Bambini

Aumentano i reati verso bambine e ragazze

Il rapporto Indifesa di Terre des Hommes traccia il quadro dei reati a danno dei minori e rivela che in molti casi a farne le spese, soprattutto dal punto di vista sessuale, sono bambine e ragazze
Credit: Chelsi Peter

I reati nei confronti dei minori, specialmente quelli a sfondo sessuale, sono in drastico aumento. E a peggiorare sensibilmente sono soprattutto quelli a danno di bambine e ragazze.

È questo lo scenario emerso dal rapporto Indifesa dell’associazione Terre des Hommes.

Alla presentazione, svoltasi al Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) di Roma, hanno partecipato Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia; Carla Garlatti, autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza; Donatella Vergari, presidente di Terre des Hommes, Federica Giannotta, responsabile advocacy e programmi Italia Terre des Hommes, Stefano Delfini, direttore del Servizio Analisi Criminale, Oleksandra Romantsova, executive director del Center for Civic Liberties e Premio Nobel per la Pace 2022 e Claudia Segre, co-chair Women7.

Il quadro generale

Nel 2022 i reati denunciati a danno di minori in Italia sono stati 6.857, con un aumento complessivo del 10% rispetto al 2021.

Il peggioramento maggiore riguarda le violenze sessuali, cresciute del 27%. L’89% dei 906 casi segnalati riguardano bambine e ragazze.

Ad aumentare sono stati però anche i reati di violazione degli obblighi di assistenza familiare (+10% rispetto al 2021); abuso dei mezzi di correzione o disciplina (+17%), maltrattamento contro familiari e conviventi (+8%); sottrazione di persone incapaci (+8%); abbandono di persone con minori o incapaci (+13%); detenzione di materiale pornografico (+9%); atti sessuali con minorenne (+4%); violenza sessuale aggravata (+13%).

Il trend viene tristemente confermato anche prendendo in considerazione un arco temporale di 10 anni.

Dal 2012 i crimini nei confronti dei minori sono aumentati del 34%, passando da 5103 a 6857: «I dati relativi al 2022 sono elevati, e alla preoccupazione per la crescita tendenziale degli indicatori, abbastanza costante negli ultimi anni, va aggiunto l’allarme per le possibili e gravi conseguenze che derivano da altra forma di violenza - ha dichiarato Stefano Delfini, direttore del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. - Per affrontare questo fenomeno è necessario un esame accurato e un approccio complessivo, che prendano le mosse da un’effettiva conoscenza del fenomeno, nelle sue dimensioni e nelle sue tendenze evolutive. In particolare, è fondamentale riservare la massima attenzione alle violenze e agli abusi sui minori online e non solo nella prevenzione e nel contrasto, ma anche nell’attività di supporto alle vittime e nella predisposizione di campagne informative mirate a rimuovere quegli ostacoli socio-culturali per debellare il fenomeno nel prossimo futuro».

La maggioranza di vittime femminili

La maggior parte delle vittime coinvolte nei reati, in particolare quelli di natura sessuale, sono bambine e ragazze.

Nel 2022 le ragazze rappresentavano l’89% delle vittime, registrando un aumento del 2% rispetto all’anno precedente e addirittura del 4% rispetto al 2012.

Inoltre, nel corso del 2022, il 65% delle vittime di prostituzione minorile erano bambine, rispetto al 60% nel 2012 (su un totale di 37 casi nel 2022 e 77 nel 2012).

La predominanza di vittime di sesso femminile si riflette anche in altre tipologie di reato, come a esempio nel maltrattamento di familiari e conviventi minori (53%), nella detenzione di materiale pornografico (71%), nella pornografia minorile (70%), negli atti sessuali con minorenni (79%), nella corruzione di minorenni (76%) e nella violenza sessuale aggravata (86%).

«Alla luce del nuovo, tristissimo record nei dati e degli aumenti di violenza sessuale e sessuale aggravata, vicende come lo stupro di Palermo appaiono come una cartina di tornasole della cultura patriarcale, maschilista, prevaricatrice e violenta che riduce il corpo di una donna a un “pezzo di carne”, in violenze nate per essere mostrate e che sembrano volere imprimere il sigillo del potere maschile, individuale e di gruppo - commenta Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes. - Se vogliamo invertire la rotta dobbiamo costruire una risposta organica, sistematica, diffusa che affronti di petto questa situazione inaccettabile. Qualcosa in termini legislativi si è fatto, con l’introduzione del Codice Rosso, ma manca un piano di intervento di lungo periodo sulla parità di genere a scuola. Manca la volontà di introdurre, finalmente, materie come l’educazione sessuale e all’affettività, all’uso “etico” dei media digitali. E i ragazzi dovranno mettersi in gioco più di tutti: se la violenza di genere riguarda tutti e tutte, il violento è sempre o quasi sempre maschio».

