Economia

Così cambierà il nostro modo di viaggiare

L’Italia, insieme a molti altri Paesi europei, ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli russi. Con importanti conseguenze economiche
Sonia Nadales
Sonia Nadales
Tempo di lettura 4 min lettura
27 febbraio 2022 Aggiornato alle 13:00

Prima dell’invasione dell’Ucraina, le uniche preoccupazioni sui viaggi internazionali riguardavano il Covid. Servirà un tampone per partire? Dovrò fare la quarantena quando tornerò a casa? Oggi questi dubbi sono stati spazzati via, sostituiti dai problemi che la guerra sta portando. Anche ai viaggi internazionali.

Se apriamo la mappa di Flightradar24 (sito di tracciamento dei voli in tempo reale) noteremo che nei cieli ucraini non vola più nessuno. Lo spazio aereo del Paese, infatti, è attualmente chiuso, e non è il solo. Anche la Moldavia e parte della Bielorussia hanno deciso di interrompere il passaggio. Il 24 febbraio la giornalista Cecilia Sala doveva prendere un aereo per Kyiv ma, come ha scritto lei stessa su Instagram, il suo volo è stato cancellato.

La prima riflessione che emerge leggendo queste poche righe riguarda la distanza. I voli che prevedevano il passaggio in uno spazio aereo vicino l’Ucraina devono essere reindirizzati. Il 24 febbraio il direttore generale dell’International Air Transport Association ha spiegato alla Cnn che l’organizzazione «sta aiutando a facilitare la condivisione di informazioni con le compagnie aeree», per supportarle mentre riorganizzano i voli attorno alle zone chiuse.

Alcuni cambi di programma sono stati improvvisi. L’agenzia di stampa Reuters ha scritto che FlightRadar24 ha mostrato «un’inversione a U fuori dallo spazio aereo dell’Ucraina nel momento della chiusura», durante la tratta Tel Aviv-Toronto della compagnia El Al. Queste limitazioni sono state attuate in via preventiva, in modo tale che aerei civili non si ritrovino a essere bersaglio di attacchi russi.

La Bbc ha riportato che giovedì il Regno Unito ha vietato l’atterraggio in Gran Bretagna a un aereo della compagnia russa Aeroflot, come parte delle sanzioni introdotte in seguito all’invasione in Ucraina. La Russia ha risposto vietando ai britannici di volare nel proprio spazio aereo e di atterrare nei propri aeroporti. Inoltre, come ha riportato l’Agenzia Federale per i trasporti aerei russa (Rosaviatsiya), «A causa di mosse ostili da parte delle autorità aeronautiche di Lettonia, Lituania, Slovenia ed Estonia», lo spazio aereo russo è stato chiuso ai voli di questi Paesi.

La prima conseguenza di questa decisione è di tipo economico: la Bbc ha riportato che la British Airways offrirà rimborsi ai propri clienti per le cancellazioni dei voli. «Questa è chiaramente una questione al di fuori del nostro controllo» ha spiegato la compagnia aerea.

La seconda conseguenza riguarda la distanza (e i costi). Con il reindirizzamento delle tratte, i voli inevitabilmente subiranno dei ritardi e anche eventuali scali in aeroporti esteri dovranno essere ridefiniti. La compagnia britannica Virgin Atlantic «ha affermato che le rotte di volo sono state modificate per alcuni dei suoi servizi tra Regno Unito, Pakistan e India - ha scritto la Bbc - I tempi di volo su queste rotte saranno prolungati da 15 minuti a un’ora». Più distanza, più tempo, più carburante. Quindi, più costi.

Austria, Germania, Bulgaria, Regno Unito, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Repubblica Ceca ed Estonia, Danimarca, Svezia, Belgio, Irlanda, Finlandia e, da questa mattina, Italia. Sono questi gli stati che a oggi hanno chiuso i propri cieli alla Russia.

Nel nostro Paese la chiusura dello spazio aereo porterà a importanti conseguenze economiche. Secondo Assoturismo Confesercenti, la federazione italiana del turismo, nell’era pre-covid i viaggi russi generavano circa 1,7 milioni di arrivi e 5,8 milioni di presenze. «Una quota considerevole della domanda turistica nel nostro Paese» ha aggiunto la federazione. Se fino a qualche giorno fa, con la riapertura quasi assoluta delle frontiere, aleggiava la speranza di un ritorno economico simile a quello pre-pandemico, ora è tutto svanito.

Come ha sottolineato Assoturismo, la prima grande perdita arriverà a breve, nel periodo della Pasqua ortodossa (24 aprile), una festività che «solitamente genera in Italia 175.000 pernottamenti di turisti russi e quasi 20 milioni di euro di fatturato»

E intanto, ci sono altri viaggi che procedono: quelli dei cittadini dell’Ucraina che tentano di lasciare il Paese.

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