Ambiente

Smog e microparticelle: sulla Macedonia del Nord tira una brutta aria

I valori di PM 2,5 nella capitale Skopje sono tre volte superiori alla soglia massima indicata dall’Oms. In città le morti per malattie cardiache e polmonari sono le più alte d’Europa
Credit: ROBERT ATANASOVSKI, AFP
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21 settembre 2023 Aggiornato alle 20:00

Aprendo l’app da lui stesso sviluppata per aggregare i dati sulla qualità dell’aria nelle zone in cui vive, Gorjan Jovanovski non riusciva a credere ai suoi occhi: nella sua città, Skopje, i livelli di PM 2,5 erano quattro volte e mezzo più alti della soglia massima indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, fissata a 5 microgrammi di particelle per metro cubo d’aria.

Un dato che oggi, a più di un anno di distanza dal lancio del software, è leggermente rientrato, ma resta comunque tre volte superiore alla soglia di rischio.

Trent’anni, ingegnere informatico, Jovanovski ha portato la sua battaglia nelle stanze del potere: oggi è consigliere comunale d’opposizione e insieme a un altro attivista ambientale che come lui ha ottenuto un seggio prova a tenere alta l’attenzione sull’emergenza. Insieme alle città dei Balcani occidentali e della Polonia, la capitale della Macedonia del Nord è infatti uno dei punti caldi d’Europa per il particolato inferiore a 2,5 micron di diametro.

Secondo un’analisi del Guardian basata sulla modellazione dei dati europei sulla qualità dell’aria, la città ospita tre dei distretti più inquinati del continente.

Uno studio del 2018 ha rilevato che l’aria a Skopje è così densa di sostanze inquinanti che i residenti muoiono in media due o tre anni prima rispetto a quando sarebbero morti senza questo fattore ambientale negativo. Le particelle sottili passano attraverso i polmoni e possono entrare nel flusso sanguigno, causando gravi danni a tutti gli organi.

La regione della capitale è quella che riporta il numero più elevato di morti premature da PM 2,5 di tutto il continente (225 ogni 100.000 abitanti nel 2019), seguita dalla provincia serba Podunavska oblast (205).

L’Istituto di Sanità pubblica della Macedonia ha fissato il costo sociale dell’inquinamento atmosferico di Skopje tra 0,5 e 1,5 miliardi di euro.

«È molto meglio pagare oggi 1 euro per la prevenzione per risparmiane 5 o 10 non spesi per questioni sanitarie come mortalità e giorni di malattia», afferma Mihail Kocubovski, capo del team ambientale.

Riducendo l’inquinamento da PM 2,5 entro i limiti Ue i suoi ricercatori hanno scoperto che Skopje eviterebbe un viaggio ospedaliero su cinque per malattie cardiache e polmonari. Se si raggiungessero i 10 microgrammi per metro cubo le emergenze sarebbero dimezzate.

Oltre al costo sanitario, l’inquinamento di Skopje si traduce anche in un dazio sociale che la città paga ormai da anni: secondo un sondaggio condotto nel 2022 dall’organizzazione no-profit Youth Alliance, oltre il 90% dei giovani macedoni vorrebbero trasferirsi all’estero, adducendo come motivazione anche la qualità dell’aria (oltre alla corruzione e i bassi salari presenti nel Paese).

Una cattiva progettazione del territorio e l’arretratezza dei sistemi di riscaldamento sono le principali cause dello smog in città.

Più di un quarto della popolazione nella Macedonia del Nord non riesce a tenere calda la propria casa, due terzi dei residenti di Skopje bruciano legna, spesso usando combustibile di bassa qualità, in stufe inefficienti.

I cittadini usano anche tessuti, plastica e rifiuti per riscaldare le loro case, a causa della mancanza di una fornitura di gas affidabile e dell’alto costo dell’elettricità. C’è anche chi, non potendo permettersi altro, arriva a bruciare la propria spazzatura.

Bojana Stanojevska Pecurovska, presidente del Centro no-profit per i cambiamenti climatici di Skopje, afferma che la città dovrebbe estendere la sua rete di teleriscaldamento a tutti gli insediamenti, aiutare le persone a rendere le loro case più efficienti dal punto di vista energetico e regolare il contenuto di umidità della legna da ardere. «È una questione prima di tutto sociale – dice – anche se nessuno la affronta come tale».

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