Italia: pronta a investire nell’agricoltura rigenerativa

 

Il cambiamento climatico produce effetti distorsivi e fortemente nocivi su numerosi ambiti sociali e soprattutto economici a partire dall’agricoltura, un settore cruciale specialmente in un momento storico dovegli abitanti del mondo superano gli 8 miliardi, e la domanda di cibo si fa sempre più pressante. Attualmente più della metà (52%) delle aree agricole presenti in Europa si presenta come degradato, con una conseguenteperditain termini di produttività pari allo0,43% ogni anno, equivalente a un costo annuo di1,25 miliardi di euro. A minare la fertilità dei campi è la sempre più ridotta presenza dicarbonio organicopresente sotto i suoli. Si tratta di un componente essenziale della materia organica del terreno, in grado di fornire nutrienti alle piante eaiutare a trattenere l’acquae i nutrientiall’interno del suolo in modo da produrreraccolti più abbondanti. Inoltre, una maggiore presenza di carboniorende il suolo più resistente all’erosionee ne incrementa la capacità di ritenzione idrica peraffrontare con meno preoccupazioni i periodi disiccità. Inoltre, il carbonio fornisce unhabitat per i microrganismie altri organismi del suolo, che svolgono un ruolo importante nel ciclo dei nutrienti e nel controllo dei parassiti. Quando il suolo contiene più carbonio, dunque, non solo è più sano e fertile, ma garantisce unamaggiorebiodiversità. La progressiva riduzione di carbonio organico incide negativamente sul benessere delle colture, e quindi di conseguenza anche sulla produzione di cibo e le esportazioni. Motivo per cui l’immagazzinamento di carbonio spicca fra i principali obiettivi dellaPolitica agricola comune (Pac), un insieme di interventi e progetti finanziati dall’Unione europea e dagli Stati membri per sostenere la produzione agricola e l’economia rurale nel periodo2023-2027. Al centro di queste ambiziose politiche europee – orientate a garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali dell’Ue e fornire un sostegno più mirato alle realtà agricole più piccole – si pone l’agricoltura rigenerativa, ossia un approccio nato agli inizi degli anni ’80 che mira a ripristinare la salute del suolo, migliorare la biodiversità e ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura. Si basa infatti su principi e pratiche che imitano i sistemi naturali e che promuovono la circolarità dei nutrienti, come lacopertura del suolo(ocover cropping) con cui il terreno non rimare mai privo di colture e vegetali (anche non destinate alla raccolta) come fogliame o anche cartone, pur di proteggere le comunità microbiche e l’assorbimento idrico del suolo. Così come larotazione delle colture- cioè la variazione continua di coltivazioni nello stesso terreno a seconda delle stagioni – o lacoltura interfilare- che consiste nel piantare due o più colture diverse tra loro nelle stesse file – entrambi in completa opposizione alla monocoltura industriale, specialmente per quanto riguarda il ridotto ricorso a pesticidi e fertilizzanti chimici. All’interno della cornice europea, ogni stato membro deve realizzare un piano individuale dove illustra l’utilizzo dei finanziamenti e gli obiettivi da raggiungere. Nel dicembre 2022, la Commissione ha approvato definitivamente ilPiano Strategico Nazionale dell’Italia sulla Politica agricola comune (Pac)che fino al 2027 metterà a disposizioneoltre 35 miliardi(di cui 26,6 dall’Ue e 8,5 italiani) per fornire sostegni economici alle aziende agricole più giovani, specialmente nei settori più strategici come il grano duro, il latte di bufala o il pomodoro da industria e circa 10 miliardi per potenziare gli interventi a favore del clima, senza minare la competitività delle realtà imprenditoriali. A tal proposito, i fondi serviranno anche a compensare gli agricoltori per gli eventuali costi aggiuntivi derivanti dall’implementazione di pratiche agricole rigenerative finalizzate a una eliminazione graduale di fertilizzanti e pesticidi, meno costosi ma sicuramente più impattanti a livello ambientale. Guardando alle colture italiane, infatti, la situazione non sembra essere meno critica rispetto al resto d’Europa. Stando a un recentereportrealizzato dall’Istituto superiore per la ricerca e lo sviluppo ambientale(Ispra), analizzando la distribuzione nazionale di carbonio organico emerge un rilevante degrado delle aree agricole, specialmente inSicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Puglia. In questo contesto, i finanziamenti della Politica agricola comune intendono incentivare economicamente i produttori e gli agricoltori a ricorrere a pratiche di coltura rigenerativa per incrementare le quantità di carbonio da stoccare all’interno dei suoli e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.