Futuro

L’impatto ambientale delle Big Tech cresce sempre di più

L’ultimo report di Karma Metrix registra un aumento del consumo energetico del 48% in tre anni. Oltre alle emissioni di CO2 - legate anche allo sviluppo dell’AI – preoccupa il crescente consumo idrico
Credit: Alexander Park
Tempo di lettura 4 min lettura
17 maggio 2024 Aggiornato alle 07:00

I principali colossi digitali americani - tra cui Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft e Nvidia - avrebbero aumentato il loro consumo energetico del 48% in tre anni, a un ritmo cinque volte superiore rispetto alla crescita del consumo mondiale.

Lo sottolinea il rapporto 2024 dell’Osservatorio di Karma Metrix, una società che si occupa di misurare l’impatto ambientale delle principali Big Tech.

Le sei Big Tech emettono complessivamente più anidride carbonica della Repubblica Ceca (130,1 milioni di tonnellate) e consumano più energia di Paesi come il Belgio o il Cile (91 milioni di megawattora).

Electronic Hub ha stilato una classifica delle dieci maggiori aziende digitali responsabili dell’aumento di emissioni di CO2. Al primo posto ci sarebbe Samsung, con 20,1 milioni di tonnellate prodotte all’anno. Tra le sei Big Tech la prima è Amazon, con 16,2 milioni di tonnellate di CO2 annuali.

È interessante osservare che le aziende che hanno aumentato di più il loro impatto ambientale sono quelle che stanno investendo maggiormente nell’intelligenza artificiale.

Microsoft ha registrato un +41,8% di inquinamento digitale in tre anni, al contrario di Google, che con un -1,3% ha investito meno in intelligenza artificiale.

Una ricerca pubblicatau su Science Direct analizza le strategie adottate dalle imprese digitali per aumentare la sostenibilità attraverso l’intelligenza artificiale, sottolineando una relazione complicata tra i due fattori. Secondo Jesse Dodge, scienziato ricercatore all’Allen Institute for AI,

l’impatto dell’intelligenza artificiale può dipendere da dove quest’ultima viene utilizzata: in Francia, dove la rete elettrica è piuttosto pulita, si avrà un inquinamento minore rispetto ad alcune parti degli Stati Uniti altamente dipendenti dai combustibili fossili.

Oltre alle emissioni di anidride carbonica e alle sfide dell’AI, un altro rischio ambientale legato alle grandi industrie digitali è rappresentato dal largo consumo di acqua. Questo perché le Big Tech, per alimentare i loro centri di produzione, utilizzano riserve di acque pubbliche e falde acquifere.

Sempre dal report di Karma Metrix, emerge che nel 2022 Google ha consumato oltre 21 milioni di metri cubi di acqua.

Microsoft si dichiara invece una Big Tech water positive, in grado di ripristinare più del doppio dell’acqua consumata entro il 2030. L’azienda ha inoltre preso parte alla quarta rivoluzione industriale digitale per gli oceani del World Economic Forum, volta a impiegare dati e sviluppare sistemi per proteggere gli oceani nel mondo e aumentare la sostenibilità delle industrie vicino al mare.

È importante osservare che questi impatti ambientali non sono distribuiti equamente nel mondo, e causano maggiori rischi nei Paesi che sono già considerati più marginalizzati rispetto ad altri. Per far fronte alle sfide climatiche, le sei Big Tech si impegnano a ridurre i propri consumi energetici.

Per esempio, entro il 2030 Apple intende diminuire le proprie emissioni del 75%. Il colosso americano dichiara di aver ridotto le proprie emissioni di gas serra del 55% dal 2015.

Nonostante le buone intenzioni, i dati di Karma Metrix confermano l’enorme impatto sul Pianeta dell’industria digitale, destinato ad aumentare a causa dello sviluppo dell’AI.

Inoltre, circa il 60% della popolazione mondiale non sarebbe a conoscenza dell’inquinamento digitale. Secondo stime fornite dalla Bbc, nel 2020 l’inquinamento digitale rappresentava circa il 3,7% delle emissioni di gas serra a livello globale, un dato simile all’inquinamento totale prodotto dagli aerei.

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