Ambiente

Cina: il caldo minaccia (anche) il patrimonio culturale

I 50 gradi superati e gli effetti del cambiamento climatico stanno mettendo a dura prova le opere d’arte buddiste nelle grotte della provincia di Gansu
Credit: Liu Jinhai/Xinhua via ZUMA Press
Tempo di lettura 7 min lettura
27 luglio 2023 Aggiornato alle 09:00

Il caldo di questi giorni non sta colpendo solo le persone e gli animali, ma anche il patrimonio artistico. Con le temperature che in Cina hanno superato i 50 gradi e i cambiamenti climatici che imperversano su tutta la regione nord-ovest del Paese, ecco che le opere d’arte buddiste nelle grotte della provincia di Gansu sono sotto attacco.

«Il Gansu è famoso per le sue grotte e l’arte conservata al loro interno risale a secoli fa», spiega Li Zhao, ricercatore di Geenpeace East Asia, ente che nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto proprio su questo argomento. E prosegue: «L’aumento dei periodi di pioggia nel deserto rappresenta un grave rischio. Si stanno già verificando picchi di umidità, inondazioni improvvise e crolli».

Secondo il rapporto, nel corso degli ultimi 20 anni le temperature della zona del Gansu sono aumentate più velocemente rispetto alla media globale e, allo stesso tempo, le precipitazioni estive complessive sono aumentate.

Per le grotte di Mogao, uno dei siti tutelati dall’Unesco e riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, l’intensificarsi delle condizioni meteorologiche estreme ha già causato danni.

In particolare, come afferma lo stesso Unesco, i dipinti all’interno delle grotte, che sono il lascito medievale di politica, cultura, religione e vita quotidiana di quelle popolazioni, si stanno rovinando, non solo a causa delle inondazioni ma anche per l’umidità.

Infatti, oltre al rischio di allagamenti, le frequenti forti precipitazioni incrementano regolarmente umidità all’interno delle grotte, un’umidità che, secondo il rapporto di Greenpeace, è al di sopra delle soglie di sicurezza per la conservazione.

In altri termini, i livelli di vapore acque superiori al 60% della saturazione causano la cristallizzazione e la separazione del sale sulle pareti della grotta rimuovendo la vernice. Secondo la ricerca, nello specifico, i murales risalenti al IV° secolo si stanno sfaldando a un ritmo impressionante.

Dal punto di vista artistico, si tratta di una perdita di valore immenso: i dipinti e le sculture buddiste nelle grotte situate appena oltre la fine della Grande Muraglia Cinese, nell’estremo occidente del deserto del Gobi, forniscono una preziosa testimonianza sullo scambio di merci e sulla circolazione delle idee che costituivano l’antica Via della Seta.

Per oltre un millennio a partire dal IV° secolo, infatti, commercianti e viaggiatori si sono incontrati in grotte scavate nella roccia vicino all’oasi di Dunhuang, lasciando dietro di sé opere d’arte che si sono salvaguardate così a lungo proprio grazie al clima secco, ideale per la conservazione.

Ma le estati della regione non sono più così secche: per esempio, nella grotta del tempio di Jinta, oltre 300 miglia dalle grotte di Mogao, i livelli di umidità atmosferica hanno raggiunto il 93% durante un forte acquazzone nell’agosto dello scorso anno. E a questi livelli la decomposizione e l’erosione sono quasi impossibili da evitare.

Le posizioni della Cina contro il cambiamento climatico

Di fronte a questo scenario, il Governo cerca di affrontare proattivamente il problema, impegnandosi a raggiungere la riduzione delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030 e raggiungere la decarbonizzazione completa entro il 2060, anche se Pechino sta faticando ad abbandonare il carbone.

E proprio a Pechino nei giorni scorsi ha fatto visita l’inviato statunitense per il clima, John F. Kerry, che ha incontrato alcuni esponenti per capire come poter accelerare la transizione della Cina verso le energie rinnovabili.

