Economia

Revisione Pnrr: quali modifiche?

Coinvolti 144 obiettivi su 349 (con scadenza entro il 2026) per una rimodulazione da quasi 16 miliardi di euro. Il ministro Raffaele Fitto: «non stiamo tagliando, ma riorganizzando»
Il ministro degli Affari Europei, Coesione Territoriale e PNRR Raffaele Fitto alla Camera per l'esposizione della revisione complessiva degli investimenti e delle riforme inclusi nel PNRR, 1 Agosto 2023.
Il ministro degli Affari Europei, Coesione Territoriale e PNRR Raffaele Fitto alla Camera per l'esposizione della revisione complessiva degli investimenti e delle riforme inclusi nel PNRR, 1 Agosto 2023. Credit: ANSA/GIUSEPPE LAMI
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3 agosto 2023 Aggiornato alle 07:00

Il Governo ha presentato la revisione del Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede l’erogazione di 68,9 miliardi di euro a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti a tasso agevolato dal Next Generation Eu.

La revisione riguarda 144 dei 349 obiettivi da perseguire entro il 2026 e rimodula misure per 15,89 miliardi, di cui almeno 13 miliardi riguardano i Comuni, con l’intenzione da parte dell’esecutivo di recuperarli integralmente da Fondi Nazionali e di Coesione.

La maggior parte delle risorse andrebbe ricollocata nel programma Repower Eu, che vale 19,2 miliardi (solo 2,7 sono nuovi sussidi Ue) e punta a investimenti in infrastrutture energetiche, incentivi a imprese ed edilizia per la transizione verde.

Su questo stesso fondo il Governo ha intenzione di varare un ecobonus da 4 miliardi “dedicato espressamente alle abitazioni private”. “La misura andrà a supporto delle famiglie a basso reddito, in passato rimaste escluse dagli interventi di efficientamento delle abitazioni – si legge nella sintesi della revisione del Piano – e si basa sulle consuete detrazioni fiscali, ma, a differenza del passato, con vincoli stringenti che le renderanno disponibili solo alle fasce a basso reddito”.

Il restyling del piano coinvolge anche il settore dei trasporti: 620 milioni di euro allocati per l’ammodernamento della tratta ferroviaria Roma-Pescara verranno reinseriti in altri progetti, mentre si prevede di escludere i lavori sulle tratte Napoli-Bari e Palermo-Catania che rischiano di sforare la scadenza di giugno 2026.

Tra le categorie di progetti eliminati o tagliati troviamo: interventi per la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni per 6 miliardi; progetti di rigenerazione urbana per 3,3 miliardi; piani urbani integrati per 2,5 miliardi; gestione del rischio di alluvione e del rischio idrogeologico per 1,3 miliardi; idrogeno in settori hard-to-abate per 1 miliardo; servizi e infrastrutture sociali di comunità per 725 milioni; promozione di impianti innovativi (incluso offshore) per 675 milioni; valorizzazione dei beni confiscati alle mafie per 300 milioni; tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano per 110 milioni.

Il Governo chiede anche di far slittare in avanti una serie di riforme che in questi mesi hanno visto ritardi accumulati: è il caso dei pagamenti delle Pa, cui viene proposto di rinviare di 15 mesi l’obbligo generalizzato di pagare entro 30 giorni i fornitori (60 giorni per la sanità).

«Non abbiamo eliminato nessun finanziamento: non stiamo tagliando nulla ma riorganizzando tutto», ha precisato in conferenza stampa il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto. I progetti giudicati non idonei nei tempi e modi del Piano «li eliminiamo dal Pnrr per ricollocarli nel Fondo sviluppo e coesione. Mettiamo in salvaguardia interventi che rischiano magari di non essere ammissibili».

Ciò che è certo, secondo Fitto, è che «tutti i progetti in essere che non hanno ammissibilità devono essere valutati con la Commissione Ue per capire in che direzione andare: bisogna trovare una soluzione, usando la finestra della rimodulazione».

Non mancano le critiche. «Vengono spostate le risorse alle uniche Pa che stanno già spendendo con efficienza e rapidità, chiediamo al Governo garanzie immediate sul finanziamento di queste opere che in molti casi sono già state realizzate» lamenta Antonio Decaro, presidente Anci.

«Non condividiamo la scelta di stralciare dal Pnrr fondi destinati al dissesto idrogeologico e alla rigenerazione urbana - affonda la presidente Ance Federica Brancaccio - Aspettiamo un confronto con il ministro, fiduciosi che guarderà alle reali necessità del Paese».

“Grave la decisione del Governo di cancellare 300 milioni del #Pnrr #beniconfiscati. Una scelta che penalizza #Comuni che hanno progettato e improvvisamente, si trovano senza risorse per trasformare il tesoro mafioso in beni comuni” ha twittato l’associazione Libera Contro le Mafie.

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