Outing significarivelare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona senza il suo consenso. Abbiamo già visto come e perché sia una cosa completamente diversa rispetto al coming out – nonostante anche la stampa italiana continui a usare i termini come sinonimi – e come sia uno svelamento violento di qualcosa che una persona desidera tenere nascosta. L’outing, però, secondo alcune teorie non sarebbe solo un atto violento di vendetta o una negligente leggerezza, ma un vero e propriostrumento di lotta politica. Questa idea si è sviluppata ancora prima che il termine prendesse piede: nel 1982, il giornalista Taylor Branch, definì questa praticaoutage, prevedendo che sarebbe diventato un atto politico. Il primo a utilizzare la parola outing fu William A. Henry, che nel 1990 la utilizzo in un articolo pubblicato suTimedal titoloForcing Gays Out of the Closet, in cui scriveva: “Frustrati dalla lentezza con cui vengono approvate leggi a tutela dei diritti civili degli omosessuali e dall’indifferenza del governo rispetto all’epidemia di Aids, sempre più attivisti rivendicano il diritto morale a costringere le persone a dichiarare la propria omosessualità, sia per forzarli ad aiutare il movimento, sia per neutralizzarli quali oppositori. Gli obiettivi principali sono le personalità pubbliche e i leader religiosi che potrebbero avere una vita privata omosessuale ma che pubblicamente sostengono misure contro i gay”. L’outing non avrebbe dovuto essere praticato indistintamente, ma verso quelle persone che mantenevano una doppia vita e un doppio standard stigmatizzando gli omosessuali e l’omosessualità in pubblico ma praticandola nel privato. A praticare l’outing come atto politico fu anche l’attivista, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Newyorkese Michelangelo Signorile, figura storica dell’attivismo radicale e presidente diAct Upnegli anni ’80 e ’90.