Ambiente

La dieta vegana? Più sana per noi e per l’ambiente

Secondo uno studio pubblicato su Nature Food, l’alimentazione a base vegetale ha un’impronta ecologica inferiore a quella ricca di carne: -75% emissioni di gas serra e minore sfruttamento di suolo e acqua dolce
Credit: Dose Juice
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31 luglio 2023 Aggiornato alle 13:00

Che il sistema alimentare globale abbia un impatto importante sull’ambiente è certezza ormai consolidata. I dati parlano chiaro: si stima che quest’industria sia annualmente responsabile di circa 18Gt di emissioni di gas serra - pari al 34% delle emissioni di gas serra totali – e che il 70% dell’utilizzo mondiale di acqua dolce sia a carico del sistema alimentare (che ne inquina il 78%).

Allo stesso modo, l’industria alimentare è da ritenere responsabile dello sfruttamento di tre quarti di superficie terrestre che, libera dai ghiacci, viene interessata dalle attività antropiche di agricoltura, oltre che dell’enorme perdita di biodiversità scatenata da cambiamenti artificiali nella destinazione d’uso di vaste aree. Un esempio è la deforestazione: migliaia di ettari di foreste ogni anno vengono rasi al suolo per rendere il terreno idoneo all’agricoltura e incrementare, così, l’attività dell’industria alimentare mondiale, a scapito della fauna che vi trova il suo habitat naturale.

E allora, cosa possiamo fare per arrestare questa distruzione ambientale? La risposta arriva direttamente da uno studio pubblicato su Nature Food, secondo cui con un cambiamento nella dieta mondiale – da carnivora a vegana – è possibile aiutare l’ambiente rimanendo entro i limiti delle emissioni di gas serra, dello sfruttamento del suolo e dell’acqua, oltre che abbassando i livelli di inquinamento idrico e di perdita di biodiversità.

Le diete a base vegetale sono, quindi, più sostenibili di quelle ricche di carne.

Per arrivare a questa conclusione, lo studio, dal titolo Vegans, vegetarians, fish-eaters and meat-eaters in the UK show discrepant environmental impacts, ha analizzato le diete reali di circa 55.000 persone (vegani, vegetariani e mangiatori di pesce e/o carne) nel Regno Unito e utilizzato i dati di 38.000 aziende agricole in 119 Paesi per analizzare l’impatto della produzione degli alimenti in modi e luoghi diversi.

Quello che è emerso dalla ricerca è che le diete vegane, oltre a essere più sane, hanno anche un minor impatto ambientale, che corrisponde solo al 30% dell’impatto ambientale dietetico dei consumatori di carne: diete vegane, infatti, producono il 75% in meno di emissioni di gas serra (il dato si attesta sul 25,1%), minor inquinamento idrico (34,3%) e minor sfruttamento del suolo (25,1%) rispetto alle diete ricche di carne. Inoltre, le diete vegane hanno finora aiutato nella riduzione della distruzione della fauna selvatica del 66% e del consumo di acqua del 54%.

Il nocciolo della questione gira per lo più intorno al problema del bestiame, della sua gestione e del suo mantenimento: il nutrimento dei ruminanti, infatti, implica un maggiore sfruttamento del suolo (il che significa maggiore deforestazione e minore carbonio immagazzinato dagli alberi), un maggiore consumo di acqua dolce per l’abbeveraggio e l’irrigazione delle colture, un significativo uso di fertilizzanti per le piantagioni che forniscono nutrimento e un’elevata emissione di metano, un potente gas serra, prodotto direttamente dal loro processo di alimentazione, che nelle diete vegane è inferiore del 93% rispetto alle diete ricche di carne.

Il prof. Peter Scarborough della Oxford University, a capo della ricerca pubblicata su Nature Food, ha dichiarato a The Guardian che «Le nostre scelte alimentari hanno un grande impatto sul Pianeta e ridurre la quantità di carne e latticini nella dieta può fare una grande differenza», più di quanto possano fare riforme, tecnologie sofisticate e tagli agli sprechi alimentari.

Quello che si chiede e si auspica è una svolta verso diete che non necessariamente abbandonino gli alimenti di origine animale e virino verso un’alimentazione totalmente vegana: è stato dimostrato dalla ricerca, infatti, che l’impronta ambientale di chi consuma bassi livelli di carne (circa 50g al giorno) è pressoché simile a quella di vegetariani, vegani e pescetariani.

Non serve, dunque, rinunciare completamente alla carne per fare la differenza e contribuire a salvare il Pianeta: serve consumarla con moderazione e consapevolezza.

Se le scelte alimentari sono strettamente personali, quelle che riguardano il Pianeta sono comuni e riguardano ognuno di noi. Abbiamo tutti il dovere morale di compiere scelte consapevoli e sostenibili per la collettività.

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