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Sempre meno fondi per la sanità pubblica: gli italiani costretti a rinunciare alle cure per i costi

 

Il Comitato ristretto della Commissione Istruzione al Senato ha recentemente dato l’ok per una riforma finalizzata a rimuovere il discusso “numero chiuso” nella facoltà diMedicina. C’è dunque la possibilità concreta chedal 2025l’accesso al corso universitario di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria sialiberoper tutti e senza passare per itest d’ingresso, che ogni anno lasciano fuori dall’università migliaia di giovani aspiranti medici. Un tentativo peraumentare il numero dei futuri operatori sanitari,non solo però nelle strutture pubbliche ma anche nelle cliniche private, con stipendi più alti e maggiori tutele. La pandemia ha gettato sale sulle ferite profonde delServizio Sanitario Nazionale (Ssn), fondato nel 1978 su principi di matrice costituzionale come l’uguaglianza e l’accesso universale ed equo alle prestazioni sanitarie, dove la salute non è un bene individuale ma una risorsa collettiva. Motivo per cuiil servizio medico pubblico è interamente a carico dello Stato,ossia dei cittadini che lo finanziano pagando le tasse, diversamente da quanto succede negli Stati Uniti, dove è basato principalmente sulle assicurazioni private (con conseguenti enormi problemi in termini di accesso alle cure). Eppure, a causa di turni estenuanti, medici mal pagati e ospedali pieni e poco finanziati, ilSsnè messo a dura prova. Nel mentre, nel 2023 sono stati fatti tagli per lala realizzazione di nuovi presidi:414 Case di Comunità, 76 Centrali Operative Territoriali, 77 ospedali di Comunità e 22 interventi di anti-sismica; nell’ultima manovra sono stati stanziati250 milioni di euro per il 2025(e 350 dall’anno successivo) per il potenziamento dell’assistenza territoriale e delle nuove assunzioni del personale sanitario, a fronte di una spesa sanitaria che ha quasi toccatoi 40 miliardi di euroa carico dei contribuenti. Dall’ultimorapporto sul personale sanitariopubblicato dal Ministero della Salute emerge che il numero diassunti a tempo determinatoè passato da 26.000 unità nel 2013 alle quasi53.000 del 2021:una crescita del lavoro precario che, conseguentemente, ha effetti anche sugli stipendi. È anche per questo che gli operatori preferiscono spesso le cliniche private, dove i salari sono più alti. E così anche nel settore della sanità si crea unadiscriminazionetra i cittadini in base alle loro capacità economiche: ben3 milioni di italianicon redditi bassi sono stati costretti arinunciare direttamente alle cure per via dei costi. Tra le conseguenza di questo “sovraccarico” delSsn, c’è la necessità di affidare intere attività pubbliche alle aziende private per sostenere i costi, come è successo aTortona (Piemonte), in cui per la prima volta un’associazione temporanea di imprese (Codess Sanità,Cooperativa sociale Il GabbianoeGruppo Mlc) ha vinto una gara d’appalto da 50 milioni di euro pergestire il pronto soccorso dell’ospedaledella città. In altri casi, si può ricorrere a “pacchetti” per accedere alle cure. A Mestrinio (provincia di Padova) è possibile acquistare unFamily Doc, ossia un servizio di medicina interna che offre un medico di famiglia che, al costo di 50 euro, promette diridurre i tempi di attesa per le prescrizioni e le visite specialistiche.Oppure ci sono le offerte“salta fila”negliambulatoriBook & Go,presenti in diverse strutture di Milano, che permettono di usufruire di visite mediche eesami diagnostici già il giorno dopo la prenotazione,al prezzo di190 euro. In questo contesto, entra in gioco un ulteriore elemento: idebiti. Stando alle stime diFacile.it, il crescente ricorso alla sanità privata ha portato sempre più italiani a indebitarsi per fare fronte alle spese mediche, arrivando a superare la cifra di1 miliardo di euro per prestiti personali. Il peso delle domande è salita del 6,6%, mentre l’importo richiesto mediamente è calato del 4%. Segno dunque di un maggiore accesso alla sanità privata pervisite ed esami meno costosi e lunghi, a cui si rivolgono peròsempre più persone, nello specifico donne(oltre il 42% di chi richiede finanziamenti).

Redazione

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