Rdc: con Mia diminuiscono i richiedenti
Lefamiglie italianeche si trovano in una condizione dipovertà assolutasono, secondoIstat,1,9 milioni,mentre quelle che a settembre 2022 percepivano ilReddito di Cittadinanzaerano 1,15 milioni. Questo implica che, verso la fine dello scorso anno, circa il 40% delle persone povere non avevano accesso al reddito: una percentuale destinata ad aumentare se pensiamo cheuna parte dei percettori non è in reale condizione di povertà.Infatti,secondo il rapportoCaritas2023(che oltre alle proprie analisi considera anche le indagini realizzate daIstateBanca d’Italia), la percentuale di“falsi poveri” sarebbe compresa tra il 39% e il 50%. Oggi ci troviamo di fronte a un ulteriore ampliamento del bacino di poveri che non ricorrono al Rdc. Le strette annunciate dal Governo Meloni sembrano aver generato unallontanamento repentinodalla misura: nei primi 2 mesi del 2023,le domande per l’assegno ricevute sono stata appena 90.287, circail 65% in menorispetto allo stesso periodo del 2022, quando le richieste superavano le 260.000. Analizzando più nel dettaglio inumeri condivisi dall’OsservatorioInps, a gennaio sono state avanzate richieste di circa 88.000 assegni, mentre a febbraio poco più di 2.000 (anche l’Inpsavverte di analizzare questi numeri con cautela, essendoalcune domande ancora in lavorazione). Questo, ovviamente, si riflette anche sullaspesa che lo Stato deve sostenere, passata dai657 milioni di euro di gennaio ai 576 milioni di febbraio.L’importomedio mensile dell’assegno è di 575,31euro, anche se esistono grandi differenze all’interno della Penisola. Percorrendo l’Italia da Nord a Sud, vediamo una media via via crescente: se nell’area settentrionale la media è di 500 euro,alCentro arriviamo a 531,mentre alSudsi raggiungono i605euro al mese. Tra le regioni con la media più alta troviamoCampania, con 639 euro, e Sicilia con 619 euro. Sono proprio questi conti uno dei principali problemi evidenziati dal Governo, che ritiene il Reddito di Cittadinanza una misura troppo esosa per le tasche dello Stato, soprattutto se non riesce a convertire gli assistiti in occupati. È proprio in questo contesto che si inserisce laMia–Misura di inclusione attiva,proposta dal Governo comesostituta del Rdc,che punta a una maggior economicità e a raggiungere untaglio dei costi di circa 2/3 miliardi di euro. Per riuscirci, si prevede diabbassare l’importo dell’assegno sotto i 500 europer le famiglie senza soggetti occupabili e di istituire un bonus di massimo 375 euro. Si riduce così anche la platea dei beneficiari, tagliando fuori coloro che percepiscono un qualsiasi altro reddito da lavoro. L’idea alla base è proprio diallontanare i cosiddetti occupabili dal sostegnoe di inserirli nel mondo del lavoro. Si tratta però di un sistema con basi che Cristiano Gori, Professore di Politica Sociale all’Università di Trento,definisce «fallimentari». Infatti,come spiega all’Espresso«Se gli occupabili sono coloro che non hanno un figlio minorenne o altri carichi famigliari (un disabile o un ultrasessantenne a carico), vuol dire che si definiscono occupabili persone che non lo sono neanche lontanamente e che, magari, hanno condizioni economiche, sociali e famigliari di grande complessità e gravità: ridurre loro la misura di sostegno al reddito significa buttarle in mezzo alla strada. Perché, se da un lato il Governo sostiene di voler migliorare l’inserimento lavorativo, dall’altro sbaglia a individuare le persone che possono davvero entrarci, nel mondo del lavoro». I dati dell’OsservatorioInpsrilasciano altre informazioni riguardo l’utilizzo del Reddito in termini geografici e demografici.Innanzitutto, l’assegno è richiesto per il67% nel Sud Italia: di oltre 1 milione di richiedenti, quasi 673.000 si trovano nelle Regioni meridionali e nelle Isole. Anche in termini di richieste mantengono il primato la Campania, dove140.000 persone si trovano solamente a Napoli;laSicilia, invece, da sola conta circa477.000persone interessate. IlRdcè inoltre richiesto e utilizzato soprattutto danuclei familiari composti da 1 sola persona, circa 460.000, ed è proprio in questo cluster che si è verificata una importante riduzione. Il motivo è rintracciabile nelle direzioni assunte dal Governo in materia: infatti, per le famiglie con figli minorenni le cose dovrebbero cambiare in misura piuttosto lieve, mentre le disposizioni toccano fortementechi vive da soloeha meno di 60 anni, che vedranno ridursi l’importo assistenziale (oltre a un’assenza di continuità). Ecco quindi che tra gennaio e febbraio hanno rinunciato all’assegno circa 76.000 unità. L’OsservatorioInpsmette in luce la presenza di unnumero maggiore di famiglie richiedenti senza bambini e/o persone condisabilità.Tuttavia, i nuclei con figli under 18 sono più di 300.000 e rappresentano oltre 1 milione di persone, accanto a oltre 193.000 famiglie che comprendono un componente con disabilità. L’equilibrio tra costi, lavoro e persone è delicato e difficile da trovare.Mianasce con un obiettivo preciso: quello di allontanare i “furbetti” e aiutare chi ne ha veramente bisogno. Al momento, però, ci troviamo con tante persone che continuano a vivere in condizione di povertà e che le nuove disposizioni spingono a cercare lavoro o, comunque, ad abbandonare i sussidi. Anche se non è proprio la stessa cosa.