Zero Waste Europe boccia i termovalorizzatori

Zero Waste Europe boccia i termovalorizzatori

 

Troppe emissioni e troppo poca elettricità prodotta. È questo il verdetto suitermovalorizzatoridiZero Waste Europe(Zwe), la community europea che raccoglie associazioni e progetti per il clima e l’ambiente. In Italia questi impianti sembrano risolutivi per le grandicittà che faticano a smaltire i rifiuti con la raccolta differenziata, l’ultima, in ordine di tempo, a valutarne l’installazione è stata Roma. Nei centri urbani che già li ospitano però i risultati non sembrano così positivi. Secondo l’analisiDebunking Efficient Recovery: the Performance of EU Incineration Facilities, condotta in su diversi Paesi dell’Unione europea, l’efficienza energetica di questo sistema sarebbe “bassissima”: solo il20%dei rifiuti inceneriti viene convertito, tramite la generazione calore, in elettricità. Per avere un termine di paragone riguardo all’efficienza energetica, la media dei sistemi che utilizzano i combustibili fossili è del38%: si va dal 35% delcarboneal 55% degli impianti a ciclo combinato digas (Ccgt). Le nuove tecnologie sono state molto utili per migliorare le quote: ormai le centrali termoelettriche convenzionali, stando ai dati dell’Unione europea degli ultimi anni, riescono a convertire in elettricità quasi il50%del calore che producono. Le analisi sui termovalorizzatori condotte in diversi Stati danno numeri molto più bassi. InItaliai ricercatori hanno osservato gli impianti che trattano rifiuti che possono sprigionare al netto 2,9 MWh di energia per tonnellata, cioè che hanno un potere calorifico (Pci) pari a questa cifra. La loro efficienza è pari, in media, al 25% per la produzione di elettricità e al 13% per quella di calore. InGermania, dove questo di sistemi è più diffuso, l’analisi è stata più approfondita: la quantità di elettricità complessiva ricavata dall’incenerimento tocca il 14,3% lordo (10,9% netto), mentre arriva al 34% sul calore esportato, secondo i dati della società di consulenza ambientale Idat. InFrancianel 2020 sono state 14,57 milioni le tonnellate di rifiuti trattate. Dai dati diAdeme, l’agenzia francese per latransizione ecologica, emerge che per i termovalorizzatori con un Pci di 2,9 MWh per tonnellata di rifiuti, l’efficienza elettrica è, in media, del 10,3% lordo (7,6% netto) e quella di riscaldamento del 26,1% lordo (21,1% netto). Per laSpagnala valutazione si basa sui numeri del 2019 raccolti dalMinistero della Transizione ecologica: per le 2,44 milioni di tonnellate di spazzatura incenerita la produzione elettrica è stata di appena di 1.628 GWh, cioè con efficienza al 24,1% lordo. Dai suoi scarti urbani e industriali invece ilRegno Unitonel 2021 è riuscito a ricavare 0,584 MWh di unità elettrica per tonnellata, con un’efficienza del 22,5%. Un dato basso ma comunque superiore a quello del calore esportato: 4,8%. «Bruciare la spazzatura per produrre energia è un metodo inefficiente», ha affermatoJanek Vähk, Coordinatore del Programma per il Clima, l’Energia e l’Inquinamento Atmosferico di Zwe. L’elemento più preoccupante è però che le emissioni di CO2, sia per la generazione di calore, sia per quella di elettricità, ammontano aldoppio di quelle di un impianto termoelettrico normale. Anche “l’aspetto delrecupero energeticodella spazzatura spesso enfatizzato da alcune parti interessate” è un miraggio, secondo il report diZero Waste Europe. Esistono infatti due categorie di impianti, quelli per il mero smaltimento (classificati come D10) e quelli per il recupero (R1). A quest’ultimo gruppo dovrebbe appartenere il98% dei termovalorizzatori europei. La distinzione trai due metodi però è molto labile: per avere l’etichetta R1 basta infatti raggiungere un’efficienza del16,5%. “L’invio dei rifiuti misti direttamente all’incenerimento o alla discarica non dovrebbe più essere considerato accettabile in un mondo minacciato dalcambiamento climatico”, conclude il report di Zero Waste Europe. L’associazione, in una nota successiva pubblicata sul sito, invita la Commissione Europea a concentrarsi invece sulla riduzione della produzione di rifiuti urbani a100 Kg pro capite entro il 2035.