Musk o Zuck? Chi ha ragione sullo smartworking
La Rete ha pervaso le nostre vite fino a trasformare le nostre relazioni, il nostro modo di stare al mondo, di vendere, di acquistare, di informarci, di trovare l’amore. Ha investito la politica, la finanza, l’economia, la diplomazia. La pandemia ci hadematerializzati ancora di più: ricordiamo con un filo di angoscia gli aperitivi con gli amici fatti su Zoom, le infinite ore di lezione universitaria o scolastica a distanza, i convegni e le riunioni del “mi sentite?”, “hai messo in muto”, “oggi ho problemi di rete”. L’apice di tutto questo è nelcambio di nome di Facebook, che ora si chiamaMetae che vorrebbe portare anche le reti sociali fin qui fisiche in un universo alternativo digitale. Ha qualcosa del paradosso, quindi, il fatto che l’altro grande evento di questo scorcio di secolo sial’invasione russa dell’Ucraina, che ha riportato al centro della scena in maniera brutaletutto ciò che digitale non è. Non solo le bombe, i morti, i profughi, i combattimenti, ma anche il cibo e il grano, il gas che muove turbine, scalda le case, alimenta le aziende o il petrolio che muove le auto, i camion, i trattori, le navi e le merci. E imicrochip, senza i quali il nuovo nerbo delle nostre esistenze non sarebbe possibile. Una sorta di riscossa per un concetto che – immersi nella rete – abbiamo quasi inconsapevolmente ignorato: il Pianeta sul quale ci muoviamo è un oggetto fisico e noi, ammassi di cellule, dovremo percorrere molta strada per disincarnarci (ammesso che puntiamo a farlo, ovviamente), il tutto quasi a riproporre undualismo tra mondo digitale e mondo realeche non è mai esistito, perché i due si compenetrano. Difficile pensare che la battaglia che si sta aprendo sul tema dellosmartworking, dopo la lettera con la qualeElon Muskintima ai suoi dipendenti di tornare in ufficio, possa ignorare questa compenetrazione. Ancor più difficile che possano ignorarla uno come Musk, che ne ha fatto la sua cifra stilistica e imprenditoriale, e uno comeMark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, grande sostenitore del lavoro agile. Questo scontro tra visioni, quindi, potremmo leggerlo un po’ più prosaicamente come merastrategia imprenditoriale. Del primo, il cui interesse è vendere auto che ci facciano muovere nell’universo fisico. E del secondo, che se potesse ci metterebbe tutti nel suo metaverso.