Pina Picierno: “Capiamo come fermare i femminicidi”. Insieme

Unappello rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Melonia circa una settimana dai femminicidi diGiulia Tramontanoe diPierpaola Romano. Niente più pacchetti di misure repressive, ma “ci convochi tutte: associazioni, attiviste, intellettuali, politiche, giornaliste,per ragionare su come fermare i femminicidi”. La richiesta arriva daPina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, cheè intervenutasulle pagine del quotidiano torineseLa Stampacon una lettera indirizzata alla premier a pochi giorni dall’omicidio della 46° e 47° vittima femminile del 2023. “Cara presidente Meloni,per le donne è sempre il giorno dopo: il giorno dopo una violenza, il giorno dopo un femminicidio, il giorno dopo una molestia, il giorno dopo un grido di aiuto che viene sminuito. È stato così anche per Paola Romano, Giulia Tramontano e per Thiago, la nascente vita che portava in grembo”. Le 2 donne, di 58 e 29 anni, sono state uccise a Roma e Senago (Milano)la settimana scorsa, a pochi giorni l’una dall’altra: la morte di Tramontano, incinta di 7 mesi, risale alla sera di sabato 27 maggio, quando, secondo gli inquirenti, il suo compagno Alessandro Impagnatiello l’avrebbe uccisa nella casa in cui vivevano insieme. Romano, agente di Polizia in servizio alla Camera dei Deputati come Ispettrice Superiore, è morta nella mattinata di giovedì 1 giugno per mano di un collega, Massimiliano Carpineti, che le ha sparato nell’androne di casa e poi si è suicidato. Secondo il progettoFemminicidioItalia.info, che dal 2019 si dedica alla raccolta di dati e notizie riguardo casi recenti e passati di femminicidio in Italia, si tratta del 16° e del 17° femminicidio dell’anno. L’ultimo reportsettimanale del Viminale sugli omicidi volontari e i reati riconducibili alla violenza di genere mostra chedal 1° gennaio al 28 maggio 2023 sono stati registrati 129 omicidi, con 45 vittime donne, di cui 37 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 22 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Continua Picierno: “Il nostro impianto normativo è all’avanguardia, gli strumenti repressivi e giudiziari ci sono, maciò che manca in questa battaglia è un impegno senza quartiere all’idea che uccidere una donna, usarle violenza fisica o psicologica,possa essere socialmente accettato. Lo ascoltiamo con sgomento nel dibattito pubblico e mediatico: l’assassino viene sempre descritto con inusitata pietà; lo si vede sui social dove si arriva a giustificare l’idea che un uomo possa usare violenza come metodo di reazione a comportamenti o atteggiamenti della donna, si rivendica insomma l’idea che il patriarcato debba essere ancora il termometro regolatore delle nostre società”. Secondo l’associazioneD.i.Re(Donne in Rete contro la violenza) “le risposte dello Stato in materia di raccolta di dati amministrativi rappresentano azioni estemporanee – quali a esempio la raccolta di dati per verificare l’applicazione del cosiddetto “Codice Rosso”, quella sulle richieste di aiuto al numero 1522 e sul monitoraggio dell’impatto del Covid-19 sulla violenza domestica – poiché non si basano su una prospettiva di continuità e pianificazione a lungo termine”. Nella sua lettera, Pina Picierno propone a Meloni di lavorare insieme “per un comune obiettivo:reagire alla violenza, fermare questa mattanza, sostenere le donne eabbassare fino a quota zero la soglia di tolleranza di comportamenti maschili violenti. Non è mai servito e ahimè non servirà nemmeno questa volta il decreto del giorno dopo,l’ennesimo pacchetto di misure repressive, offerto come consolazione in memoria e nel nome delle ultime vittime”. Per questo, chiede Picierno, “convochi associazioni, opposizioni, sindacati, rappresentanze sociali, religiose, volontarie, giornaliste, intellettuali, ci metta tutte in una sala, ascoltiamoci e scriviamo insieme un patto per le donne e contro la violenza di genere,decidiamo insieme cosa è necessario fare, come sperimentare nuove strade che vadano oltre le divisioni per un cammino serrato, impegnativo e comune”. Picierno crede che sia necessario “un passo diverso, un approccio diverso rispetto a quello che si è sempre adottato.[…] Facciamolo noi: donne con l’esperienza delle nostre solitudini, del nostro dolore, del nostro essere figlie, madri e cittadine perché oltre a sfondare il soffitto di cristallo abbiamo il dovere di fermare questa strage in Italia e nel resto del mondo. Facciamolo insieme, facciamolo subito”.