La minaccia nucleare non proviene solo dalla Russia

 

Nel 2012, ho visitato per un reportagela centralenuclearedi Krško. Ricordo il ronzio costante delle centrifughe,i controlli serrati della NEK, Nuklearna elektrarna Krško, e i filari di alberi carichi di mele a pochi metri dalla recinzione dell’impianto,forse lì per dimostrare la sicurezza del sito. Ma più di tutte il ricordo si ferma suquel ronzio spaventoso e rassicurante allo stesso tempo. Fin qui tutto bene, mi dicevo,con in tasca le pastiglie di iodio prese per precauzione. La centrale slovena di Krško, costruita alla fine degli anni ’70 e inaugurata nel 1983 èfamosa per essere una delle più vicine al confine italiano. Solo 150 km separano Krško da Gorizia e Trieste. Un pelo più lontana della centrale nucleare francese di Bugey (al di là del confine piemontese), ma più vicina del conglomerato svizzero di Gösghen, Beznau e Leibstadt in Svizzera:in caso di incidente la nube tossica raggiungerebbe facilmente la Lombardia. Noi italiani di fatto viviamo nelle vicinanze di centrali nucleari dei nostri vicini francesi, svizzeri e sloveni. Se si verificasse un incidente in uno di questi impiantiscatterebbero misure di sicurezza notevoli–il riparo al chiuso e l’intervento di iodoprofilassi – per il Settentrione italiano, come richiesto dal piano nazionale per il rischio nucleare.L’ombra nucleareincombe anche sull’Italiache due volte ha ripudiato l’atomo. Per questo il 28 e il 29 dicembre 2020, quando si sono registrati due terremoti di magnitudo 5.2 e 6.3 nella regione di Sisak, nella vicina Croazia,nel Triveneto molti cittadini si sono preoccupati. Niente danni per fortuna, il 31 ha ripreso a funzionare regolarmente. Per gli ambientalisti però Krško rimaneun rischio: la centrale infattiè stata costruita in prossimità di tre faglie attive(Orlica, Libna e Artiče) in grado di produrre terremoti di magnitudo massimapari a circa 7, dunque anche più forti di quello de L’Aquila del 2009. «È dimostrato che il reattore progettato negli anni ’70, dell’altro secolo, è protetto dai terremotiin modo assolutamente insufficiente», commentano da Legambiente. Concordi sismologi italiani, francesi e sloveni:il sito è inadeguato per una centrale nucleare. La centrale avrebbe potuto chiudere i battenti nel 2023, a conclusione del suo ciclo vitale. Ma per il governo sloveno Krško deve vivere. Per questoè stato richiesto un prolungamento di 20 anni delle sue funzioni, aggiungendo anche un nuovo reattore da 1100 megawatt con ciclo di vita di 60 anni. L’autorizzazione non c’è ancora. Per impedire la dismissione il governo di Janez Janša,deve ottenere una valutazione di impatto ambientale anche dagli stati vicini, dunque inclusa l’Italia. Da Roma tutto tacenonostante il rumore creato da Legambiente intorno alla questione. È un momento difficile per prendere una decisione di questo tipo a cuor leggero e che riporta per l’ennesima volta il tema del nucleare e di unapolitica energetica comune europea. Fukushima e più recentemente la presa di Chernobyl hanno dimostrato che anchele tecnologie più avanzate e le procedure più sofisticate di messa in sicurezza possono falliredi fronte a fenomeni catastrofici, così come di fronte a eventuali crisi belliche. D’altro cantoil nucleare è una fonte a emissioni climalteranti zeroche offre nella sua futura evoluzione – con la fusione –prospettive interessanti. Possiamo scegliereun’opzione zero, ovvero quella di produrre meno energia. Anche questa non è affatto escludibilesenza cadere nel pauperismo. Abbiamo ignorato per decenni le possibilità di efficientamento energetico e di economia circolare, che ci dicono che possiamo ridurre anche di varie decine di punti il nostro consumo energetico. Il problema è una visione coerente e coordinata della politica. Come nella crisi pandemicasono state prese molte decisioni affrettate(alcune inevitabilmente affrettate), anche in questa crisi energetica si è persa la calma e si vuole dare spazio al carbone, esi rimettono in sesto centrali nucleari che destano preoccupazione e molto altro. Le nazioni hanno ildiritto alla sovranità energetica, specie quando il governo è democraticamente eletto. Se si vuole fare il nucleare allora tutti ne traggano rischi e opportunità, altrimenti si prendauna decisione pan-europeaa dire no alla fissione nucleare esi imposti un piano di efficientamento energetico davvero ambiziosoaccompagnato a una temporanea diversificazione di gas e a una crescita della produzione da rinnovabili spinta dall’urgenza bellica. Krško è un altro tassello di questocomplicato puzzle chiamato energia.Ma è bene ricordare che per l’Europa vale sempre il principio di precauzione. E forse almeno in questo casopotrebbe essere sensato ottenere ildecomissioningdella centrale. Dopo pandemia e una guerra ad alta intensità, meglio evitare un nuova catastrofe nucleare sul continente europeo.