Reati in calo

In questo sconfortante scenario, che dovrebbe portare ciascuno di noi a interrogarsi sulla società che ci circonda, ci sono però anche dei reati che rispetto agli anni precedenti hanno registrato un calo.

Per esempio, l’omicidio volontario è diminuito rispetto al 2021 del 37%, passando da 19 a 12 casi, con il trend che si conferma anche sul lungo periodo registrando un -33% rispetto al 2012. In discesa anche la prostituzione minorile (-14% rispetto al 2021 e -52% rispetto al 2012). Buone notizie anche per la corruzione di minore, calata del 21% in un anno.

Un caso particolare riguarda la pornografia minorile, diminuita dal 10% nel 2022 rispetto al 2021 ma aumentata del 56% tra il 2012 e il 2022.

Il peso della guerra su bambine e ragazze

Le guerre impongono un peso sproporzionato su bambine e ragazze, creando disparità di genere, negando loro diritti fondamentali e violandone i corpi. Nonostante l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 delle Nazioni Unite, adottata nel 2015 da 193 Paesi, stabilisse un ambizioso programma d’azione per promuovere la parità di genere e porre fine a ogni forma di discriminazione, violenza e pratiche dannose, garantendo l’accesso alla salute e alle risorse economiche e promuovendo la piena partecipazione economica e sociale delle donne, gli obiettivi rimangono ancora molto lontani dall’essere raggiunti.

In particolare, secondo l’Unicef, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2022, almeno 16.000 minori hanno subito abusi sessuali, matrimoni forzati e sfruttamento sessuale nelle zone colpite dai conflitti armati. La stragrande maggioranza di queste vittime, nel periodo tra il 2016 e il 2020, sono state bambine, che rappresentano il 97% dei casi.

In questo contesto, a creare il maggior numero di vittime sono divieto di accesso all’istruzione, matrimoni, gravidanze precoci e mutilazioni genitali femminili. Queste ultime rischiano, nel 2023, di coinvolgere oltre 4,3 milioni di bambine, una cifra che si prevede aumenterà ulteriormente entro il 2030, superando i 4,6 milioni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 200 milioni di donne in tutto il mondo vivono con le conseguenze di questa pratica, mentre ogni anno altre 3 milioni di bambine rischiano di subirla in circa trenta Paesi, concentrati principalmente in Africa, Medio Oriente e Asia.

Ma anche in Europa questa forma di violenza colpisce migliaia di bambine ogni anno. Si stima che ci siano già 600.000 donne e ragazze che hanno subito questa pratica, di cui 80.000 in Italia (7.600 minori). Inoltre, tra 53.000 e 93.000 bambine in Europa sono a rischio di subirla, con un’incidenza tra le minori di origine migratoria in Italia che oscilla tra il 15% e il 24%.

Istruzione

Anche il settore dell’istruzione costituisce una fonte di preoccupazione. Nel complesso, al giorno d’oggi, le ragazze hanno raggiunto il livello più alto di istruzione nella storia. Tuttavia, per quelle che vivono in Paesi colpiti dai conflitti, la situazione è molto diversa, poiché hanno più del doppio delle probabilità di non poter frequentare la scuola rispetto alle coetanee che vivono in zone di pace.

Ogni anno, inoltre, 60 milioni di studentesse subiscono violenze sessuali durante il percorso verso la scuola, spingendo molte a rinunciare al loro diritto all’istruzione. A queste sfide si aggiungono anche le condizioni delle scuole, spesso inadeguate alle esigenze delle ragazze e prive di accesso all’acqua o a luoghi sicuri per gestire le mestruazioni.

Matrimoni e gravidanze precoci

Complessivamente, nel mondo le donne e ragazze vittime ed ex vittime di matrimoni forzati sono 640 milioni, di cui oltre il 45% localizzate tra Asia meridionale e Africa sub-sahariana. Nonostante gli sforzi e i progressi in alcune zone, nel 2022 le bambine costretta a sposarsi sono state ancora 12 milioni.

