Diritti

Maschi, bugie e Cinque Stelle

Il maschio pentastellato trova una scusa di marketing per abbandonare il carrozzone. Ma così viene meno la promessa di trasparenza tanto promossa, urbi et orbi. Ragazze dei Cinque Stelle: volete dir qualcosa?
Credit: ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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16 luglio 2022 Aggiornato alle 07:00

Che la scusa per non appoggiare il Governo sia un termovalorizzatore è ridicolo.

La verità è che bisognava trovare una “reason why” per riposizionare Conte e i Cinque Stelle, e allora cerchiamo tra i trend topic i temi più “forti” del momento.

Quelli in cui i nostri elettori ci possono seguire. Sul tema povertà, il reddito di cittadinanza. Sul tema ambiente, il termovalorizzatore di Roma. Sì dai, famo il termovalorizzatore (applausi).

E tuttavia i Cinque Stelle, appoggiandosi a una palese balla, stanno mandando al macero (bruciando?) i loro valori fondativi. Proprio i pentastellati, che si appellavano alla cittadinanza attiva, alla partecipazione pubblica, ai concetti di trasparenza oltre che di uguaglianza. Alla politica di tutti, all’open Camera, al video che entra nei corridoi e nelle stanze del potere.

I Cinque Stelle oggi, proprio per rimanere in quelle stanze, vendono l’anima a un di cui della Capitale, neppure del Paese. A un termovalorizzatore.

Per riprendersi una voce. Per mantenere l’elettorato? No. Per salvare l’ego, l’identità, la poltrona.

Proprio questa settimana Giulia Blasi parlava della necessità di trasparenza della politica, della necessità di dibattito, di condividere un progetto - fosse questo di un quartiere, di una città, di un Paese - il miglior premier di sempre viene messo all’angolo da una logica - ancora una volta - da furbetti maschi del quartierino.

E che cos’è diventata la politica, se non un posto di Roma dove egocentrici - per lo più maschi - cercano di competere con altri egocentrici - per lo più maschi - alla ricerca della maggiore influenza, del miglior ambito di potere, e - diciamo - della vita che solo il Parlamento e alte cariche dirigenziali permettono?

Per poi, sia chiaro, sistemare anche le donne di partito. Per poter - ancora - governare anche loro, insieme a tutto il resto.

E allora eccoci, a strumentalizzare l’ambiente. Che ogni volta che qualcuno domanda “che cos’è la transizione ecologica” la gente fugge. Sono parole distanti e ostiche, mentre l’inflazionatissima sostenibilità, diventata scudo di facciata per - spesso - autopromuoversi buoni, e belli. In mezzo alle parole però ci sono le persone, la vita vera, la sostanza delle relazioni e la nostra ricerca di autenticità, anche nell’osservare la politica, l’economia, gli artisti e gli intellettuali che stimiamo. E allora ecco arrivare il “termovalorizzatore”. Una cosa concreta, reale, dove si gioca la salute di una città. Una cosa che capiscono tutti. una cosa da “spendere” come valore.

Ma se la politica “dei trasparenti” non è in grado di essere “trasparente” e dire “sfiduciamo il Governo perché stiamo perdendo mordente con il nostro elettorato, perché la nostra voce non si sente abbastanza, perché il partito rischia di scomparire” gli elettori non si faranno abbindolare dalla questione termovalorizzatore.

Ancora una volta - anche da coloro che avevano promosso “uno vale uno” - si pensa a chi vota come a un minus habens, e non come a una persona dotata di intelligenza. Ma non è che chi segue, il follower, sia necessariamente stupido.

Se i Cinque Stelle insieme a tutta la politica non saranno in grado di aprire un dialogo “autentico” con i cittadini avremo soltanto, in prospettiva, derive violente di una società esasperata dall’inflazione, dai rincari, dalle posizioni di comodo che stanno scomparendo. Ma se non ci son più certezze per i giovani, per il lavoro, per i tassisti che manifestano esacerbati e viziati da una politica che non ha saputo parlare in modo autentico, perché proprio la politica deve barare?

Se la politica non la smetterà di raccontare balle, e nascondersi dietro a ideali che il giorno dopo contraddirà è inevitabile uno scontro sociale sempre più esacerbato ed esacerbante.

È inevitabile che le persone non credano più e non seguano più la politica, e non votino persino più. O che, se partecipi della vita politica, lo siano solo per interesse, o per posizioni “estreme”.

Perché al termovalorizzatore che fa saltare il Governo Draghi non ci crede nessuno.

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