coinvolta nello studio) Rachel Freathy, la scoperta aiuterà adaumentare il riconoscimento legato alla sofferenza in gravidanza:«Molte persone credono che le donne dovrebbero essere in grado di affrontare il disagio». Ma con questa spiegazione biologica «si diffonderà la convinzione che si tratti di una condizione reale e non presente soltanto nella loro mente». Il collegamento tra iperemesi e Gdf15 Gdf15 è un ormone che viene rilasciato da molti tessuti in risposta allostress, come un’infezione, e i suoi recettori sono raggruppati in una parte del cervello responsabile della sensazione di malessere. Fejzo e le collaboratrici e i collaboratori dellaUniversity of Cambridgelo hanno rilevato e misurato nel sangue delle donne incinte e hanno analizzato i fattori di rischio genetici, scoprendo chequelle che soffrivano di iperemesi avevano livelli di Gdf15 più alti durante la gravidanzarispetto a quelle che non avevano sintomi. Si è scoperto, inoltre, chel’effetto dell’ormone dipende dall’esposizione a esso anche prima dello sviluppo del feto. Per esempio, le donne dello Sri Lanka affette da una rara malattia del sangue – che causa livelli cronicamente elevati di Gdf15 – raramente sperimentano nausea o vomito. Stephen O’Rahilly, un endocrinologo dell’Università di Cambridge che ha guidato la ricerca, ha ipotizzato chel’esposizione prolungata al Gdf15 prima della gestazione potrebbe avere un effetto protettivo, rendendo le pazienti meno sensibili al forte aumento della concentrazione dell’ormone. Trattare i sintomi dell’iperemesi Dare un nome a una condizione clinica è già un passo che aiuta aevitare la minimizzazione dei sintomi che sperimentano le donne in gravidanza,e si sta già studiando per un eventuale trattamento dell’iperemesi. Secondo gli esperti, se gli studi clinici dovessero trovare farmaci sicuri da prendere in gravidanza chi soffre di iperemesi potrebbeassumere medicinali per bloccare gli effetti dell’ormone(al momento testati insperimentazionisu persone affette da cancro con perdita di appetito e vomito causati anche da Gdf15). Potrebbe anche essere possibileprevenire la condizione, esponendo le donne a rischio a basse dosi dell’ormone prima di rimanere incinte: un farmaco per il diabete, la metformina, a esempio, aumenta i livelli di Gdf15 ed è già prescritto per favorire la fertilità in alcuni pazienti.