El Niño: dobbiamo farci trovare pronti

El Niño: dobbiamo farci trovare pronti

 

Mentre in Italia piangiamo le ultime vittime legate alleintense alluvioni in Romagna, mentre in Spagna pregano per un po’ d’acqua vista la siccità estrema in corso e le temperature elevate, e mentre in diverse città dell’Asia e del Medio Oriente già ora si stanno sperimentando ondate di calore bollenti,dall’Onuarriva la conferma cheEl Niño sta per tornare.Si tratta di unfenomeno climatico naturale legato al riscaldamento del Pacifico tropicale centrale e orientalee tende a portare – in varie aree del mondo -corrente calda e temperature più elevate. Negli ultimi due tre anni abbiamo sperimentato il suo opposto,La Niña(raffreddamento della stessa area del Pacifico tropicale centrale e orientale), che può veicolare condizioni più fredde, mentre El Niño si ripete con intervalli che vanno da due a sette anni e dura tra i nove e i dodici mesi. Il problema è che quando inizia (attualmente ci sono segnali che potrebbe formarsi presto),se combinato agli effetti già devastanti della crisi climatica che abbiamo iniziato a conoscere,potrebbeincidere sulla vita di milioni di personefacendo alzare di fatto la colonnina di mercurio, favorendo situazioni secche eincendie contribuendo anche a rendere invivibili città già duramente provate dallo smog. Di recente l’Organizzazione meteorologica mondialedelle Nazioni Unite, ha spiegato cheil mondo deve prepararsi al ritorno di El Niñoche farà probabilmente aumentare le temperature a livelli record. Attualmente le possibilità che si crei si stima che raggiungeranno il 60% da maggio a luglio e poi aumenterà al 70% tra giugno e agostoe all’80% tra luglio e settembre. «Lo sviluppo di un El Niño porterà molto probabilmente a un nuovo picco nel riscaldamento globale e aumenterà la possibilità di battere i record di temperatura», ha spiegato Petteri Taalas, capo dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Quando arriva,El Niño non colpisce tutti i luoghi nella stessa maniera. Generalmente porta piogge in varie aree del Sudamerica e nel sud degli Usa, ma anche nel Corno d’Africa (che ne ha bisogno) o nell’Asia centrale. In Australia per esempio tende a portare siccità, così come in Indonesia eanche sull’Europa i suoi effetti possono variare.In maniera pericolosa, d’estate tende ad alimentare uragani nel Pacifico centro-orientale (e ostacolarli sull’Atlantico). In generale, resta comunquemolto impattante a livello di innalzamento delle temperature. Come sappiamo gli ultimi dieci anni sono praticamente tutti fra i più caldi della storia: il2016però fu da record e questo proprio per l’effetto combinato di un Niño molto potente e delsurriscaldamento globaleche abbiamo implementato con le nostre attività. L’ultima volta che si è verificato è stata nel 2018-19. «Il mondo dovrebbe prepararsi allo sviluppo del Nino – continua Taalas – Potrebbe portare sollievo dalla siccità nel Corno d’Africa, ma potrebbe anche scatenare più eventi meteorologici estremi. Questo sottolinea la necessità dell’iniziativa lanciata dall’OnuPrimo allarme per tutti, per istituire in tutti i Paesi del mondosistemi di allarme tempestivi per gli eventi eccezionali». Attualmente gli esperti stimano che l’impatto più potente di El Niñosi farà sentire in maniera evidente nel 2024. “Ci aspettiamo che nei prossimi due anni si verifichi un grave aumento delle temperature globali” tuonano dal Wmo. Quando si farà sentire, sarà necessario essere pronti:sistemi di allerta precoce,sistemi sanitari che possano reggere iricoveri per le ondate di calorecosì come energia necessaria per gli impianti diaria condizionatasaranno prioritari.