Ambiente

Le orche si stanno ribellando?

Un branco di mammiferi marini nello stretto di Gibilterra ha affondato tre barche e ne ha danneggiate una decina. Negli ultimi tre anni sono stati oltre 500 i casi in cui questo strano comportamento è stato registrato
Credit: Solarpix
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13 luglio 2023 Aggiornato alle 09:00

Perché le orche speronano le barche? Una vicenda curiosa che sta da una parte, tra un meme e un altro, sta facendo impazzire il mondo del web, e dall’altra sta facendo sì che gli scienziati si interroghino su questo curioso comportamento.

Ma che cosa sta succedendo? Sostanzialmente, dal 2020 un piccolo branco di orche, nello stretto di Gibilterra, ha iniziato a interagire con le barche a vela in un modo decisamente insolito. Come? Speronandole, strusciando i loro corpi e le loro teste negli scafi e persino mordendo i timoni, qualche volta arrivando addirittura a spezzarli.

Negli ultimi tre anni sono stati oltre 500 i casi in cui questo strano comportamento è stato registrato, con 3 barche affondate e diverse altre danneggiate. Ma il mese scorso si è verificato per la prima volta lo stesso evento in un altro luogo, alle Shetland, con grande sorpresa (e spavento) di Wim Rutten, velista olandese che stava pescando sgombri. «Quello che più mi ha spaventato è stato il respiro molto rumoroso dell’animale – commenta – Forse voleva solo giocare, o guardarmi negli occhi, o sbarazzarsi della lenza».

Il perché di questo comportamento, tuttavia, non è chiaro, e alcuni studiosi si limitano a fornire soltanto delle ipotesi. Sicuramente, però, è molto curiosa la tendenza diffusa a proiettare le motivazioni estremamente umane, motivazioni che, come detto, stanno portando il web a dar spazio alla propria creatività, tra meme e tweet esilaranti.

«Quello che penso sia più eccitante di tutto questo è che in realtà non ne sappiamo praticamente niente», dice Tom Mustill, biologo e regista che ha scritto How to Speak WhaleCome parlano le balene dopo che un esemplare è atterrato direttamente sul suo kayak. «Quando smettiamo di proiettare i nostri comportamenti sulle orche iniziamo a vedere a che punto siamo con la scienza sui cetacei, e cioè stiamo iniziando a capire che sono esseri molto complicati i cui comportamenti sono ricchi di sfumature».

Se dunque di certezze ce ne sono poche, qualche ipotesi però c’è. Per esempio un gruppo di scienziati spagnoli e portoghesi, riuniti nel Grupo Trabajo Orca Atlantica in un rapporto del 2021 ha suggerito che possa trattarsi semplicemente di un comportamento curioso e giocoso.

Un’ipotesi che è sostenuta anche da Philip Hoare, autore di Leviathan e Albert and the Whale: l’autore ha sperimentato queste interazioni con le orche in Sri Lanka, dove un piccolo branco ha speronato la sua imbarcazione: «Non sono mai stato così eccitato e così spaventato – racconta – Sono tremendamente potenti, incredibilmente intelligenti e incredibilmente ben organizzati».

Che abbiano intenzione di attaccare le persone? Improbabile per Mustill, il quale spiega che, se volessero effettivamente uccidere esseri umani, farlo speronando le barche sarebbe alquanto insolito: potrebbero semplicemente – se questi fossero gli intenti – iniziare a mangiare nuotatori.

Ma ci sono anche teoria alternative. Gli scafi in fibra di vetro delle barche a vela potrebbero semplicemente essere gradevoli al tatto, e le orche potrebbero apprezzarne il feedback sensoriale. A sostegno di questa ipotesi il fatto che alcuni esemplari canadesi sembra che si divertano a strofinarsi su ciottoli levigati.

O, più semplicemente, potrebbe essere una moda (sì, ci sono le mode anche tra le balene): come spiega Mustill, alcuni comportamenti adottati da questi cetacei sono semplicemente “di tendenza”, senza alcuna utilità, per così dire. Un esempio, indossare i salmoni morti come cappelli (sì, avete capito bene) o imitare i leoni marini. L’apprendimento scoiale delle orche, infatti, è ben documentato: «Sono esseri molto intelligenti – spiega Barbara J King, professoressa emerita di antropologia presso il College of William & Mary, Virginia, e autrice di Animal’s Best Friends – Le reti di individui nelle società di orche, che sono guidate da femmine, sono molto in sintonia con il comportamento reciproco, quindi le tradizioni si evolvono nel tempo fino a diventare, in alcuni casi, intergenerazionali».

Le emozioni sono prerogative umane?

Tra le ipotesi del web, come suggeriscono molti meme, c’è anche quella della vendetta. È un’ipotesi plausibile? Il rapporto del Grupo Trabajo Orca Atlantica suggerisce che questa tipologia di interazioni potrebbero rispondere alle esperienze individuali delle orche: «Potrebbe trattarsi di un comportamento indotto da un incidente avverso, e quindi precauzionale».

Anche King non respinge questa idea a priori: «Se parliamo di capacità, non è fuori dal regno delle ragionevoli aspettative e non sarebbe necessariamente antropomorfo, ma non si tratta sicuramente di una rivolta (come sostiene e fantastica una parte del web)».

In questo scenario, dunque, è chiaro che le emozioni non sono prerogativa umana. E King, avendo lavorato a lungo sul dolore provato dagli animali, ne ha la certezza. a esempio, ha studiato a fondo il caso di un’orca che nel 2018 ha portato il suo cucciolo morto per 17 giorni e 1000 miglia: «Non credo che il dolore sia un’emozione solo umana, così come la gioia e la vendetta».

A sostegno della sua tesi, la docente porta l’esempio degli elefanti che compiono atti distruttivi come “punizione” per un comportamento inadeguato: «Sia le orche che gli elefanti hanno la capacità di memoria e l’intelligenza per mettere insieme queste cose. Alcuni primati – continua – usano anche l’aggressività reindirizzata dai parenti: dove una scimmia viene attaccata, quella scimmia entro un breve periodo di tempo reindirizza l’aggressività ai parenti dell’avversario».

Anche Hoare è d’accordo, e sostiene che le orche potrebbero avere una chiara idea di ciò che gli esseri umani hanno fatto al loro habitat. In questo senso va considerato che le orche femmine possono vivere fino a 100 anni: «Avranno un ricordo, quasi un ricordo generazionale, di un tempo in cui l’oceano non era dominato dagli esseri umani; quando non c’erano i rilievi sismici, i motori a vapore e poi i motori diesel, i sonar militari… La cosa più importante per loro è il suono: ci saranno singole balene che ricordano quando il mare non era così rumoroso».

E, come esseri umani, anche noi siamo consapevoli di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo agli oceani e ai loro abitanti. Secondo Hoare, anche attraverso la creazione di film come Free Willy o Blackfish ci siamo resi conto di quanto sia grottesca e ingiusta l’idea di tenere in cattività le orche, e siamo sempre più consapevoli delle condizioni di degrado dei nostri mari. E le condizioni delle balene iberiche ne sono che una delle tristi conferme: «Sono magre, e questo è indice di un ambiente fortemente influenzato, contaminato».

La teoria della vendetta, però, rischia di risultare banale e come il frutto del voler plasmare il comportamento delle balene a una narrazione che ci si addice. E questo è del tutto in linea con il nostro perenne fraintendimento dei cetacei.

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