Culture

Fabio Genovesi: «le cose belle accadono per sbaglio»

La scoperta dell’America raccontata da un punto di osservazione inedito. Fabio Genovesi in Oro Puro si addentra in una branca della letteratura italiana totalmente nuova e crea un romanzo da leggere d’un fiato
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5 novembre 2023 Aggiornato alle 07:00

Cosa succede quando i timidi prendono il microfono? Con un po’ di fortuna si scopre l’America. Perché si sa «le cose belle accadono per sbaglio».

Con queste parole, Fabio Genovesi, a giugno, presentava a Torino il suo nuovo libro. Ancora non sapeva, o quantomeno ci sperava soltanto, che sarebbe stato accolto con così tanto piacere dai lettori.

Perché? Perché il vincitore del Premio Strega 2015, con il suo settimo romanzo, si è spogliato di tutto ciò che fino a quell’istante aveva indossato. Così, chi ha acquistato Oro Puro, edito da Mondadori, si è trovato di fronte un autore quasi nuovo, con la stessa genialità e capacità di sempre di tenere incollati gli occhi sulle pagine, ma diverso da “quell’amico” che avevi incontrato sulla spiaggia ai tempi di Versilia Rock City. Attenzione, però, che diverso, in questo caso, non significa altro che più maturo.

Un cambiamento che si percepisce fin dalle prime pagine, anzi dalla prima parola (se non dalla sinossi): perché non capita spesso che Fabio Genovesi si tolga dai protagonisti delle sue storie. Questa volta l’ha fatto, anche se i più attenti avranno compreso che si tratta di distacco fittizio. Già perché il fatto che non sia lui il primo personaggio della storia, fa in modo che (in fondo) lo siano tutti. Di questo però ce ne si accorge alla fine, quando diventa chiaro quanto Oro Puro sia un racconto di attualità, soltanto ambientato 500 anni fa.

Oltre 400 pagine nate a loro volta da una lettura dell’autore: i diari di Cristoforo Colombo, dove a colpirlo fu un fatto in particolare, l’affondamento della Caravella Santa Maria, provocato dalla manovra di un giovane mozzo inesperto.

Chi era quel giovane? Come si chiamava? Qual era la sua storia? E così ecco che 15 anni dopo, quel giovane ha un nome, Nuno, e una storia fatta di drammi, tragedie, discriminazioni, speranza, curiosità, amori e imprevisti.

Una storia che inizia nel 1492 e racconta sotto tutt’altro punto di vista il viaggio che portò alla scoperta del Nuovo Mondo. In Oro Puro, infatti, colui che ha scoperto l’America è “solo” la spalla di quel ragazzino figlio di una prostituta ebrea, perseguitata per la sua etnia, che gli insegna a scrivere senza sapere che, quello, sarà ciò che gli cambierà la vita.

Un ragazzino che dopo la morte della madre, per scappare, a modo suo, da drammi troppo grandi per una vita di soli 16 anni, s’imbarca come ultimo mozzo per l’equipaggio di questo ammiraglio sconosciuto che porta il nome, per l’appunto, di Cristoforo Colombo.

Dove lo porterà quel viaggio non lo sa e (forse) non lo saprà mai. A bordo conosce gli altri membri, gli ufficiali e infine il capitano, interagirà con ognuno, si preoccuperà per loro e comincerà a scoprire cosa significa sentirsi parte di qualcosa. E anche innamorarsi.

Le pagine ribaltano passo dopo passo la concezione fissata nell’immaginario collettivo dell’eroe forte, coraggioso e per forza superbo, sostituendolo con un altro più impacciato, inesperto e sensibile, che dimostra di essere ancor più prode proprio per la sua umiltà.

Il romanzo così comincia a prendere una piega diversa e si allontana dal corso storico degli eventi, concentrandosi sugli avvenimenti e le relazioni interpersonali dei protagonisti. Sulle loro storie, apparentemente lontane e incredibilmente attuali, e sulle vicende che hanno segnato tutti gli uomini a bordo. E Nuno, a sua volta, si accorgerà della sua importanza.

L’unico in grado di saper interpretare una cartina nautica e mettere insieme le lettere grazie all’arte della scrittura e della lettura insegnata da sua mamma. Un dettaglio notato dall’ammiraglio (o “Lui” come lo chiama Nuno nel libro) che decise di nominarlo suo scrivano personale.

Con una trama totalmente innovativa per Genovesi, ma anche per la letteratura italiana in generale, le pagine scorrono leggere, in pieno stile dell’autore, senza stancare mai; diventando un racconto che, solamente alla fine, permette di comprenderne realmente il significato.

Tanto che a un certo punto vien fin da chiedersi: ma che cos’è questo oro puro? Ed è in quel momento, puntuale, che la risposta arriva da Nuno: è il tempo di valore che si ha disposizione da dedicare alle persone che ami. Tre anni, in questo caso. Ma possono essere di più o di meno, soltanto giorni o minuti. Il tempo necessario per comprendere i valori e i significati della vita.

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