Bambini

Diritti e minori: su quali urgenze è necessario investire

Secondo l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Carla Garlatti, su contrasto alla povertà e alla dispersione scolastica, tutela dei migranti non accompagnati, protezione della salute mentale ed educazione digitale
Credit: Save the Children 
Tempo di lettura 7 min lettura
14 ottobre 2023 Aggiornato alle 20:00
  • Indice dei contenuti
  • Le politiche per combattere la povertà assoluta
  • Il contrasto alla dispersione scolastica
  • La tutela della salute mentale
  • La protezione dei minori migranti
  • L’educazione digitale come mezzo per tutelare la privacy

«L’Italia deve mettere i diritti dei bambini e i ragazzi al centro delle politiche pubbliche, e deve farlo in maniera strutturata. È necessaria una legge che preveda la loro partecipazione all’iter dei provvedimenti che li riguardano. Oggi i minorenni non si sentono ascoltati». È con queste parole che Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, ha consegnato in Parlamento l’annuale relazione sulle attività svolte nel 2022 mirate alla tutela degli under 18 in Italia.

Quella rilevata da Garlatti è una situazione a dir poco critica sotto molti punti di vista: «non ha senso parlare di futuro senza l’impegno di tutti gli adulti ad assicurare a ogni minorenne un presente libero da abusi, violenza, discriminazioni, differenze economiche e sociali, disagio e povertà», ha commentato prima di mettere in luce i dati allarmanti.

Le politiche per combattere la povertà assoluta

1 milione e 382.000, questo è il totale dei bambini e dei ragazzi costretti in Italia a vivere in una condizione di povertà assoluta. Ciò significa che un bambino su 9 (a fronte di un totale di circa 9,8 milioni di minori) vive in famiglie che non sono in grado di permettersi le spese minime per condurre uno stile di vita accettabile. Dove accettabile si traduce in “avere il pranzo e la cena”.

Un fenomeno che vìola il principio di eguaglianza sostanziale previsto dalla Costituzione e che impone ai decisori politici di realizzare gli strumenti necessari per rendere concreto, efficace ed esigibile questo diritto. In tal senso, l’Autorità si appella all’urgenza non più rinviabile di adottare “scelte politiche che pongano l’accento sulla multidimensionalità dei fenomeni di povertà minorile ed esclusione sociale, promuovendo un intervento precoce e multidisciplinare”, si legge nella relazione. “Bisogna assicurare ai bambini e ai ragazzi pari opportunità a prescindere dalla condizione di status sociale e di provenienza, adottando politiche che permettano di crescere come persone e di sviluppare capacità, talenti e competenze”.

Il livello di povertà, inoltre, cambia da regione a regione e anche questo è un aspetto non più accettabile al giorno d’oggi. Si tratta di un grave problema che non influenza unicamente l’esperienza dei bambini durante l’infanzia, ma riduce le opportunità di vita anche da adulti, alimentando il ciclo della povertà intergenerazionale e minando la coesione sociale.

Il contrasto alla dispersione scolastica

Lo stato di povertà economica è strettamente connesso alla povertà educativa. La relazione mette in luce un significativo impatto della pandemia sull’accesso all’istruzione ed evidenzia come gli studenti provenienti da contesti culturali e sociali svantaggiati sono quelli che risentono maggiormente degli effetti negativi del lockdown sulla loro formazione.

In modo più esplicito, si tratta del 22,7% di minori che, a fronte di genitori con (al massimo) la licenza media, non riesce a ottenere il diploma. Fra questi un ulteriore 22% spesso abbandona a metà il proprio percorso scolastico ed è stato analizzato che si tratta di una percentuale di minori provenienti da famiglie con genitori disoccupati o con professioni non qualificate. Questo può voler significare che spesso chi si trova in condizione di difficoltà economica non può permettersi nemmeno di investire sul proprio futuro.

Garlatti si rivolge alle istituzioni, alle imprese, agli ordini professionali e al terzo settore per affrontare il fenomeno della dispersione scolastica, proponendo «aree di educazione prioritaria nelle regioni più ad alto rischio di esclusione sociale. Aree che dovrebbero concentrare le risorse per migliorare la qualità delle scuole e dei servizi frequentati dai bambini più vulnerabili. Si tratta di un allarme che non si può più ignorare se si vuole garantire un futuro a tutte le nuove generazioni, ma per attuare queste politiche è essenziale un’azione congiunta».

