Transizione energetica: i giacimenti di gas e petrolio aumentano

Sono passati già 4 mesi da quando i 198 Paesi dellaCop28di Dubai hanno posto la propria firma alGlobal Stocktake, un impegno condiviso all’unanimità perridurre gradualmente i combustibili fossilifino aeliminarnedel tuttol’utilizzo entro il 2050, triplicando contestualmente la capacità di energia rinnovabile entro i prossimi 6 anni. Obiettivi del tutto in linea con quanto richiesto dall’Accordo di Parigi, che chiede ai firmatari lo sforzo massimo per raggiungere lezero emissioni entro il 2050, ma che rischia di essere compromesso dall’incessante ricorso alle fonti di energia più inquinanti. In base a quanto riportato dalGlobal Energy Monitor, organizzazione non governativa statunitense che studia e analizza le infrastrutture e gli utilizzi di energia nel mondo, parecchi produttori di petrolio e gas stanno andando nelladirezioneopposta, dando il via libera allo «sfruttamento dell’equivalente di tutte le riserve di greggio accertate in Europa» con l’intento di quadruplicarne l’importo entro la fine del decennio. Sono già venti i giacimenti di petrolio e gas vicini all’autorizzazione definitiva, equiparabili all’estrazione di ben8 miliardi di barili di petrolio, pronti a salire fino a 31,2 entro il 2030 grazie all’apertura di64 nuovi giacimenti. Nel mirino delle esplorazioni ci sono paesi comeSud America e Africa, così come zone insospettabili qualiCipro, Guyana, Namibia e Zimbabwe, pari a circa il37% del totale dei volumiche i produttori sperano di sfruttare. In totale, negli ultimi due anni ben50 nuovi progetti Oil&Gassono stati presentati ufficialmente pari a 20,3 miliardi di barili, nonostante l’Agenzia internazionale dell’energia(Iea) avesse ribadito in un ultimatum del 2021 lapericolosità di nuovi giacimentiper la stabilità climatica del pianeta. Contrariamente a quanto promesso dai Paesi, dunque, laproduzione di combustibili fossili non accennerà a diminuire. Così come non si ferma la corsa alcarbone, le cui emissioni provenienti dalla combustione rappresentano il44% del totale mondialeinnalzandolo a causa trainante dell’innalzamento della temperatura globale. Non a caso l’India, terzo emettitore mondiale di gas a effetto serra (con emissioni di CO2 pari a3,5 miliardi di tonnellate) continua a utilizzarlo per la produzione del70% della propria energia elettrica, mentre inCinala Repubblica popolare ha approvato i permessi rivolti a 82 siti per la produzione di carbone con una capacità di106 gigawatt, quattro volte più grande di quella approvata nel 2021. Una spinta dettata dall’esigenza di proteggere il fabbisogno energetico dei miliardi di abitanti contro le possibilichiusure dei rubinetti russiprovocate dalla guerra in Ucraina, ma con tremende conseguenze sullo stato della transizione energetica, il cui avanzamentonon riesce a tenere il passodelle fonti più inquinanti. Secondola roadmap per l’azzeramento delle emissioninette di CO2 predisposto dalla Iea per raggiungere tutti gli obiettivi climatici ilconsumo di petrolio e gas dovrebbe scendere del 23% e 18%entro la fine del decennio, per poi crollare dioltre il 75% nel 2050. Secondo l’Agenzia, il piano per contenere a 1,5 gradi l’aumento delle temperature globali richiederebbe investimenti per4500 miliardi di dollari l’anno. Molti più degli utili accumulati dalle principali compagnie Oil&Gas del mondo (Bp,Shell,Chevron,ExxonMobileTotalEnergies)nell’ultimo biennio, pari aoltre 281 miliardi di euro -come emerge da un’indagine dell’OngGlobal Witness-pagando agli azionistidividendi per 111 miliardinel solo 2023, decisamente di più rispetto ai 104 miliardi distribuiti l’anno precedente. Che il mondo fosse fuori rotta per il raggiungimento corretto di tutti gli ambiziosi obiettivi stabiliti a livello internazionalenon è certo una novità, ma il fatto che il ricorso alle fonti fossili non faccia altro che aumentare dimostra ancora una volta l’inefficacia delle attuali politiche green poste dagli Stati più influenti perdirottare gli investimenti verso progetti più sostenibilie meno impattanti, mettendo a serio rischio il percorso verso la transizione.