Elly Schlein: outsider o favorita tra i big del Pd?

Elly Schlein: outsider o favorita tra i big del Pd?

 

Da quando si è candidata alla segreteria del Pd due domande inseguonoElly Schlein: quante speranze ha di vincere e una sua vittoria sarebbe la fine o la rinascita del Pd?. Quesiti complessi che vanno però affrontati guardando allo stato attuale delle cose. Se inizialmente lacandidatura di Schlein, non iscritta al partito dal 2015, sembrava un sogno, o un incubo per i detrattori, ma senza effettive possibilità di successo, nelle ultime settimane l’ex eurodeputata di Possibile è stata capace di farconvergere sul suo nome personaggi di pesonei giochi interni al Pd. Il congresso di questo partito è infatti molto complicato e nelle prime fasiconta molto avere l’appoggio degli iscrittie quindi dellecorrenti interneper potersi così presentare alla fase finale, quella in cui tutti gli italiani interessati sono chiamati a scegliere il loro candidato tramite le primarie. Ad aiutare Schlein in questa difficile traversata c’è già un nome molto pesante:Dario Franceschini, leader diAreaDem, considerata la corrente più di pesoall’interno del Pd. Anche parte della sinistra del partito ha espresso un certo interesse nei confronti di Schlein:Peppe Provenzanoera al lancio della candidatura della deputata. Una presenza che però non significa necessariamente un endorsement visto che i nomi dell’ex ministroAndrea Orlandoe del sindaco di PesaroMatteo Ricci sono ancora sul tavolo. Schierato con Schlein è invece l’ex segretarioNicola Zingaretti. Così comeanche l’attuale segretario Enrico Lettae l’ex presidente della CameraLaura Boldrinihanno fattotrapelare la loro simpatiaper la deputata. Ilsostegno dei big è però un’arma a doppio taglioper Schlein: è utile per la prima fase del congresso, ma sta già attirandodiverse criticheda chi accusa la deputata di essere solo unafoglia di ficoper un partito che non vuole davvero cambiare. Un’accusa che può far male soprattutto per una candidata che basa molto del suo fascino elettorale sul suo essere unafigura esterna al Pd e più radicale. Nel suo discorso di candidatura ha detto: «Possiamo dire che il modello neoliberista ha fallito o vogliamo dirci che è andato tutto bene?». La sua posizione haspaventato diversi esponenti moderati e liberalidel Pd come il sindaco di BergamoGiorgio Gori che ha minacciato di abbandonare il partitoin caso di una vittoria di Schlein. Uno spauracchio, quello della scissione, evocato sia nel caso di una vittoria della deputata sia in quello di un successo del suo principale rivale Stefano Bonaccini. Sul tema Schlein ha cercato di usare toni concilianti. Ma lo spettro resta. Come quello dei sostenitori ingombranti della sua candidatura. Per convincere il popolo democratico a seguirla, Schlein promette didare nuova linfa alla battaglia per i diritti sociali e civiliche «hanno lo stesso peso» e di cambiare il destino di un partito sempre più ombelicale e in crisi. D’altronde la sua carriera politica era iniziata con il movimento di protestaOccupyPdnel 2013. Oggi sono passati quasi dieci anni. E la richiesta di rinnovamento è ancora più pressante. Il curriculum potenziale di Schlein dice che potrebbe essere la persona giusta per incarnarlo da sinistra. Ora servono i fatti.