In merito a questi due macro temi (povertà e dispersione scolastica) Carla Garlatti è molto chiara: «Quando pensiamo al futuro tendiamo a rinviare e a pensare al domani, invece il futuro è adesso. Ed è oggi che dobbiamo intervenire».

La tutela della salute mentale

All’interno della relazione viene trattato anche un altro tema a dir poco fondamentale e che fortunatamente sta cominciando, ogni anno, ad avere sempre più rilevanza: quello della tutela della salute e del benessere mentale dei minori. Nel corso del 2022 l’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza ha condotto un’indagine in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per fornire ai politici le prove necessarie per spingerli ad adottare interventi adeguati, soprattutto nei confronti dei più giovani e i più vulnerabili.

I risultati hanno confermato come la pandemia e le misure imposte dal lockdown abbiano avuto un impatto molto pesante sulla vita dei minori e delle loro famiglie, incidendo in molti aspetti: dall’aumento di richieste di supporto economico, fino a quello di tipo sociale. Fra i più colpiti dalle conseguenze delle restrizioni i minori disabili, i migranti e le famiglie in condizione di povertà.

Carla Garlatti ha quindi invitato le regioni e il Governo a potenziare i finanziamenti e le competenze specializzate nella salute mentale dei minori, per creare sinergie fra i servizi terapeutici, le scuole e il terzo settore, e garantire percorsi di cura e supporto.

La protezione dei minori migranti

Per bambini e ragazzi lasciare la propria terra molto spesso non è una scelta. Il più delle volte scappano da guerra e povertà. Molti minori si trovano a viaggiare da soli, senza famiglia, e arrivano in Italia accompagnati soltanto da sogni e preoccupazioni non adatte alla loro età.

La relazione mostra che sono oltre 21.000 i minori che arrivano in Italia non accompagnati e di questi la maggior parte si scontra con una realtà brutale, priva di accoglienza e inclusione. Attenendosi alle procedure amministrative, per ottenere il permesso di soggiorno e avviare un percorso di inserimento sociale, i ragazzi devono aspettare diversi mesi e questa situazione non può che generare ansia, stress, timori e anche frustrazioni.

Garlatti, per analizzare meglio la problematica e fornire risposte più dettagliate, ha incontrato negli scorsi mesi i ragazzi nelle strutture del Sai (Sistema di Accoglienza e Integrazione). Da queste visite è emersa la necessità di «completare l’attuazione della legge 47/2017 e costruire un sistema di prima accoglienza strutturale. È impensabile che sia visto solo come risposta alle emergenze. Ma non solo, è fondamentale adottare il decreto che disciplina il primo colloquio dei minorenni e a ognuno di loro devono essere assicurati 3 diritti: la presunzione di minore età, la collocazione in una struttura riservata esclusivamente ai minori e un tutore volontario».

L’educazione digitale come mezzo per tutelare la privacy

Nel 2023 è impensabile che i minori non entrino in contatto con le tecnologie, dal semplice utilizzo dello smartphone per giocare, fino ai social alle app di messaggistica. Ma far capire cosa è giusto, cosa è sicuro e soprattutto in che modo la tecnologia può accompagnare i minori nella crescita, è un compito che spetta principalmente agli adulti.

In linea con questo pensiero l’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza ha ideato un progetto formativo rivolto agli insegnanti delle scuole primarie (in quanto l’età di primo approccio alla rete è sempre più bassa) dedicato ai diritti dei minorenni nell’ambiente digitale. L’obiettivo è stato quello di stimolare la riflessione sull’uso consapevole del web, per integrarlo nel contesto della vita quotidiana. La partecipazione è stata altissima: 500 scuole, 651 docenti, 502 classi e oltre 29.000 alunni in tutta Italia. Questi numeri dimostrano che il nostro Paese ha un forte bisogno di essere educato al digitale affinché questo possa essere un’opportunità e non una minaccia.

Per questo motivo Garlatti, nella relazione invita tutte le istituzioni a investire nell’educazione digitale tramite un progetto di sensibilizzazione nato per insegnare (e non solo ai bambini) come utilizzare la rete in modo sicuro e garantire la tutela della privacy e delle immagini personali online.

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