Ambiente

Non nuotiamo in buone acque: l’indagine di Legambiente

Le campagne Goletta Verde 2023 e Goletta dei Laghi 2023 hanno raccolto 387 campioni di acque marine e lacustri. Scoprendo che il 32% dei campioni (124 sul totale) presenta livelli di inquinanti superiori ai limiti di legge
Credit: GIUSEPPE GIGLIA/ANSA
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16 agosto 2023 Aggiornato alle 16:00

Il patrimonio naturale di mari e laghi italiani è in grave pericolo a causa dell’inquinamento, degli scarichi abusivi e della crisi climatica: è quanto emerso dai risultati delle campagne di Legambiente Goletta Verde 2023 e Goletta dei Laghi 2023.

Le due campagne di monitoraggio di Legambiente, giunte rispettivamente alla 37ª e alla 18ª edizione, hanno presentato i risultati di questa allarmante situazione presso la sede nazionale dell’associazione.

I dati scientifici e il dossier sono stati illustrati da Francesca Cugnata, coordinatrice dell’ufficio campagne di Legambiente, Stefano Ciafani, presidente nazionale, Andrea Minutolo, responsabile scientifico dell’associazione, Katiuscia Eroe, responsabile dell’energia per Legambiente, Simone Togni, presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev) e Riccardo Piunti, presidente del Consorzio Nazionale degli Oli Usati (Conou).

I risultati

In seguito all’analisi di 387 campioni d’acqua provenienti da mari e laghi italiani, è venuta alla luce una preoccupante realtà. Il 32% di questi campioni, corrispondenti a 124 sul totale, supera i limiti di legge di inquinanti. Un dato ancora più allarmante riguarda il mare, dove il 30% dei campioni prelevati è stato giudicato come “fortemente inquinato”.

Nel complesso, i punti critici si concentrano nelle foci dei fiumi, nei canali e nei corsi d’acqua che sfociano in mare o nei laghi. E dunque ecco che l’Italia è gravemente inadempiente nei confronti della Direttiva europea Acque Reflue, con ben 4 procedure di inflazione in corso, la prima delle quali ha già condotto a sentenze di condanna con sanzioni complessive che hanno superato i 142milioni di euro.

Il nostro Paese, dunque, sta affrontando serie difficoltà nel rispettare gli obblighi stabiliti dall’Ue: come sottolinea Legambiente, il tasso di conformità è attualmente al 56%, significativamente al di sotto della media europea (76%).

In questo scenario, gli scarichi di acque reflue urbane contribuiscono in modo rilevante a una qualità dell’acque non soddisfacente nel 45,8% dei corpi idrici superficiali, compresi fiumi, laghi, zone di transizione e zone costiere.

La salute dei mari

Analizzando il mare, il bilancio Goletta Verde 2023 rivela dati allarmanti: su 262 punti campionati lungo la costa, il 36% supera i limiti di legge, mentre il 30% è stato giudicato “fortemente inquinato”. Un ulteriore 6% si è classificato come “inquinato”.

Preoccupante notare che il 49% dei campioni prelevati si concentra alle foci dei fiumi e solo il 51% è stato preso direttamente dal mare. Ma come si traducono questi numeri? Nel complesso, questi numeri significano che vi è la presenza di almeno un punto oltre i limiti di legge ogni 78 chilometri di costa.

Un aspetto non secondario, poi, riguarda la carenza di informazioni per i bagnanti che accedono alle coste: solo nel 15% dei punti visitati dai volontari di Goletta Verde è stato individuato il cartello informativo sulla qualità delle acque, che è invece obbligatorio per legge da molti anni. Inoltre, nel 73% delle foci analizzate mancava completamente un cartello che segnalasse la criticità del punto e il conseguente divieto di balneazione.

La situazione dei laghi

Anche per quanto riguarda i laghi la situazione è critica: su 125 punti campionati da Goletta dei Laghi, in 40 laghi il 23% dei campioni (29 su 125) supera i limiti di legge.