L’Oms ha calcolato che nei Paesi a medio e basso reddito ogni anno 21 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni affrontano gravidanze, la metà delle quali non pianificate e indesiderate, spesso risultato di violenze sessuali e abusi. Di queste, 12 milioni diventano madri.

Nel 2021 mezzo milione di ragazze sotto i 15 anni ha dato alla luce un bambino, con la stragrande maggioranza dei casi associati a situazioni di abuso sessuale.

La situazione in Afghanistan e Iran

Dall’ascesa dei talebani al potere nell’agosto 2021, la vita per le bambine e delle donne in Afghanistan è peggiorata in modo drammatico, tanto che le Nazioni Unite hanno descritto la situazione come una forma di apartheid di genere.

Le ragazze di età superiore ai 12 anni sono state private, tra le altre cose, dell’accesso all’istruzione e di molte opportunità lavorative, sono costrette a indossare il burqa e devono essere accompagnate da un parente maschio quando escono di casa. Inoltre, non possono trascorrere del tempo in parchi e bagni pubblici, e quando sono malate non possono essere curate da medici di sesso maschile.

In Iran, sebbene non ci sia un conflitto in corso, le ragazze e le donne stanno pagando un prezzo molto alto a causa della loro lotta per i diritti, affrontando una dura repressione da parte del regime. Le proteste femminili sono esplose dopo la morte di Masha Amini, avvenuta il 16 settembre 2022 dopo il suo arresto da parte della polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Nel complesso, il numero di persone decedute a causa delle proteste è superiore a 500, tra cui 44 minori.

La situazione in Ucraina

Durante la presentazione del report di Terre des Hommes, Oleksandra Romantsova, executive director del Center for Civic Liberties e Premio Nobel per la Pace 2022, ha portato la sua testimonianza della situazione che coinvolge donne, ragazze e bambine in Ucraina.

La tensione è iniziata nel 2014 con l’occupazione della Crimea che ha creato una sorta di zona grigia in cui le forze di polizia non sono più riuscite a garantire la protezione e la sicurezza necessarie «Le donne musulmane della zona sono state sottoposte a perquisizioni che avvenivano improvvisamente, spesso alle 4 del mattino, quando le forze russe entravano nelle loro case. Queste donne si sono trovate in una situazione estremamente difficile, poiché i loro mariti venivano spesso imprigionati per motivi politici, costringendole a prendersi cura della famiglia da sole» racconta.

Tuttavia, non sono rimaste inermi di fronte a queste sfide ma hanno formato gruppi di solidarietà. «Alcune sono diventate avvocate e hanno aiutato e stanno aiutando altre donne, anche a rischio della loro vita. A partire dal 2015, a seguito di cambiamenti nelle politiche militari, le donne hanno anche la possibilità di unirsi all’esercito, e si stima che attualmente ce ne siano circa 60.000 nelle forze armate».

Purtroppo, in questi nove anni le violenze di genere e gli abusi sessuali non sono mancati, ma denunciarli è un compito difficile «poiché la mancanza di sicurezza mette le vittime in una posizione vulnerabile. La nostra associazione è impegnata a sostenere queste donne e finora ne ha aiutate circa 2.000».

#MettitiNeiSuoiPanni

«I dati del dossier quest’anno sono particolarmente allarmanti perché, in quasi tutti gli ambiti esplorati, i trend di peggioramento iniziato durante gli anni del Covid sembrano non arrestarsi. Il nostro compito – spiega Paolo Ferrara – è diffondere all’opinione pubblica i numeri che certificano come in Italia e in tutto il mondo le bambine e le ragazze vivono ancora in una condizione di inferiorità rispetto ai loro coetanei maschi, ma anche far conoscere le testimonianze di tante ragazze che quotidianamente combattono gli stereotipi e sono in prima linea per il raggiungimento della parità di genere».

E, in questa direzione, dall’11 ottobre ha preso il via la nuova campagna di sensibilizzazione, comunicazione e raccolta fondi di Terre des Hommes, che utilizza l’hashtag #MettitiNeiSuoiPanni. Questa iniziativa invita tutti a mettersi effettivamente nei panni delle bambine e delle ragazze che sono vittime di violenza. L’obiettivo è superare le discriminazioni di genere, gli stereotipi e i facili giudizi che contribuiscono a sostenere la cultura dello stupro e a ostacolare il pieno godimento dei diritti e delle libertà per le bambine e le ragazze.

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