Tiwi Islands: Davide vince ancora contro Golia

Tiwi Islands: Davide vince ancora contro Golia

 

Nel filmLe ali della libertà, la voce narrante diMorgan Freemanche accompagna l’immagine in dissolvimento del protagonista Andy che combatte per non essere violentato dal gruppo di detenuti chiamatile sorelle, dice «vorrei raccontarvi che Andy ce la fece, che riuscì a salvarsi, che qualcuno lo aiutò, ma non è così». Abituatidall’esperienzaa pensare che nello scontro tra forti e deboli, solo in pochi casi possa ripetersi la vittoria di Davide contro Golia, apprendiamo sempre congioia che il miracolo possa ripetersi. Senza voler paragonare lecompagnie petroliferené alle sorelle del film né ai filistei che combattevano il popolo eletto, è di questi giorni la notizia cheDavide ha vintoancora e non solo al primo round ma anche al secondo. Il redivivo Davide veste i panni diDennis Tipakalippa,rappresentante di una comunità locale, il terreno dello scontro sono leisole Tiwi in Australiae Golia è unasocietà di trivellazione. Il 2 dicembre 2022 la corte federalecompetenteha rigettato l’appello proposto dalla società di trivellazione Santos contro la sentenza emessa il 2 settembre 2022 a favore di Dennis Tipakalippa e la comunità localeda lui rappresentata, i Traditional Owners, che si era opposta alla concessione per ricerche di gas vicino alle loro coste, rilasciata dalle autorità senza che la Santos avesse consultato le comunità locali. Dalle poche fonti reperibili e da un video che circola in rete in cui lo stesso Dennis Tipakalippa esprime il suo pensiero, è interessante notare chela difesa dell’ambienteper queste comunitàva oltre lanaturastessa e copre anche il senso identitario, le tradizioni e la spiritualità. Davide ha quindi questa volta vinto anche il secondo round e non è il solo. Una nuova aria infatti sembra respirarsi nel mondo, dal momento che una simile vicenda ha visto lecomunità locali di alcune coste del Sud Africa ottenere un verdetto analogo contro la Shellil primo settembre 2022 (qui siamo al primo grado e non si sa ancora se la compagnia petrolifera appellerà). Il principio che si sta affermando è lanecessitànei procedimenti concessoridi consultare le comunità localiche sonole prime a risentire delle ricadute negative delle trivellazioni. Siamo in entrambi i casi in Paesi di common law, sistemi giuridici distanti dal nostro ma poi non così lontani e non è arduo pensare che anche in Italia una vicenda simile potrebbe ricondursi alla tutela dei portatori di interessi diffusi. Una goccia nel mare dipetrolioe delgasche sono estratti ogni giorno ma forse anche l’alba di una nuova era, dove l’ambientee labiodiversitàsiano intese in modo totale, comprendendo le persone che vi vivono. In tal senso sono importanti anche i risultati dellaCop 15(conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità) da poco conclusosi, che ha affermato lanecessità del coinvolgimento delle comunità localinella preservazione della natura. Come spesso accade,le risoluzioni adottate in questi contesti internazionali hanno solo in parte un valore vincolantee unicamente per gli impegni che assumono i Paesi aderenti, ma possono essere considerate anche fonti di soft law, ovvero norme non vincolanti alle quali però i giudici dovrebbero ispirarsi nell’interpretare le norme di legge applicabili, seguendo ciò che meglio si adatta ai principi di soft law espressi in questi contesti. In Australia e in Sud Africa le corti si sono espresseprima che le risoluzioni Cop 15 fossero adottate e ora c’è da sperare che queste diano ulteriore forza a coloro che si oppongono al degrado ambientale. Forse è solo una speranza, ma tornando al film Le ali della libertà: «la speranza è una cosa buona, forse la migliore e le cose buone non muoiono mai».