Ambiente

Inquinamento: Pianura Padana vs Ue

Ai governatori delle regioni dell’area padana non piacciono le nuove direttive Ue. Ma la scienza ribadisce l’urgenza di agire
Credit: Vladimirs Gorelovs
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28 maggio 2023 Aggiornato alle 15:00

Sull’inquinamento arrivano nuove direttive dall’Unione Europea. Questa volta così stringenti da mandare su tutte le furie i governatori delle regioni della Pianura Padana.

Entro gennaio 2030 gli Stati membri dovranno adeguarsi ai nuovi limiti imposti dalla Commissione Ue, che prevedono soglie più rigorose per gli inquinanti, come per esempio l’abbassamento del valore annuale da 25 a 10 microgrammi per metro cubo del particolato sottile, l’inquinante più sottile.

Ancora, nuove regole per il monitoraggio della qualità dell’aria e un diritto rafforzato all’aria pulita, con la possibilità per i cittadini di chiedere un risarcimento per i danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico.

I governatori delle regioni padane hanno preso posizione contro le direttive della Commissione Europea, ma contro di loro si sono schierati scienziati, medici ed esperti, che in una lettera aperta sostengono a chiare lettere l’urgenza di adottare le nuove misure perché «ogni ulteriore flessibilità e deroga nell’attuazione di misure, anche radicali dove necessario, per la riduzione delle emissioni di inquinanti non fa altro che aggravare i danni per la salute dei cittadini in termini di malattia e morte».

I firmatari proseguono spiegando che ogni rinvio nell’applicazione di criteri più stringenti non fa che «acuire la crisi ambientale, quella climatica e degli eventi estremi che ne derivano e aumentare in modo insostenibile i costi sanitari e i danni conseguenti agli eventi estremi come alluvioni, siccità e frane».

In questo contesto, secondo l’associazione Cittadini per l’aria durante gli incontri a Bruxelles ha prevalso la disinformazione.

Agire è urgente, e a dirlo non è solo la Commissione Ue, ma anche i ricercatori del progetto Prepair, che sottolineano la necessità di adottare stili sostenibili anche nel mondo della mobilità, dell’agricoltura e dell’industria per ridurre non solo l’emissione di inquinanti primari ma anche quelli secondari.

I nuovi obiettivi imposti dall’Ue non sono piaciuti ai governatori di Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia-Romagna, tutte regioni che, insieme a Lazio, Toscana, Liguria e Sicilia sono state condannate dalla Corte Europea di Giustizia per non aver applicato severamente le misure per la riduzione dell’inquinamento dell’aria.

Secondo Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, si tratta di misure irragionevoli, che porterebbero al blocco della Pianura Padana in quanto «bisognerebbe chiudere il 75% delle attività produttive, impedire la circolazione dei tre quarti dei veicoli, chiudere il 75% degli allevamenti e delle attività agricole del territorio».

Voce fuori dal coro quella di Pierfracesco Majorino, capogruppo del PD in Regione Lombardia: «Attilio Fontana fa terrorismo piscologico sulle misure europee perché vuole una scusa per non cambiare radicalmente le sue politiche in materia di qualità dell’aria e inquinamento».

Ma i toni aspri di Fontana non sono gli unici. A dargli manforte anche Roberto Ciambetti e Alberto Cirio, presidenti di Veneto e Piemonte, secondo i quali i nuovi traguardi sarebbero assolutamente irraggiungibili: «La nostra audizione – spiega Ciambetti – ha l’obiettivo di sensibilizzare il Parlamento Ue sulla necessità di tenere in considerazione le peculiarità dei singoli territori nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Direttiva in termini di riduzione degli indici di inquinamento. Sono obiettivi che devono essere concreti e raggiungibili attraverso strumenti realmente utilizzabili e azioni praticabili da parte di tutti i soggetti, a livello europeo, nazionale e locale».

Dello stesso avviso anche l’eurodeputato Forza Italia Massimiliano Salini: «invece di insistere con target insostenibili, per ragioni geografiche e morfologiche, nel bacino padano la Commissione Europea deve abbandonare l’ideologia e rendere più flessibile la road map verso i nuovi obiettivi Ue, prevedendo sostegni concreti alle Regioni. Incomprensibile ostinarsi su nuove soglie di emissioni che, per essere raggiunte, implicherebbero una sostanziale desertificazione industriale, per di più nel cuore della manifattura italiana ed europea».

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