Un dibattito che si sta alimentando anche del pericolo di danneggiamento al patrimonio culturale: gli sforzi per proteggere le grotte del Gansu sono in corso da decenni ormai, ma solo di recente la ricerca ha iniziato a mettere al centro degli studi come il clima in rapido cambiamento stia rendendo sempre più difficile la conservazione delle opere artistiche.

Il Gansu è infatti conosciuta come “casa dell’arte”, e questo ha fatto sì che diventasse una priorità anche per gli ambientalisti: al suo interno storia, archeologia, murales, templi e statue hanno un’importanza paragonabile alle rovine dell’antico Egitto e grandi tesori del mondo più antico.

Il patrimonio delle grotte di Dunhuang

L’elevato valore culturale e artistico delle grotte di Dunhuang ha fatto sì che nel corso del tempo queste abbiano beneficiato di collaborazioni tra esperti di tutto il mondo e l’Accademia di Dunhuang, che gestisce la ricerca e la conservazione dei siti in tutta la regione.

Per esempio, il Getty Conservation Institute, organizzazione no profit con sede a Los Angeles, collabora da anni con esperti locali per proteggere e registrare i reperti archeologici della regione. E uno degli sviluppi più recenti di tale collaborazione è l’adozione di una piattaforma di inventario open source nominata Arches: «Arches consente una visione d’insieme della situazione di tutti questi siti, e permette di osservare le tendenze delle condizioni climatiche e quindi di intercettare gli interventi più urgenti da mettere in atto», spiega David Myers, project specialist presso l’istituto.

E prosegue: «Grazie al software di Getty Dunhuang Academy ha apportato misure di sicurezza che nessuno aveva mai fatto, incorporando i dati dei monitor che misurano il flusso di visitatori, i livelli di anidride carbonica e l’umidità».

Ma non tutti i siti storici della Cina sono così preparati per rispondere ai cambiamenti climatici: «Ci sono centinaia di siti meno finanziati e meno studiati in tutta la Cina che stanno affrontando gli stessi rischi», spiega Zhao.

Per il presidente Xi Jinping la scoperta, la classificazione e la conservazione della storia antica sono di particolare importanza, tanto che ha cercato di inquadrare il suo Partito – il Partito Comunista – come l’erede naturale dell’antica civiltà cinese.

Un interesse, quello per la conservazione del patrimonio più antico, che ha portato il Paese a condurre un’indagine a livello nazionale per creare un database aggiornato di reperti storici nel giro di 3 o 4 anni: un’opportunità, per gli ambientalisti, per estendere la ricerca sulla minaccia delle condizioni atmosferiche estreme anche su altri siti e un aiuto per capire come tutelarli.

Nel 2021, per esempio, piogge torrenziali hanno colpito la provincia settentrionale dello Shanxi, e oltre 1.700 siti storici sono stati colpiti e rovinati; ancora, nel corridoio del Gansu, si trovano le grotte di Maijishan, che da lontano sembrano un gigantesco pagliaio (il loro nome significa proprio “collina di paglia accatastata”). Ma in realtà, negli ultimi anni, non riescono più ad asciugarsi come dovrebbero con il sole estivo e trattengono più umidità.

Secondo una ricerca pubblicata dalla Northwest University di Xian, l’elevata umidità avrebbe causato danni batterici e altri danni alle pareti, tanto che, in due grotte, più della metà dei murales sono caduti.

Dato l’enorme numero di manufatti culturali vulnerabili e la crescente incertezza causata dal cambiamento climatico, si è spesso costretti a considerare l’opzione migliore, se non l’unica, che consiste nell’anticipare il peggio per proteggere la preziosa storia antica.

Secondo Myers del Getty Conservation Institute, è essenziale affidarsi alla migliore scienza disponibile e pianificare diverse possibili situazioni di rischio. Solo attraverso una preparazione approfondita è possibile garantire che il patrimonio storico sia preservato nel modo più efficace possibile.

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