Ambiente

Rilascio acque Fukushima: le manifestazioni di chi dice no

Montano le proteste in Cina, Corea del Sud e nello stesso Giappone. Ma secondo gli esperti, l’impatto radiologico su persone e ambiente sarà “trascurabile”
Una persona manifesta contro il rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica riguardo lo smaltimento da parte del Giappone dell'acqua radioattiva di Fukushima, luglio 2023
Una persona manifesta contro il rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica riguardo lo smaltimento da parte del Giappone dell'acqua radioattiva di Fukushima, luglio 2023 Credit: EPA/JEON HEON-KYUN
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19 luglio 2023 Aggiornato alle 17:00

«Resteremo qui con voi per i decenni a venire, fino a quando l’ultima goccia d’acqua non sarà stata scaricata in modo sicuro». Parola di Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che ha dato il via libera ufficiale al rilascio delle acque radioattive trattate e stoccate in grandi serbatoi vicino alla centrale nucleare di Fukushima.

Grossi ha annunciato i risultati dell’indagine indipendente chiesta dallo stesso Governo nipponico nel 2021, durante un viaggio in Giappone, Corea del Sud e nelle isole del Pacifico “per rispondere anche alle preoccupazioni”, ha sottolineato in un recente articolo il Washington Post. Per 2 anni le acque dell’impianto sono state campionate dai tecnici Aiea e il piano di Tokyo, alla fine, è risultato coerente con gli standard di sicurezza internazionali: secondo gli esperti, l’impatto radiologico sulle persone e sull’ambiente sarà “trascurabile”.

Eppure, su quel milione e mezzo circa di tonnellate di acqua radioattiva già trattata (ma non depurata dal trizio, il terzo isotopo dell’idrogeno) che verrà immessa nell’Oceano Pacifico a partire da questa estate e per i prossimi 3 decenni, si stanno scontrando le diplomazie: Cina e Corea del Sud, in particolare, hanno espresso forti perplessità, così come le stesse industrie della pesca e la stessa opinione pubblica giapponese.

Da un parte, sottolinea il Washington Post, ci sono le diffidenze nazionali verso la Tokyo Electric Power Co. (Tepco), fortemente criticata nel 2011 per aver minimizzato la gravità del disastro nei primi giorni dopo il violento terremoto e il conseguente tsunami che devastò l’impianto: il 7 luglio la società ha comunque ricevuto dall’agenzia giapponese di regolamentazione nucleare l’approvazione per “liberarsi” delle acque equivalenti a 500 piscine olimpioniche in mare aperto, tramite un tunnel sottomarino a un chilometro dalla costa del Giappone.

Dall’altra, ci sono le critiche della Cina all’esame dell’Aiea, che si sarebbe limitato solo a valutare lo sversamento in aperto oceano ma non avrebbe preso in considerazione altri modi per smaltire le acque stoccate (e sempre meno capienti, a causa delle infiltrazioni delle piogge e delle falde sotterranee). “Pechino ha minacciato di imporre divieti all’importazione di prodotti alimentari giapponesi una volta che l’acqua sarà scaricata” scrive il Post.

La stessa comunità scientifica non concorda sull’impatto a lungo termine delle basse dosi di radiazioni sull’essere umano e sul pescato e chiede ulteriori analisi. Forti critiche anche dalla Corea del Sud dove migliaia di persone hanno manifestato per chiedere al presidente Yoon Suk-yeol di fermare i piani di Tokyo.

Tra le prime conseguenze del panico generato dal rilascio a Fukushima c’è l’aumento del prezzo del sale marino, che a Seoul è schizzato alle stelle. Tuttavia, il 7 luglio un gruppo di lavoro del Governo sudcoreano ha appoggiato il piano del Giappone, definendolo sicuro. Ma “si prevede che la questione rappresenti un importante punto critico in vista delle elezioni legislative del 2024 e il Partito Democratico all’opposizione, ha denunciato il gruppo di esperti e il governo Yoon per la loro complicità nel piano di scarico nell’oceano” scrive il Washington Post.

Il quotidiano statunitense sottolinea anche come avverrà il processo di smaltimento: le acque reflue saranno diluite a 1.500 becquerel (l’unità di misura della radioattività) di trizio per litro di acqua pulita, quindi “molto al di sotto” degli standard normativi internazionali secondo il Governo giapponese (per l’Onu è 10.000).

Il trizio esiste anche nell’acqua del rubinetto, nella pioggia e nell’aria e viene già scaricato nei fiumi e negli oceani dagli impianti nucleari di tutto il mondo «a concentrazioni più elevate rispetto all’acqua trattata che verrà rilasciata da Fukushima - ha dichiarato al Post Tony Irwin, esperto di energia nucleare e professore dell’Australian National University - Se andiamo a fare una TAC riceviamo dosi di radiazioni più volte superiori senza alcun danno. I livelli bassi non sono un problema, quelli molto alti sì».

Non c’è ancora una data ufficiale per l’inizio del processo di rilascio, ma di certo segnerà un momento importante nella storia drammatica dell’impianto di Fukushima che l’11 marzo 2011 subì le conseguenze del più forte sisma mai registrato nella storia del Paese, di magnitudo 9. Lo tsunami derivato provocò un’ondata di acqua marina che causò la fusione catastrofica di 3 dei 4 reattori nucleari della centrale. È stato il secondo disastro nucleare dopo Chernobyl a essere classificato di livello 7 della scala Ines dell’Aiea, la gravità massima.

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