Diritti

In Giappone le donne superano gli uomini nei test di Medicina

Nel 2018 alcune università nipponiche confessarono di aver sabotato le ammissioni femminili in favore di quelle maschili. A 3 anni dallo scandalo, è arrivato il sorpasso
Credit: Moughit Fawzi
Tempo di lettura 3 min lettura
25 febbraio 2022 Aggiornato alle 19:00

Secondo i nuovi dati diffusi dal governo giapponese, nell’ultimo anno sono state più donne che uomini ad aver superato gli esami di ammissione a medicina in 81 università del Paese. È la prima volta dal 2013 (anno in cui si è cominciato a registrare i dati). Non c’è stato un grande scarto di percentuali (13,6% per le donne contro il 13,51% degli uomini), ma il fatto ha comunque rappresentato un traguardo importante. E un riscatto femminile.

Nel 2018 si è scoperto che 10 università di medicina avevano alterato i risultati finali delle studentesse per ammettere un maggior numero di uomini. Il motivo? Si temeva che in futuro queste lasciassero la carriera per concentrarsi sulla famiglia, portando conseguentemente a una carenza di medici. Tra questi 10 atenei, 6 hanno registrato lo scorso anno un maggior numero di ammissioni per le donne.

In un’indagine del 2018, condotta dal Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare, emerse che la maggioranza dei medici in Giappone fosse di sesso maschile: più di 255.000 dottori contro poco meno di 72.000 dottoresse. Ma il ministero sottolineò che il trend era in (un lento) aumento rispetto agli anni passati.

Nippon.com (il sito d’informazione della Nippon Communications Foundation) analizzò i risultati dello studio e rilevò che la maggior parte dell’occupazione medica femminile era nei reparti di dermatologia, ostetricia e ginecologia, oftalmologia, dove «Il lavoro comporta relativamente meno turni lunghi e orari irregolari», scriveva il sito. Nel reparto di chirurgia, invece, si registrava uno dei tassi più bassi.

E in Italia? Annualmente, in concomitanza dell’8 marzo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) pubblica il rapporto sull’occupazione medica femminile in Italia. Secondo i più recenti risultati, nel 2021 il 55% dei medici italiani erano uomini, poco più della metà del totale (nel 2020 erano il 56%). Il dato fa ben sperare. «Una femminilizzazione della professione medica che diventerà ancora più evidente nei prossimi 5 anni quando, secondo le proiezioni, avverrà il sorpasso», aveva scritto la FNOMCeO.

Nell’esporre i risultati, la federazione non aveva taciuto sulla questione maternità, la quale spesso può gravare sui lunghi turni di lavoro delle dottoresse (ma anche infermiere e, in generale, di tutto il personale sanitario femminile). Al riguardo, il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, faceva riferimento a «carenze e zone grigie che affliggono i nostri sistemi sanitari», le quali hanno fatto emergere, «per le colleghe, i sensi di colpa per la maternità».

«Occorre un cambio di passo - continuava Anelli - affinché non ricada soltanto sulla donna la gestione della famiglia e dei più fragili: la parità di genere passa anche da questa via». E, nella speranza che nel frattempo queste parole siano diventate realtà, aspettiamo i prossimi risultati della Federazione.

Leggi anche
gender gap
di Angelica Gabrielli 3 min lettura