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Riscaldamento: ecco le nuove regole per l’inverno

Un decreto del Presidente della Repubblica - di 30 anni fa - dettava i tempi dei caloriferi. Il ministro Cingolani oggi l’ha aggiornato
Credit: Mikhail Nilov
Tempo di lettura 7 min lettura
7 ottobre 2022 Aggiornato alle 19:20

Nuove regole per la prossima stagione invernale sono state varate, come previsto dal Piano di riduzione dei consumi di gas naturale, e prevedono in primis una ridefinizione dei limiti temporali di esercizio degli impianti termici di climatizzazione alimentati a gas naturale e la riduzione di un grado dei valori massimi delle temperature degli ambienti riscaldati.

Cerchiamo di fare chiarezza e capire da dove vengono fuori questi limiti temporali di esercizio degli impianti termici.

Il D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993 ha introdotto sei zone climatiche sul territorio italiano. La divisione è stata fatta in base al calcolo dei gradi-giorno (GG), che è dato dalla somma, in tutti i giorni dell’anno, della differenza tra la temperatura dell’ambiente interno, fissata per convenzione a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera (𝑇𝑒). L’indicatore è calcolato per ogni comune.

Questo vuol dire che più il valore è elevato, più è rigido il clima in quel territorio.

Inoltre, nel calcolo dei gradi-giorno si tiene conto solo delle differenze positive; quindi, se la temperatura giornaliera esterna (𝑇𝑒) è superiore a 20 °C, il grado-giorno è posto automaticamente a 0°C.

I comuni che rientrano nella zona A sono quelli con il clima più caldo (come a esempio Lampedusa), mentre i comuni nella zona F sono quelli con il clima più freddo (come a esempio Aosta). Qui è possibile scaricare la tabella dei GG dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia.

Sapere la zona climatica del proprio comune permette poi di definire il periodo di accensione degli impianti di riscaldamento ed è proprio su questo valori che agisce il nuovo decreto che riduce di un’ora al giorno il periodo di accensione degli impianti, e accorcia il periodo di funzionamento di 15 giorni, posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio.

Possiamo quindi riassumere i nuovi valori per la prossima stagione:

- nella zona A il periodo di accensione va dall’8 dicembre al 7 marzo con 5 ore giornaliere consentite;

- nella zona B dall’8 dicembre al 23 marzo con 7 ore giornaliere;

- nella zona C dal 22 novembre al 23 marzo con 9 ore giornaliere;

- nella zona D dal’8 novembre al 7 aprile con 11 ore giornaliere;

- nella zona E dal 22 ottobre al 7 aprile con 13 ore giornaliere;

- per la zona F non ci sono variazioni: non sussistono limitazioni.

Il confronto con la Francia

Se in Italia si punta quindi ad avere case più fredde senza intaccare asili e ospedali, in Francia si parla di un vero e proprio Plan de sobriété energétique, annunciato da nove ministri proprio ieri mattina, perché se è vero che la ricerca sulle rinnovabili fa passi da gigante non si può stare fermi ad aspettare.

Il piano non prevede solo di abbassare il consumo di energia a fronte dei rincari prodotti dalla guerra in Ucraina, ma anche di accelerare la transizione energetica: si prevede una riduzione dei consumi del 10%.

«Ciascun francese si dovrà assumere la propria responsabilità», ha dichiarato la prima ministra Élisabeth Borne, annunciando anche che dal 10 ottobre partirà una campagna di comunicazione battezzata “Chaque geste compte”, tradotto letteralmente “ogni gesto conta”.

Verrà posto l’accento su cinque gesti che potranno fare la differenza, come la limitazione del riscaldamento a 19 °C nelle stanze principali e addirittura a 17 °C nelle camere da letto, l’abbassamento della temperatura dello scaldabagno a 55 °C e l’acquisto di termostati programmabili.

Ma i cugini francesi non si fermano qui, verrà intaccata anche la mobilità.

