Il 5 maggio, centinaia di persone hanno marciato per le strade delCanadaper celebrare ilRed Dress Day, la giornata annuale per lasensibilizzazione per le donne e le ragazze indigene scomparse e uccise. Il giorno dopo, Jeremy Skibicki, accusato di omicidio di primo grado per la morte di Rebecca Contois, Morgan Harris, Marcedes Myran e una donna non identificata che è stata nominata Mashkode Bizhiki’ikwe (Buffalo Woman) dai leader indigeni,ha ammesso la sua colpevolezza. I corpi, almeno 2 dei quali abbandonati in una discarica, però, non sono stati ritrovati e forse, se Skibicki non darà nuove informazioni, potrebbero non esserlo mai. La polizia dice di non avere risorse e, nonostante le pressioni dei gruppi indigeni di Winnipeg e l’impegno del Governo federale e di quello di Manitoba di stanziare 20 milioni di dollari ciascuno, secondo le stime più recenti una perquisizione potrebbe costare fino a 90 milioni ed esporre le squadre di ricerca a elevati rischi di incontrare amianto. Secondo i ricercatori,le donne e le ragazze indigene hanno12 volte più probabilitàdi essere uccise o sparirerispetto alle altre donne in Canada. Le donne indigene vengonoaggredite sessualmente 3 volte più spesso delle donne non indigenee la maggior parte delle cittadine e dei bambini vittime della tratta in Canada sono indigeni. Unrapporto del 2019delNational Inquiry into Missing and Murdered Indigenous Women and Girlsaveva descritto la condizione delle almeno 4.000 donne e ragazze scomparse e uccise degli ultimi decenni come un “genocidio”, provando a individuarne le cause:“violazioni e abusi persistenti e deliberati dei diritti umani e degli indigenisono la causa principale dietro gli sconcertantitassi di violenza del Canada contro le donne, le ragazze e le persone indigene2SLGBTQQIA”, spiegava ilcomunicatoche lanciava i risultati. «Nonostante le loro diverse circostanze e background, tutte le persone scomparse e assassinate sono legate dall’emarginazione economica, sociale e politica,dal razzismo e dalla misoginia intessuti nel tessuto della società canadese – aveva aggiunto la commissaria Marion Buller – La dura verità è che viviamo in un Paese le cuileggi e istituzioni perpetuano violazioni dei diritti fondamentali,che equivalgono a un genocidio contro le donne, le ragazze e le personeindigene2SLGBTQQIA». Per questo, il Paese ha proposto l’adozione delRed Dress Alert,un sistema di allerta per le donne indigene scomparse, le ragazze e le persone two-spirits. L’anno scorso, la deputata delNew Democrats Party (Npd)del Winnipeg Center, Leah Gazan, aveva proposto una mozione alla Camera dei Comuni in cui dichiarava la morte e la scomparsa di donne e ragazze indigene un’emergenza a livello canadese. La mozione, che è stata approvata all’unanimità, chiedevafinanziamentiimmediati per un nuovosistema di allarmesimile al programmaAmber Alert,che è una notifica di emergenza che le persone ricevono tramite telefono, televisione e radio, quando un bambino nella loro regione è stato rapito o ritenuto in pericolo, eSilver Alert,utilizzato per individuare gli anziani vulnerabili. A marzo, l’Npdha annunciato in uncomunicatoche lo studio del progetto è iniziato e che loStatus of Women Committee“ascolterà i familiari, i sopravvissuti e i leader locali per fornireraccomandazioni al governo sui modi migliori per attuare l’allertae salvare vite umane”. Intanto, però, un programma pilota delRed Dress Alertsarà implementato nella provincia di Manitoba: progettato e guidato dalle popolazioni indigene, dovrebbe contribuire a creare un sistema di allerta nazionale. Ma la condizione didiscriminazionee pericolo delle persone indigene, e in particolare delle donne, non è solo un problema canadese. Secondo ilrapporto2023 dellaWyoming Missing & Murdered Indigenous People Task Force, a esempio,tra il 2000 e il 2020, risultano scomparse 711 persone indigene, il 57% delle quali donne e l’85% con meno di 18 anni. Non solo, le persone indigene erano il 21% di tutte le vittime di omicidio nel Wyoming sebbene costituissero meno del 2% della popolazione: il tasso di omicidi era 8 volte più alto rispetto a quelle delle persone bianche. Esolo il 30% delle vittime indigene di omicidio ha ricevuto una copertura mediatica, rispetto al 51% delle vittime bianche.Una copertura che non è diversa solo quantitativamente ma qualitativamente: “probabilmente conterrà un linguaggio violento, ritrarrà la vittima in modo negativo e fornirà meno informazioni rispetto agli articoli sulle vittime bianche di omicidi”.
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