Berlino: le oasi urbane sono scrigni di biodiversità

Berlino: le oasi urbane sono scrigni di biodiversità

 

Si pensa sempre che lecittàdistruggano e soppiantino il paesaggio naturale. Edifici, strade e parcheggi cancellano foreste e bacini d’acqua, mentre i lampioni con i loro fasci di luce confondono gli animali notturni e le vetture, gli impianti industriali e le centrali elettriche inquinano l’aria e l’acqua. A Berlino, per esempio, aDomfriedhof, nel cuore del quartiere Mitte, sorge un piccolo cimitero in cui Anita Grossmann, ecologista dell’Università Tecnica di Berlino, ha riconosciuto ben19 specie di api selvatiche. Davvero un numero notevole per un misero fazzoletto d’erba e fiori secchi o incolti. Altre indagini hanno rivelato nel tempo che la capitale tedesca brulica di api. In base a delle stime condotte all’inizio del 2022, i ricercatori hanno contato e classificato ben106 speciein49 diversi appezzamenti di terranei dintorni diBerlino. Gli spazi del centro città come il cimitero sono “perfetti per le api selvatiche”, ha spiegato Grossmann alla rivistaScience. Gliinsetti sonoattratti dal calore emanato dall’asfaltodella strada e dagli edifici – la cosiddetta“isola di calore urbano” -e proliferano inecosistemi insoliti, piuttosto che nei giardini perfettamente potati, ma purtroppo contaminati da sostanze e prodotti chimici. «Se sei un’ape non hai bisogno di molto spazio – ha commentato scherzosamente la scienziata – Hai solo bisogno di polline, nettare e un luogo per la nidificazione». In oltre 60 anni, i ricercatori di Berlino hanno contribuito a lanciare l’ecologia urbanacome disciplina e a promuovere la conservazione del patrimonio verde di una delle principali capitali europee. Le zone dismesse e desolate di Berlino, per esempio ex siti industriali, ospitano una notevolebiodiversità, paragonabile a quella di alcune aree naturalistiche. Cavallette, lucertole della sabbia, usignoli e allodole minacciate altrove, prosperano negli spazi verdi nei centri urbani. «Le città non sono solo luoghi ostili: possono essereisole di biodiversità», ha commentato Sascha Buchholz, ecologista dell’Università di Münster. Le città del mondo, dice, offrono «un’opportunità per mitigare la crisi della biodiversità». È chiaro che la presenza di spazi verdi aBerlinoe in altre città non può compensare la distruzione di habitat più estesi e floridi, né superare il rischio di estinzione che minaccia circa 1 milione di specie in tutto il mondo. Ma un coro sempre più folto di ecologisti e ambientalisti sostiene che gli habitat urbani sono stati trascurati per troppo tempo, a scapito di molte di una ricchezza in termini di fauna e una flora che gli ambientalisti stanno cercando di proteggere. Ovviamente non mancano voci dissonanti: alcuni studiosi ritengono che ecosistemi isolati e di modeste dimensioni non possano essere abitate da popolazioni di piante animali significative e che le specie non autoctone siano sempre ecologicamente dannose. Gli studi sull’ecologia urbana di Berlinosono iniziati negli anni ‘50, grazie all’attività e all’impegno di Herbert Sukopp, botanico all’Università Tecnica di Berlino, che cominciò a esplorare i luoghi dimenticati della sua città, trovò habitat diversi dagli altri. Il secondo conflitto mondiale aveva ridotto gran parte della città in macerie, lasciando vaste aree abbandonate, in particolare ex zone industriali. In un momento in cui gli ecologisti andavano a caccia di ecosistemi remoti e incontaminati dall’uomo, Sukopp e i suoi colleghi si sono concentrati su questi caratteristici paesaggi contaminati e rumorosi, arrivando stilare vere e proprie “red list” di piante e animali rari e minacciati specificamente nella capitale tedesca. Lascuola di ecologia di Berlino,come venne chiamata, dimostrò che siti come Südgelände e Tempelhof si fanno teatro di una biodiversità ricca e rigogliosa. Nel 2016 alcuni studiosi – tra cui Buchholz e Grossmann – hanno lanciato il progettoCityScapeLab Berlinper quantificare il grado di urbanizzazione in tutta Berlino. Per esempio, le aree disturbate dalle scorribande dei cinghiali – considerati dannosi per l’ambiente e che sono numerosi nella capitale tedesca – registrano una presenza maggiore di cavallette e lucertole. Senza contare alcune particolari specie animali, provenienti da regioni lontane. A luglio, per esempio, Monika Egerer, ecologista dell’Università Tecnica di Monaco, ha svelatola scoperta di un’ape, presente sino a ora solo nelle regioni della Germania meridionale, in un orto comunitario di Berlino. La scienziata stava conducendo un’indagine su 18 giardini di Berlino in cui Egerer e i suoi colleghi hanno trovato circa400 specie di piante, di cui 4 nella lista rossa della Germania. La diffusione di giardini e parchi rendeBerlinouna città particolarmentericca dibiodiversitàe questa ricchezza crea un circolo virtuoso, favorendo lo sviluppo di popolazioni di insetti, tra cui le api, che impollinano la vegetazione negli ecosistemi frammentati del centro urbano.