Sheryl Sandberg lascia o raddoppia?

 

«Oggi condivido la notizia che, dopo 14 anni, lascerò Meta». Così il primo giugnoSheryl Sandberg, la chief operating officer (COO) dell’azienda, ha annunciato il suoritiro“parziale” in autunno. Come? Tramite unpost su Facebook, ovviamente. Parziale perché, in realtà, Sandberg farà un passo indietro solo per la sua posizione di COO ma, come lei stessa ha specificato, continuerà a farparte del consiglio di amministrazionedella società (di cui, tra l’altro, ne è stata la primadonnaeletta). Quando nel2008ha iniziato a lavorare con Zuckerberg, non pensava di rimanere più a lungo di cinque anni. Ora, passati 14, ha deciso di voler investire più energie nellafilantropiae nella suafondazioneLean In.La sua mission è aiutare le donne «a realizzare le proprie ambizioni e a lavorare per creare un mondo più equo», fornendo loro le giuste risorse e il supporto necessario. Il suo impegno nei confronti dell’empowerment femminile si è tradotto anche in un libro,Lean in: Women, Work, and the Will to Lead(2013). Qui si parla didonne elavoro, di leadership mancate, di soluzioni semplici e convincenti per sanare questa assenza, della sua esperienza, dell’equilibrio (possibile) tra successo professionale e realizzazione personale. Se da una parte però il libro ha avuto un buon seguito per il messaggio che passa, dall’altra diverse donne hanno messo in rilievo un fatto molto importante riguardo Sandberg e il suo successo: ovvero chela volontà non sempre pagae che spesso iprivilegifanno la differenza (lei è una donna bianca con alle spalle una buona istruzione a Harvard). In Meta si è occupata dellapubblicità,un’attività che ancora oggi rappresenta una delle principali fonti di guadagno per l’azienda. Ma in questi 14 anni ci sono stati alti e bassi a causa degli scandali in cui la società si è ritrovata coinvolta. Nel 2016 Sandberg eMetahanno dovuto affrontare le critiche successive alleelezioni presidenziali statunitensivinte da Trump, relativamente al basso impegno della società nel prevenire ladiffusione di notizie false(come riporta ilNew York Times,in quell’occasione l’imprenditrice era la responsabile della politica e del team di sicurezza dell’azienda). Poi, nel 2018, è arrivato lo scandalo diCambridge Analytica,una società che ha utilizzato impropriamente i dati di alcuni utenti diFacebook. Anche in questo caso, Sandberg ha avuto un ruolo cruciale, essendo a quel tempo responsabile delle relazioni pubbliche. Come ha infatti scritto il giornale statunitense, «Fu ritenuta responsabile delle ricadute e dellarisposta confusa sulla questione». In quello stesso anno, sia lei che Zuckerberg furono chiamati atestimoniaredi fronte al Congresso degli Stati Uniti. E proprio dopo questi due importanti episodi, Sandberg ha cominciato apensare di lasciareMeta. Nel dare la notizia delle sue dimissioni, ilWall Street Journalha ricordato come, all’inizio di quest’anno, il giornale avesse contattato Meta per avere spiegazioni riguardo alle pressioni che Sandberg aveva fatto diversi anni fa sulDaily Mailpereliminare un articolosul suo ex fidanzato (Bobby Kotick) e su unordine restrittivocontro di lui risalente al 2014. «L’episodio – spiega il giornale – si collegava con un’indagine della societàsulle attività di Sandberg, incluso l’uso delle risorse aziendali per pianificare il suomatrimoniocon Tom Bernthal». Secondo laportavoce di MetaCaroline Nolan,nulla di tutto ciò ha delle connessionicon la decisione dell’ex COO di lasciare il suo ruolo (che verrà ricoperto dal prossimo autunno da Javier Olivan). Un altro elemento molto importante da considerare e al quale fa riferimento ilWSJ,è che negli ultimi tempi Sandberg era vittima diburnout,ovvero di esaurimento per il lavoro, essendo diventata la “sacca da boxe” per i problemi dell’azienda. Altro punto, secondo le dichiarazioni raccolte dal giornale Sandberg non è stata del tutto coinvolta nel piano“metaverso”. «È la fine di un’era»,ha commentatoZuckerberg. E intanto, dopo l’annuncio delle dimissioni, leazioni di Meta sono scesedel 2,6%.