Ambiente

Via i cassonetti dalle strade della Capitale

Cos’ha fatto di male, Roma, per meritarsi delle discariche a cielo aperto come gli orrendi contenitori a rotelle che giganteggiano nelle vie della città?
Credit: Rocco di Liso
Credit: Rocco di Liso
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9 luglio 2022 Aggiornato alle 07:00

Perché a Roma i cassonetti dei rifiuti sono ancora per strada?

Come mai in tutte le città metropolitane i cassonetti della raccolta differenziata risiedono all’interno dei palazzi, e invece la capitale italiana deve occupare migliaia di metri quadrati di strada da orrendi scatoloni di plastica verde?

Sporchi. Straripanti di monnezza. Antigienici. Antiestetici. Pericolosi. Preda di gabbiani e cinghiali e altri animali che non vediamo mai e che onestamente meglio neppure immaginare.

Ebbene, cos’ha fatto di male Roma, la città più bella del mondo, per meritarsi le strade più disgraziate del mondo, i marciapiedi più puzzolenti, il decoro urbano più indecoroso, le passeggiate più umilianti, nostre, e dei turisti, e dei nostri bambini che devono fare gli slalom tra plastiche, cartoni abbandonati da esercizi pubblici e privati, e sudiciume.

Non è un sacrilegio, credo, ma una cosa normale, affermare che i cassonetti dovrebbero stare all’interno dei palazzi, e che Gualtieri dovrebbe obbligare tutti i building a trovare un luogo interno dove raccogliere i rifiuti, differenziarli, e organizzare la raccolta con Ama, previe salate multe.

Mi vengono in mente una decina di motivi per farlo, a partire dalla salute dei cittadini per arrivare al decoro urbano, ma è inutile elencarne troppi a chi già sa cosa dovrebbe fare (e non lo fa). Eccone tre, grossi come una capitale.

Perché se l’immondizia è nella proprietà privata dei cittadini, i pigri molesti che per la legge della prossimità non si preoccupano di differenziare, selezionare, piegare, catalogare, imparare e capire come vanno differenziati i rifiuti, non hanno più scuse. A Roma - per esempio - tutti gli anziani che ho incontrato dicono che non differenziano perché tanto è certo che poi il comune metterà tutto di nuovo insieme, che loro li vedono i camion dell’Ama come raccolgono le cose a caso.

E invece no, non è un’opinione caro cittadino pigro. Lo devi fare, così come devi imparare a non gettare l’immondizia con noncuranza, oppure a lasciare i sacchi accanto ai cassonetti, messi in ordine sparso solo perché dentro non c’è più posto. Per non parlare dei frigoriferi, dei barbecue, dei materassi che certa gente abbandona accanto ai cassonetti come se fossero una discarica a cielo aperto.

Come se le strade della capitale fossero un posto che non appartiene a nessuno, una specie di terzo mondo che non c’entra con la città. E ci credo, che a Roma le persone si mettono tutte in macchina. Ma chi è che vuole fare una passeggiata a piedi, a Roma, nel proprio quartiere?

Perché la Tari è una tassa parecchio cara nella capitale, e dovrebbe poter servire davvero a qualcosa, nonché essere pagata da tutti. Le persone non hanno paura di pagare un servizio laddove il servizio esista. E infatti, credo che tutti sarebbero felici di pagare la Tari con strade migliori.

E penso non ci sarebbe niente di male a cominciare a dare multe - dopo un anno dalla decisione - se i palazzi non si sono adeguati e continuano a perseverare nel lasciare i rifiuti negli spazi esterni.

La raccolta di rifiuti all’interno dei palazzi renderebbe il sistema Ama - o un’altra azienda privata, laddove Ama fosse incapace di farlo - un’azienda che deve funzionare di mattina presto come a Milano, e non durante la giornata.

Non ci sono scuse per come la situazione è oggi, per la discarica urbana che è diventata l’Urbe, e per tutti quelli che ciurlano nel manico di questa vergogna a cielo aperto. Comprese le bande di zingari o di criminalità organizzata, che mandano sistematicamente persone con attrezzi di metallo a ravanare all’interno dei cassonetti alla ricerca di oggetti da riutilizzare, rivendere, riciclare nella maniera più abbietta.

Queste persone - loro sì che sono organizzati bene - passano al setaccio tutti i quartieri tutte le mattine, e le vedi che fanno gli stessi percorsi nelle stesse strade passando attraverso gli stessi cassonetti, che ormai conoscono come le loro tasche. Altro che economia circolare!

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