In Francia il 32% dell’energia è rappresentato dalla mobilità, per questo verrà offerto un bonus, che dovrebbe ammontare a circa 100 euro a partire dal 1° gennaio 2023, per tutti i nuovi utenti che si registreranno e utilizzeranno un servizio di “covoiturage”, o detto all’inglese e forse più comune “car-sharing”.

Inoltre, 150 milioni di euro sono stati messi sul piatto degli investimenti per rinnovare e rendere meno energivori gli edifici pubblici dello stato francese: investimenti che riguardano non solo l’isolamento termico sulle facciate, ma anche il rinnovamento con caldaie più efficienti o semplicemente l’uso di lampadine a LED o di termostati intelligenti.

Un altro ministero francese, quello della Funzione Pubblica, ha annunciato la sua mossa per prendere parte a questo piano, prevedendo di aumentare del 15% l’indennità di telelavoro che passerà da 2,50 euro al giorno a 2,88 euro. Inoltre, negli uffici pubblici si prevede di abbassare la temperatura a 19 °C, e se la situazione peggiorerà anche a 18 °C. Sempre negli ambienti statali si abolirà l’obbligo di acqua calda che comunque è considerata essenziale, a esempio, per le docce o la pulizia.

Insomma, oltralpe non scherzano e per concludere, anche se il governo francese, per il momento, non vuole obbligare le aziende a seguire l’esempio statale, verranno invitate ad attuare e seguire un vademecum di 15 misure per combattere gli sprechi, gestire meglio i consumi, sostenere la mobilità sostenibile e ripensare l’organizzazione del lavoro. Questo comprende impegni sulla temperatura degli ambienti, sull’illuminazione notturna, sull’isolamento degli edifici e sull’uso del Wi-Fi.

Le regole per uffici e negozi

Anche in Italia l’Enea, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas del Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), ha redatto un doppio decalogo per gli uffici e i negozi. In collaborazione con Isnova - l’Istituto per la Promozione dell’Innovazione Tecnologica - e Logical Soft, che ha sviluppato il primo software di calcolo per la simulazione energetica dinamica degli edifici insieme con il Politecnico di Milano, il decalogo vuole promuovere la cultura dell’efficienza energetica come previsto da Italia in Classe A attuato appunto da Enea e finanziato dal MiTE.

Per gli uffici, a esempio, si consigli di preferire le scale all’ascensore, di utilizzare lampadine a basso consumo e di installare sistemi di controllo intelligenti. Basti pensare che, durante la sola stagione invernale, abbassare la temperatura a 18°C all’interno di un locale e ridurre di un’ora l’accensione del riscaldamento permette di ridurre i consumi di oltre il 12% l’anno.

Per gli uffici il decalogo suggerisce di spegnere le insegne durante le ore notturne, permettendo quindi di risparmiare oltre 1 tonnellata di CO2 l’anno, oltre che staccare le prese durante le ore di chiusura, utilizzare lampadine a basso consumo, effettuare regolarmente la manutenzione a tutti i dispositivi elettrici e, come per gli uffici, installare sistemi di controllo intelligenti.

Nicolandrea Calabrese, responsabile del Laboratorio Enea di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano, ha spiegato che «fra le mosse più efficaci per tagliare consumi e spese c’è l’installazione di sistemi di controllo intelligente»; questi sistemi «sono utili per garantire una gestione più efficiente dell’illuminazione, permettendone il controllo in combinazione con sensori di presenza e movimento. a esempio, entrando in ufficio possiamo attivare con il tesserino aziendale il sistema di climatizzazione e illuminazione della stanza e disattivarlo all’uscita».

Ma non ci può aiutare solo la tecnologia, la vera differenza, riprendendo le parole della campagna francese, può essere fatta da ciascuno di noi; gli accorgimenti a costo zero, come spegnere gli interruttori degli apparecchi quando non utilizzati, nell’insieme possono portare a un risparmio sulla bolletta sino al 10%. Quindi agisci: spegni l’interruttore e attiva il risparmio.

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