Ambiente

1 rifiuto Raee su 3 finisce in un buco nero

Erion Weee e Altroconsumo hanno tracciato la destinazione di apparecchiature elettroniche dismesse. Il 60% arriva nei corretti impianti di smaltimento e recupero, il resto è diretto all’estero o in flussi illegali
Credit: IStock  

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18 ottobre 2023 Aggiornato alle 13:00

Un tesoretto che continuiamo a sfruttare troppo poco. Che fine fanno tutti quei rifiuti elettronici, dai notebook agli elettrodomestici, che all’improvviso smettiamo di usare? Dove finiscono e quanti di questi elementi, spesso composti da minerali chip e altri preziosi componenti per la transizione energetica, riusciamo davvero a recuperare?

Una domanda che Altroconsumo e Erion Weee, consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee), si sono posti nel tentativo di fare chiarezza sulla reale economia circolare di questi prodotti.

In un report Raee: Chi l’ha visto?, che ai fini statistici non è particolarmente rilevante visto il basso campione ma che può aiutare a farsi un’idea sul percorso di determinati rifiuti elettronici, vengono descritti proprio i flussi paralleli dei Raee, sottolineando come in Italia più di uno su tre sfugge al percorso della corretta filiera, il che significa ricadute sia ambientali che economiche. Per sei mesi, grazie a un tracciamento Gps, sono stati seguiti i percorsi di 350 rifiuti usciti dalle case dei consumatori ed è emerso che solo 6 rifiuti Raee su 10 di piccoli e grandi dimensioni finiscono in un impianto per il corretto riciclo.

Su una serie di apparecchiature divise in “R1 (frigoriferi, congelatori, ecc.), R2 (lavatrici, lavastoviglie, ecc.), R3 (notebook, tablet, ecc.) e R4 (elettronica di consumo e piccoli apparecchi)” è stato installato un dispositivo Gps dimostrando che solo il 66,3% è giunto fino a un impianto accreditato al Centro di Coordinamento Raee (CdC Raee), alcuni (il 4,5%) sono rimasti invece per un periodo troppo breve per una corretta lavorazione, altri (5,7%) non risultano accreditati negli impianti e infine 62 RAEE monitorati (pari al 23,5% del campione) hanno intrapreso un percorso non virtuoso.

“Ad esempio - si legge nel report - 3 notebook sono arrivati in Africa; hanno lasciato i porti nazionali e sono approdati in Senegal, Egitto e Marocco. In altri casi, la trasmissione si è interrotta presso zone residenziali dove la batteria del tracciatore si è scaricata o dove il tracciatore è stato rilevato e messo fuori uso. Inoltre, non mancano Raee gettati in discariche abusive o consegnate direttamente ad acciaierie o attività di recupero e riciclo di metalli ferrosi senza essere lavorati”.

Secondo Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee, «questa inchiesta evidenzia ancora una volta il cuore del problema: accanto al Sistema Raee italiano che funziona e porta benefici al Paese c’è una zona grigia fatta anche di traffici illeciti. Se vogliamo che le cose cambino non possiamo più fare finta che questo fenomeno non esita. È necessario, affinché non vengano vanificati gli sforzi dei cittadini e dei soggetti virtuosi che operano nel settore, intensificare i controlli lungo la filiera e prevedere sanzioni più dure per chi alimenta questi flussi. Nel nostro Paese gli impianti accreditati al Centro di Coordinamento Raee sono in grado di riciclare oltre il 90% in peso dei Raee; il problema non è quindi il riciclo, ma la raccolta: una parte di questi resta nelle case degli italiani, ma gli altri? Finiscono in mano a soggetti che usano i Raee unicamente per il proprio tornaconto, catturando le materie più facili da estrarre nel modo più economico, senza minimamente curarsi dell’aspetto ambientale. E questo comporta anche una significativa diminuzione della capacità di riciclare tutte le Materie Prime Seconde e le Materie Prime Critiche, fondamentali e strategiche per il nostro Paese, contenute nei Raee».

Attualmente la raccolta pro-capite di Raee domestici in Italia si attesta su 6,12 kg per abitante a fronte di un obiettivo europeo pari a 11 kg.

Parallelamente però, nonostante il “buco nero” in cui finiscono certi rifiuti, cresce nel Paese l’attenzione per le tematiche green e di riciclo, come ricorda l’ultimo report dell’Osservatorio Nazionale LifeGate.

Infatti cresce del 6% la percentuale degli italiani (43%) che conosce e sa descrivere il concetto di economia circolare “mentre sono più di 3 su 4 i cittadini che dichiarano di fare la raccolta differenziata di rifiuti speciali come a esempio i Raee”.

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