Claudia Goldin, grazie. Da parte di tutte noi
Claudia Goldinè stata la prima donna a ottenere la cattedra di Economia all’Università diHarvard. Prima ancora, ha preso il dottorato all’Università di Chicago, uno dei luoghi notoriamente più muscolari e testosteronici per chiunque voglia studiare economia. Ma in quei luoghi, lei ha iniziato a sviluppare la suaricerca sulle donne e sulla loro presenza all’interno del mercato del lavoro,cercando di rispondere ad alcune domande ricorrenti e fondamentali: perché le donne vengonopagate di meno?Perché fannomeno carriera?Cosa impatta sulle loro scelte (o quelle che ci vengono presentate così)? A Chicago, peraltro, prende il dottorato avendo come relatore Gary Becker (sì, Premio Nobel anche lui, ma nel 1992). Per i non addetti ai lavori, Becker era quello che scriveva che la divisione sessuale del lavoro in famiglia (alle donne il lavoro di cura non retribuito, agli uomini quello retribuito, sul mercato del lavoro) era una conseguenza delle differenze intrinseche tra i sessi. E sosteneva che, di conseguenza, fosseeconomicamente razionale allocare il tempo di uomini e donne in base a queste naturali inclinazioni:le donne nel settore dellafamigliae gli uomini in quello del mercato del lavoro. Chissà come si sarà sentita sola, per quei corridoi… Questo premio clamoroso che le è stato attribuito non è solo ungiusto riconoscimento alla sua carriera, ma ha un valore per tutte noi. Perché l’Accademia Reale Svedese delle Scienze le ha attribuito il premio “per gli studi sullacomprensione delle questioni legate alle donne nel mercato del lavoro”.Non definendosi maifemminista, Goldin ha tuttavia passato la vita indagando le motivazioni alla base dellediscriminazioni di generesul mercato del lavoro, toccano temi anche molto delicati, come l’impatto dellapillolacontraccettiva sulla vita lavorativa delle donne. Ha evidenziato, dati alla mano, quanto il nodo dellamaternitàmodifichi la traiettoria della carriera delle donne e come alla base delle discriminazioni si trovi quasi sempre la mancata condivisione del carico di cura, soprattutto dei figli, adottando una prospettiva che non si può che condividere: dal sistema perdono sia gli uomini che le donne. Uno dei contributi fondamentali diGoldinè legato proprio alle due sfere delladisuguaglianza:la carriera e la famiglia. I bambini richiedono tempo e anche le carriere. Se le donne spendono più tempo occupandosi dei bambini, ne hanno di meno per coltivare le loro carriere. Lavorano meno ore, accettano lavori meno impegnativi e guadagnano di meno. E, dall’altro lato, agli uomini rimane di fatto preclusa la possibilità di spendere tempo con la propria famiglia. IlPremio Nobel, si diceva, è un giusto riconoscimento alla sua carriera. Ma rappresenta per tutte le donne un’occasione preziosissimaperché il loro lavoro, sia in casa non retribuito che fuori sul mercato del lavoro, sia messo sempre più al centro e diventi sempre più visibile. SecondoOxfam, le donne e le ragazze si fanno carico globalmente di12,5 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito ogni giorno. Nei Paesi più poveri, le donne che vivono nelle aree rurali spendono fino a14 ore al giornoproprio fornendo lavoro di cura non retribuito. Ancora, a livello mondiale il 42% delle donne non può cercare un lavoro perché è responsabile di tutte leattività di caregiving,contro un misero 6% degli uomini. QuestoPremio Nobelnon è una vittoria del movimento femminista, questo è certo. Ma sta di fatto cheClaudia Goldin è la terza donna ad aver mai ricevuto il Premio Nobel per l’Economia.Prima di lei, Esther Duflo nel 2019, insieme al marito Abhijit Banerjee e al collega Michael Kremer; ancora prima, Elinor Ostrom nel 2009. Ma è laprima donna economista ad aver vinto un Nobel grazie alle sua analisi sugli ostacoli che le donne incontrano sul mercato del lavoro. E ci piace pensare che questo sia un buon segno per tutte noi.