É stato creato un ponte tra due buchi neri. Forse
Qualche giorno fa suNatureè stato pubblicato l’articolo “Traversable wormhole dynamics on a quantum processor” che coinvolgel’Università di Harvard, ilMassachusetts Institute of Technology(Mit), ilCalifornia Institute of Technology(Caltech),Google Quantum AIeFermilab. I ricercatori hanno annunciato di aver “simulato” due minuscoli buchi neri in un computer quantistico e di aver trasmesso un messaggio tra loro attraverso quello che equivale a untunnel nello spazio-tempo, unwormhole. Unworholeunisce due punti distanti dell’universo, accorciando il tempo di viaggio per andare da una parte all’altra; quindi,teoricamente ci si potrebbe spostare tra galassie in poche ore o addirittura minuti. Non sono mai stati per osservati sperimentalmente ma sono stati descritti da Albert Einstein e Nathan Rosen, negli anni ’30 del secolo scorso, per questo vengono ancheponti di Einstein-Rosen. Mentre il terminewarmholeè stato coniato dal fisico John Wheeler negli anni ’50. Il coautore dello studio,Joseph Lykken, ha detto che“c’è una differenza tra qualcosa che è possibile in linea di principio e possibile nella realtà”: infatti, si parla di “simulazione” e non viene creato nessun sistema fisico. Per questo gli autori preferiscono il termine“esperimento quantistico”, perché sono stati in grado di usare il computer quantisticoSycamoredi Google per esplorare l’equivalenza deiwarmholecon il teletrasporto quantistico. Ma è davvero così? Per cercare di capire cosa significhi questo esperimento dobbiamo fare un passo indietro. Circa 30 anni fa i fisici teorici hanno introdotto ilprincipio olograficoper superare il “problema” della scomparsa di informazioni di “cose” che spariscono nei buchi neri. Le regole della meccanica quantistica però non prevedono la perdita di informazioni; quindi, i buchi neri non posso “distruggere” nulla. Infatti, i buchi neri nella meccanica quantistica sono oggetti estremamente complessi. Stephen Hawking, ha introdotto la nozione di“radiazione di Hawking”, una sorta di radiazione termica prodotta dai buchi neri. Questa radiazione viene dispersa dal buco nero che contemporaneamente riduce la sua massa fino a “scomparire”.Secondo il principio olografico le informazioni del buco nero potrebbero essere codificate e restare al suo “interno”. Ilprincipio olografico è stato poi esteso all’intero universoche, quindi, potrebbe essere unologramma di informazioni contenute altrove. Quindi gli autori dell’articolo, da poco pubblicato suNature,hanno modificato alcune particelle quantistiche nel normale spazio-tempo e si ipotizza che quel sistema abbia una doppia descrizione tramite unwarmhole. Da qui ad arrivare a simulare un vero e propriowormhole,però,la strada è ancora lunga.Come ha dichiarato la coautrice Maria Spiropulu di Caltech ha definito il loro studio un nuovo“protocollo di teletrasporto tramite wormhole”, ma per spostarci fisicamente da un punto all’altro dovremo attende ancora qualche decennio. Forse.