Nel 48% dei casi, i prelievi sono stati effettuati presso le foci di canali e corsi d’acqua che sfociano nei laghi, mentre il 52% è stato prelevato direttamente dalle acque lacustri. Importante notare che il 33% dei prelievi presso canali e corsi d’acqua supera i limiti di legge, a fronte di un 14% dei prelievi effettuati direttamente nei laghi.

«L’acqua è l’elemento essenziale per tutti gli ecosistemi, costituisce l’habitat per la gran parte delle specie animali e vegetali e ha anche una funzione di mitigazione sul clima. Proteggere le acque dei mari e dei laghi da inquinamento e contaminazioni è importantissimo, non solo per la tutela della biodiversità ma per la nostra stessa salute», spiega Riccardo Piunti, Presidente Conou.

Uno scenario scoraggiante

Questi dati mettono sicuramente in luce una situazione ambientale molto critica per le acque italiane, sia marine che lacustri, e richiedono un’immediata e decisa azione per risolvere il problema che minaccia qualità e sicurezza delle nostre risorse idriche.

«La maladepurazione resta un’emergenza cronica del nostro Paese e, oltre a minacciare laghi, mari e biodiversità, costerà centinaia di milioni di euro nei prossimi anni a causa del pagamento di multe che l’Europa non ci condonerà – spiega Stefano Cifani, Presidente di Legambiente – Per questo è fondamentale che il governo Meloni lavori a un piano nazionale per la depurazione nominando al più presto il nuovo commissario per la depurazione che oggi manca ancora all’appello».

E prosegue: «Occorre completare i lavori della rete impiantistica e prevedere più risorse, perché i fondi specifici previsti dal Pnrr pari ai 600 milioni non sono sufficienti, come ha sottolineato anche la Commissione europea. È ora di accelerare il passo con interventi concreti e politiche climatiche lungimiranti».

Ciafani conclude: «L’Italia non può permettersi di restare indietro, ce lo impone anche la crisi climatiche cha sta avanzando a un ritmo preoccupante e su cui ancora una volta il governo fatica a dare risposte concrete».

La situazione, già poco promettente, è poi aggravata dalle conseguenze della crisi climatica, con l’aumento delle temperature delle acque superficiali, le ondate di siccità e l’arrivo di specie “aliene” come il granchio blu. Inoltre, gli eventi meteo estremi che stanno colpendo i comuni costieri – ben 712 nel corso degli ultimi 13 anni – hanno causato anche la morte di oltre 180 persone.

Le proposte di Legambiente

Il bilancio complessivo tracciato da Legambiente con queste due campagne ha portato all’elaborazione di 3 proposte chiave: la lotta alla maladepurazione, la tutela della biodiversità e lo sviluppo dell’eolico offshore.

Per quel che riguarda la maladepurazione, nello specifico, l’ente chiede al Governo di nominare un nuovo commissario per la depurazione, completare gli interventi sulla rete impiantistica e prevedere maggiori risorse per risolvere il problema.

Sulla tutela della biodiversità, invece, l’associazione ambientalista chiede di accelerare nell’istituzione di nuove aree protette, al fine di raggiungere gli obiettivi della Strategia dell’Ue sulla biodiversità che propone il 30% di territorio e mare protetto entro il 2030.

Infine, sul fronte dell’eolico offshore, Legambiente chiede che si accelerino le procedure autorizzative dei 72 progetti ancora in attesa di valutazione statale, sottolineando l’importanza dell’energia pulita per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

«Il cambiamento climatico come previsto dagli scienziati sta producendo i suoi effetti negativi sul Pianeta, sui mari e sugli oceani – ha dichiarato Simone Togni, Presidente dell’Anev – È necessario un intervento più incisivo da parte di tutti i Paesi e anche del Governo italiano, in particolare per l’eolico che ancora vede resistenze rispetto al suo pieno sviluppo. In particolare, l’ultima bozza di Decreto sulle “aree idonee” è poco soddisfacente e discrimina gli impianti eolici a terra rispetto ad altre fonti, viene prevista una fascia di rispetto di 3 km tra impianti e aree vincolate, con il rischio di ostacolare l’individuazione delle “aree idonee” stesse. Mentre per l’eolico offshore, manca ancora il “Piano per gli spazi marittimi”, finalizzato a individuare delle “aree idonee” anche in mare».

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