Ambiente

Squali: perché ne vedi sempre di più?

Secondo gli esperti di Life Elife, che per la giornata dedicata alla specie rilanciano SharkApp, a essere aumentati non sono gli esemplari, ma gli smartphone che li riprendono
Credit: Jakob Owens
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14 luglio 2023 Aggiornato alle 07:00

Risale a pochi giorni fa l’ultimo avvistamento di uno squalo in acque italiane, precisamente sulle coste siciliane. Proprio nello stesso mare dove solo 2 settimane prima aveva fatto capolino un’altra pinna che aveva nuotato fino alla riva, attirando l’attenzione di decine di bagnanti e facendo scattare subito l’allarme.

Nelle settimane precedenti le segnalazioni di avvistamenti, più o meno lontani dal bagnasciuga, sono arrivate da Capri, Ischia, dalla Sardegna e dal Salento.

Ma perché così tanti avvistamenti ravvicinati negli ultimi anni?

Gli squali sono disorientati? Le temperature delle acque sono diventate troppo alte? È colpa dell’uomo che sta distruggendo il Pianeta e gli ecosistemi?

Sì, è certamente innegabile che tutte queste siano cause che spingono quelli che per l’immaginario comune sono spaventosi animali ad avvicinarsi alla costa, in habitat lontani da quelli a cui sono abituati, ma gli esperti del Life Elife, il progetto cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Life, hanno provato a dare una risposta ancora più chiara e definitiva a questi interrogativi in occasione della Giornata mondiale degli squali, celebrata ogni anno il 14 luglio per aumentare la consapevolezza sul ruolo di questi predatori, fondamentali per mantenere l’equilibrio delle specie marine e degli stessi ecosistemi, e per ricordare come, contrariamente a quanto si possa immaginare, essi siano drasticamente diminuiti negli ultimi decenni.

Secondo gli esperti, il reale motivo per cui le notizie sugli avvistamenti sono aumentate - fino a un numero di 50-100 segnalazioni tra il 2020 e il 2022 - è molto più semplice di quanto si possa pensare: è aumentata la possibilità di fotografare o di poter fare un video delle specie marine che vivono nel Mediterraneo grazie alla diffusione di telefoni cellulari o videocamere in grado di documentare in tempo reale ciò che succede intorno a noi e di condividerlo immediatamente con un’ampia platea di persone.

Non esiste, dunque, secondo studiosi e ricercatori, alcuna evidenza scientifica che la presenza di questi animali nelle nostre acque sia cresciuta negli anni: la colpa di avvistamenti sempre più frequenti e ravvicinati è da ricercare solo nel “potere della condivisione con smartphone”.

Sbirciando sul web e sui social e leggendo i commenti di chi ha guardato i video e le foto degli esemplari avvistati nelle ultime settimane, il sentimento prevaricante è quello della paura: c’è chi lancia allarmismi sui pericoli che si corrono e chi, ora, vive con il terrore l’idea di una giornata al mare.

Del tutto legittimo, certo. D’altronde lo squalo è sempre stato il “cattivo” nei film come nei cartoni animati, quell’animale pericoloso e con i denti appuntiti, il cui morso difficilmente lascia scampo.

Basterebbe, però, informarsi per considerare anche che le specie potenzialmente pericolose nel Mar Mediterraneo si contano sulle dita di una mano e alcune, come lo squalo elefante (il secondo pesce più grande al mondo) si nutrono solo di plancton, come le balenottere.

Accerchiarli, fotografarli, spaventarli e, forse, anche ucciderli per paura quindi, non è giusto e non fa bene, alla specie e agli ecosistemi: «Gli squali e le razze restano tra le specie maggiormente a rischio di estinzione a causa soprattutto degli impatti antropici, tra cui le catture accidentali e il degrado degli habitat – ha dichiarato Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, capofila del progetto - per questo dobbiamo ricordare ai cittadini e alle cittadine la necessità di preservare il mare e i suoi abitanti, a partire proprio da quelli ingiustamente più temuti, ma al tempo stesso più vulnerabili».

«Nonostante la loro importanza ecologica e il loro fascino – ha aggiunto - essi non hanno beneficiato di quel processo di rivalutazione di cui hanno goduto la maggior parte dei grandi predatori terrestri e restano tanto temuti quanto sconosciuti ai più».

Così, per coinvolgere attivamente i cittadini nella tutela degli squali, aiutarli a conoscerli e a convivere con loro senza timori, il progetto Elife, in occasione della Giornata mondiale degli squali, ha pensato di rilanciare la SharkApp, un’app tramite la quale è possibile segnalare gli avvistamenti di squali e diventare protagonista della salvaguardia di questa specie a rischio, e di organizzare numerosi eventi e iniziative sul tema:

Giovedì 13 luglio, dalle ore 18.30, alla vigilia della Giornata mondiale degli Squali, gli esperti e le esperte del progetto Life Elife hanno incontrato il pubblico durante un aperitivo scientifico a tema presso il locale “Gusto a bordo” sulla tolda della Nave Blu dell’Acquario di Genova;

Venerdì 14 luglio, alle ore 11.00, è in programma un incontro on line, coordinato da Legambiente, su “Squali nel Mar Mediterraneo: fake news, curiosità e minacce per la specie”. L’intento dell’evento social, organizzato sulla pagina YouTube di Legambiente e sul sito de La Nuova Ecologia, è aumentare la conoscenza, imparare come riconoscere gli squali e scoprire notizie e curiosità sulle specie che abitano il Mediterraneo.

Venerdì 14 luglio, a partire dalle ore 10, presso la spiaggia dei Conigli a Lampedusa, gli esperti e le esperte di Cnr, Area marina Protetta Isole Pelagie e Legambiente organizzano un incontro con i turisti e attività didattiche per i bambini e bambine.

Anche a Cipro e in Grecia sono previste attività di educazione ambientale nelle scuole e una giornata aperta per parlare del progetto con il mondo della pesca professionale, presso gli uffici del partner di progetto Marine and Environmental Research - MER Lab.

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