Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. (ANSA/LUIGI MISTRULLI CREDIT)
Ambiente

Economia circolare e termovalorizzatore non “cozzano”

Secondo l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, Roma ha bisogno di un nuovo impianto per lo smaltimento dei rifiuti. Che vada, però, di pari passo con un potenziamento della raccolta differenziata
di Riccardo Liguori
Tempo di lettura 6 min lettura
13 maggio 2022 Aggiornato alle 09:00

Le vie di mezzo esistono. Lo dimostra Edo Ronchi, a lungo tempo ministro dell’Ambiente, sotto il governo Prodi I e D’Alema I e II, che ai microfoni della Svolta ha spiegato perché il progetto del termovalorizzatore nella Capitale potrebbe aiutare Roma a gestire meglio l’annoso e radicato problema dei rifiuti.

Il termovalorizzatore può essere la soluzione per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nella Capitale?

La soluzione nella gestione dei rifiuti richiede molto, e prioritariamente, altro. Come la prevenzione con misure concrete per fermare la crescita dei rifiuti e ridurne la produzione, raccolte differenziate ben fatte e di percentuale elevata, riciclo con impianti adeguati. Il termovalorizzatore nella visione europea dovrebbe servire a chiudere il ciclo, per la parte residuale non riciclata (che residua dalle impurità delle raccolte differenziate, dagli scarti del riciclo e dalla quota residuale indifferenziata), per recuperare quel po’ di energia recuperabile e minimizzare il ricorso alla discarica, recuperando in impianti dedicati anche le ceneri pesati e le scorie.

Perché Roma ha questo problema con i rifiuti?

Nel 2021, Roma capitale ha prodotto 2.250.000 tonnellate di rifiuti (dato stimato). Roma capitale, la provincia di Roma, è la più grande concentrazione provinciale italiana di produzione di rifiuti, oltre che per i 4,3 milioni di abitanti, per i flussi turistici, per la presenza consistente di uffici della capitale che attraggono presenze e per una nutrita presenza di studenti fuori sede. Roma capitale non ha alcun impianto di incenerimento e dispone di due discariche che si stanno esaurendo (Colleferro e Civitavecchia). Supponendo di arrivare al 90% di raccolta differenziata (che non fa nessuna grande città), contando scarti minimi del 13%, arriviamo a un riciclo di meno dell’80% dei rifiuti. Resterebbero comunque 450 mila tonnellate di rifiuti non riciclati da smaltire.

Come si risolve un problema tanto radicato?

O si portano altrove come già in parte si sta facendo (fuori Regione e all’estero), o si smaltiscono in discarica, o si termovalorizzano. Spostarli altrove comporta costi aggiuntivi, ambientali ed economici, del trasporto e non mi pare una buona soluzione. Le discariche si stanno esaurendo, sono la soluzione più impattante, al punto che le normative europee puntano a minimizzarne l’impiego, ponendo anche un limite massimo dello smaltimento del 10% dei rifiuti. La termovalorizzazione per la parte residuale che, date la quantità dei rifiuti di Roma capitale, è comunque consistente, è preferibile alle altre due opzioni disponibili. Si discute anche di altre tecnologie: pirolisi, gassificazione e riciclo chimico. È bene discuterne: a quanto mi risulta, queste tecnologie non sono impiegate con successo per rifiuti urbani, ma solo per particolari tipologie di rifiuti (plastiche e pneumatici per es.) spesso sono ancora prototipi o impianti sperimentali e sono costose.

Perché c’è ancora molta confusione sulla differenza tra inceneritore e termovalorizzatore?

