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Immigrazione, la rotta terrestre più mortale è quella tra Usa e Messico

Le persone morte mentre cercavano di raggiungere gli Stati Uniti nel 2022 sono state almeno 686 ma secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sarebbero molte di più
Credit: © David Peinado/ZUMA Press Wire
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11 novembre 2023 Aggiornato alle 17:00

Sono almeno 686 le persone morte e disperse nel 2022 mentre cercavano di attraversare il confine messicano per raggiungere gli Stati Uniti. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) questo dato rende quella tra i due Paesi la rotta migratoria via terra più mortale al mondo.

Il numero delle vittime è quasi la metà dei 1.457 migranti morti e scomparsi registrati tra Stati Uniti, America centrale e America Latina nel 2022, l’anno con più vittime dal 2014, quando è iniziato il Missing Migrants Project dell’Oim. Da allora, le persone che hanno perso la vita mentre cercavano di migrare attraverso le Americhe sono state in totale 8.201.

L’Agenzia per le migrazioni delle Nazioni Unite ritiene però che il numero di morti riguardante lo scorso anno sia addirittura inferiore rispetto al reale, considerando i rischi legati alle condizioni atmosferiche che i migranti affrontare nei deserti di Sonora e Chihuahuan, ovvero colpi di calore in estate e ipotermia in inverno, e gli altri innumerevoli pericoli che incontrano lungo tutto il percorso che li porta al confine con gli Usa.

Coloro che arrivano dall’America centrale, in particolare da Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba, affrontano solitamente la rotta migratoria dei Caraibi, dove l’aumento dei decessi è stato finora preoccupante secondo l’Oim, con 350 documentati lo scorso anno rispetto ai 245 del 2021.

Ma è soprattutto tra Colombia e Panama che la presenza di bande criminali e l’ambiente selvaggio della giungla mettono a dura prova la sopravvivenza di chi viaggia. Il punto più pericoloso per attraversare il confine panamense dalla Colombia è il cosiddetto Darien Gap, una regione dove il traffico di esseri umani è elevato. Qui, nel 2022 sono state 141 le morti di migranti documentate, a fronte di quasi 250.000 migranti e rifugiati che lo hanno attraversato, quasi il doppio delle persone che hanno compiuto questo percorso nel 2021.

Anche in questo caso però si parla solo di stime, sono pochi infatti i dati a disposizione delle agenzie in quest’area remota dell’istmo di Panama. Dai sondaggi condotti dall’Oim sulle persone che hanno effettuato la traversata, emerge che 1 intervistato su 25 ha riferito che qualcuno con cui viaggiava era scomparso. Sebbene questi sondaggi non siano rappresentativi, fanno temere che il numero di persone morte o scomparse possa essere più elevato di quanto attualmente registrato.

«Il fatto che sappiamo così poco dei migranti che scompaiono nelle Americhe è una triste realtà», ha detto Marcelo Pisani, direttore dell’Oim per il Sud America. Nonostante la pericolosità del viaggio, le persone spinte dalla povertà e dalla violenza diffusa in America Latina che provano ad attraversare il Darien Gap sono in aumento: dall’inizio del 2023 sono state quasi 340.000.

Se riescono ad arrivare alla frontiera Usa, i migranti che non utilizzano le vie legali stabilite dal governo di Joe Biden a partire da maggio non sono tuttavia ritenuti idonei a fare richiesta di asilo negli Stati Uniti. Da quando il Titolo 42 previsto da Donald Trump durante il periodo di pandemia è stato rimosso, il governo americano non può più respingere nell’immediato i richiedenti asilo per motivi di salute pubblica. Chi vuole superare il confine oggi ha bisogno di scaricare un’app sul proprio cellulare, la Cbp One, che consente a chi migra verso gli Usa di fissare un appuntamento presso le dogane di Arizona, Texas e California e ricevere assistenza.

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