Ambiente

Più riscaldamento globale, più aria condizionata: un pericoloso circolo vizioso

Il monito arriva dal rapporto Onu presentato alla Cop28: con l’aumento delle temperature, crescono anche il ricorso al raffreddamento e, soprattutto, le emissioni climalteranti
Credit: Sergei A 

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6 dicembre 2023 Aggiornato alle 07:00

La conclusione a cui sono giunte le Nazione Unite è forse semplice, quasi ovvia, ma non va assolutamente sottovalutata.

La nuova ricerca che l’Onu ha presentato a Dubai alla Cop28, la sua Conferenza sul clima, mette nero su bianco un dato di fatto: con l’aumento del riscaldamento globale, l’utilizzo dell’elettricità per l’aria condizionata contro le ondate di calore raddoppierà entro il 2050 e continuerà a crescere insieme alle emissioni di gas serra, dando vita a un circolo vizioso senza via d’uscita. Si stima inoltre che la capacità delle apparecchiature di raffreddamento installate in tutto il mondo triplicherà.

L’avvertimento, sottolineato dal New York Times, contiene un’ulteriore previsione: entro poco più di 25 anni, il 10% delle emissioni globali deriverà appunto dagli sforzi per rinfrescare gli ambienti e gli edifici, se le tendenze attuali non subiranno modifiche. Risulta evidente che questa prospettiva rappresenterebbe un duro colpo anche per la transizione energetica.

Quali sono le possibili soluzioni, dunque? Da un lato si può tentare di puntare sul cosiddetto raffreddamento “passivo”, cioè quell’insieme di strategie che contribuiscono a mantenere le temperature basse senza incrementare il consumo di corrente elettrica, come l’isolamento delle pareti e la creazione di superfici riflettenti.

Il perfezionamento dell’efficienza energetica poi costituisce naturalmente un punto essenziale, secondo il rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ma anche i progetti che estendono l’ombra naturale e la ventilazione delle strutture possono rivelarsi particolarmente efficaci.

Parallelamente bisognerebbe procedere con l’eliminazione dei refrigeranti altamente inquinanti, detti idrofluorocarburi: questo passo, già da solo, aiuterebbe a ridurre le emissioni previste per il 2050 di oltre il 60%, stando al report dell’Onu. Allo stesso scopo, inoltre, potrebbe essere utilissima una rapida transizione verso le fonti di energia rinnovabile come l’eolico e il solare per alimentare i condizionatori d’aria.

Intanto, con l’aumento delle temperature medie globali, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha dato praticamente per certo che il 2023 si confermerà come l’anno più caldo della storia. Gli ultimi nove anni sono stati i più caldi prendendo in considerazione i 174 anni di osservazioni scientifiche registrate.

Un altro punto che il Rapporto delle Nazioni Unite mette in evidenza cerca di responsabilizzare le nazioni più ricche del pianeta, i cui piani climatici finora sono stati definiti insufficienti. Sono loro ad avere maggiori possibilità di successo nella lotta alle emissioni, perché i Paesi in via di sviluppo non hanno mezzi e risorse adeguati per reagire di fronte a queste situazioni.

Anzi, le economie meno potenti si trovano ad affrontare l’altra faccia della medaglia. È stato calcolato che circa 1,2 miliardi di persone in 77 Stati sono ad alto rischio di cattiva salute e mezzi di sussistenza proprio a causa dell’assenza di accesso al raffreddamento, perché mancano le tecnologie, i condizionatori e i frigoriferi, non soltanto nelle case ma anche nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

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