Ambiente

La transizione ecologica? Si fa così

Penalizzare le aziende più inquinanti e realizzare nuovi impianti rinnovabili. Legambiente ha stilato un documento in 100 punti, per il Governo che verrà, con gli interventi da compiere. E da evitare
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22 settembre 2022 Aggiornato alle 17:00

Tutto da cambiare, o quasi, secondo Legambiente, in merito alla famosa quanto poco attuata transizione ecologica.

Nonostante il Governo Draghi abbia messo al centro della propria agenda proprio tale aspetto, infatti, le azioni concrete sono state poche, per non dire nulle.

E proprio perché, come sottolineato dal presidente nazionale Stefano Ciafani «occorre correggere la rotta rispetto a quanto fatto fino a oggi», in vista del voto del 25 settembre l’associazione ha formulato 100 proposte da recapitare al Governo del prossimo futuro, che racchiudono le priorità dalle quali ri-partire.

Il documento si divide in 20 ambiti tematici che convergono nella lotta alla crisi climatica e nell’innovazione tecnologica, senza dimenticare lavoro e inclusione sociale perché solo se la rivoluzione green è accessibile a tutti può davvero dirsi tale.

La crisi climatica rischia di stravolgere pesantemente l’economia del Paese in un futuro molto immediato. Tra i settori che con ogni probabilità pagheranno il prezzo più alto, pur non essendo l’unico, c’è quello agroalimentare.

Per evitare il peggio l’associazione ambientalista chiede, tra le altre cose, di penalizzare economicamente le aziende più inquinanti, a partire da coloro che hanno fatto extraprofitti clamorosi nel settore delle fossili; aggiornare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) al piano europeo REPowerEU; fissare un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio; approvare il Piano nazionale sull’adattamento climatico, in standby dal 2018; e ripensare le politiche territoriali, iniziando dalle aree urbane, per ridurre il rischio idrogeologico e quello sanitario da ondate di calore.

Altro fondamentale tassello della transizione ecologica, secondo Legambiente, è la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili su tutto il territorio nazionale, da attuare anche attraverso la semplificazione dell’iter di approvazione dei decreti End of waste, e seguendo l’esempio di diverse aree del Paese dove esistono nuovi impianti industriali a servizio della transizione ecologica. Progetti particolarmente virtuosi sono la bioraffineria di Adria in Veneto, la fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania e l’impianto di riciclo di quelli a fine vita di Taranto.

Tra gli altri interventi da mettere in campo anche la riconversione ecologica del tessuto produttivo, l’accelerazione dell’economia circolare e uno spostamento di risorse pubbliche dai settori più inquinanti a quelli più innovativi e con minor impatto ambientale da realizzare, tra le altre cose, investendo in nuove infrastrutture green come impianti eolici, fotovoltaici o agrivoltaici e sull’ammodernamento di acquedotti e depuratori esistenti, sulla realizzazione dei nuovi e sulla riqualificazione degli edifici scolastici.

Tanto da fare anche in ambito paesaggistico, dove occorre cambiare l’approccio culturale, tenendo in considerazione anche che i nuovi impianti a fonti rinnovabili oltre a combattere l’emergenza climatica eliminano scempi architettonici come le ciminiere alte 250 metri delle centrali a carbone di Brindisi Sud o Civitavecchia, solo per fare alcuni esempi di fasce costiere interessate da progetti di impianti eolici offshore.

I punti sull’agenda di Legambiente sono molti altri e probabilmente metterli in atto tutti e in breve tempo sarà impossibile ma se la transizione ecologica italiana andrà in questa direzione potrà non solo contribuire a tutelare l’ambiente, ma anche a creare nuovi posti di lavoro. A dirlo sono diversi indicatori.

Secondo l’ultimo Rapporto Green Italy di Fondazione Symbola e Unioncamere, l’Italia vantava a fine 2020 oltre 3,1 milioni di occupati in green job. La spinta che può arrivare dalle rinnovabili, in coerenza con il pacchetto europeo REPowerEU, secondo l’associazione confindustriale Elettricità Futura garantirebbe 470.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030, in aggiunta ai 120.000 di oggi.

Fondazione Enel e The European House - Ambrosetti in Italia sostengono invece che il percorso verso emissioni nette pari a zero entro il 2050 creerà 2,6 milioni di nuovi posti di lavoro.

Oltre alle proposte, Legambiente mette nero su bianco anche ciò che andrebbe evitato con forza, come il ritorno al nucleare, una fonte di energia in declino perché costosissima e pericolosa, come dimostra la storia passata ma anche quella contemporanea con il caso della centrale ucraina di Zaporizhzhia.

Assoluto diniego anche per il ponte sullo stretto di Messina, altro tema caldo della campagna elettorale in corso ma che andrebbe invece sostituito con investimenti in collegamenti veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola, soprattutto per quanto riguarda il trasporto via treno e nave.

Forte di questa agenda estremamente esaustiva, il presidente di Legambiente è quindi molto chiaro. «Da parte di tutti i partiti, a cominciare da quelli che sosterranno il prossimo governo, ci aspettiamo più coerenza rispetto allo storico voto unanime del febbraio scorso, che ha portato all’inserimento nella Costituzione della tutela dell’ambiente, della biodiversità e dell’interesse delle future generazioni. Noi non faremo mancare il nostro contributo, come dimostra il documento che abbiamo presentato, che mette al centro la difesa dell’ambiente e gli interessi delle imprese e delle famiglie».

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di Redazione 12 min lettura