Come tutti gli impianti anche i termovalorizzatori hanno avuto una loro evoluzione: i vecchi inceneritori generavano maggiori emissioni, i termovalorizzatori più recenti hanno migliorato le combustioni, richiesto trattamenti e selezioni di rifiuti immessi e migliorati i trattamenti e i filtri sui fumi, migliorando molto le prestazioni ambientali. Lo scorso anno ho avuto modo di valutare gli impatti ambientali del termovalorizzatore di Parma, uno dei più recenti e molto contestato prima del suo funzionamento. La giunta Pizzarotti era molto critica sull’impianto e quindi ha imposto controlli rigorosi alle emissioni e delle centraline di per la qualità dell’aria: da questi controlli – i cui risultati sono stati resi disponibili - non sono risultate emissioni significative, né impatti rilevanti sulla qualità dell’aria, compromessa invece dal traffico veicolare e da altre fonti. La differenza rispetto ai vecchi inceneritori è anche quella del recupero di energia termica dei nuovi termovalorizzatori con la quale si produce energia elettrica e, alcune volte, anche calore per teleriscaldamento e altri usi.

Economia circolare e termovalorizzatore possono essere compatibili?

Se impiegato per la quota residuale di rifiuti non riciclata, il termovalorizzatore non cozza con l’economia circolare. Le imprese che effettuano il riciclo dei rifiuti (di plastica, di carta e cartone, di pneumatici fuori uso per esempio) lamentano a volte che non sanno come smaltire i residui non riciclati dei loro impianti. Affermano anche che questa carenza e i costi che devono sostenere per smaltire questi residui dell’attività di riciclo sono un ostacolo allo sviluppo della stessa attività industriale di riciclo. L’economia circolare non punta certo ad aumentare i termovalorizzatori, ma a ridurre i rifiuti, a prolungare la durata, la riutilizzabilità, la riciclabilità dei prodotti e il riciclo dei rifiuti. Dove sono presenti molti termovalorizzatori, l’economia circolare porterà a una loro riduzione. Attenzione però a non fare demagogia: nel caso della provincia di Roma non siamo affatto in presenza di un eccesso di termovalorizzazione da ridurre con l’economia circolare. Qui abbiamo la necessità di chiudere il ciclo, gestendo anche la parte residuale, consistente, dei rifiuti urbani, non riciclata.

Il termovalorizzatore non potrebbe diventare una scusa per disincentivare la raccolta differenziata?

Potrebbe disincentivare la raccolta differenziata se la dimensione del termovalorizzatore fosse eccessiva e la gestione dei rifiuti fosse arretrata e puntasse all’incenerimento di massa. Non è però inevitabile: a Roma la raccolta differenziata, senza termovalorizzatore, è comunque bassa, al 50%. In provincia di Milano invece, con ben 3 termovalorizzatori, la raccolta differenziata è al 70%.

Cosa ne pensa delle posizioni avverse a questa soluzione?

Penso che coloro che credono che la soluzione del problema dei rifiuti sia l’incenerimento di massa non siano aggiornati e abbiano scarsa sensibilità ecologica. Penso anche che coloro si oppongano sempre, comunque e ovunque a ogni ricorso alla termovalorizzazione in nome della tutela dell’ambiente, sbaglino. Da tempo cerco di affermare una visione e una pratica ecologica che vorrei fosse efficace per i risultati che raggiunge e non per le intenzioni dichiarate, praticabile, per essere praticata nei tempi stretti ormai disponibili, e razionale perché è la sola che vedo capace di fare i conti con i numeri e i fatti e quindi di essere credibile.

A chi sostiene che, anziché costruire un termovalorizzatore, la soluzione sia potenziare la raccolta differenziata cosa risponde?

Condivido il fatto che a Roma vada aumentata, e di tanto, la raccolta differenziata. L’esempio delle altre capitali europee non gioca a favore della contrarietà all’inceneritore per Roma: Parigi ha un inceneritore a Issy-les-Moulineaux, un comune della cintura, Berlino ha un impianto di incenerimento dei rifiuti a Ruhleben-Charlottenburg, Madrid ha un inceneritore, quello di Valdemingómez. Londra ha un inceneritore al London Energy Ecopark di Edmonton e via dicendo.

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