Diritti

La ricerca sportiva è male based

9 volte su 10 gli autori degli studi dedicati all’allenamento sono uomini, rivela l’analisi pubblicata su Sports Medicine. Questo divario influenza tecniche, gestione degli infortuni e psicologia delle prestazioni
Credit: Gustavo Fring
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
10 luglio 2023 Aggiornato alle 17:00

No pain no gain”, dice un celebre motto anglosassone. Viene utilizzato anche in ambito sportivo per motivare gli atleti e chi si allena in palestra a dare di più, perché “nessuna sofferenza, nessun guadagno”. Ma se scoprissimo che gli sforzi e la fatica sono sempre maggiori per le donne perché gli allenamenti e gli esercizi fisici non sono pensati per loro, ma solo per corpi maschili?

La nuova ricerca pubblicata sulla rivista Sports Medicine ha scoperto che le lacune nella ricerca di genere si manifestano anche nella scienza dell’esercizio, in cui gli studi sono condotti da uomini su uomini: questo rende più probabile il rischio di lesioni, diagnosi errate e maltrattamenti per le donne.

Le linee guida ufficiali per gli esercizi fisici nel campo dell’allenamento di resistenza, analizzate da un gruppo di ricercatori provenienti dalla University of New South Wales di Sydney e dalla University of North Carolina di Chapel Hill, sono in gran parte basate su studi scritti da uomini su uomini. Eppure le donne cisgender, in generale, hanno ormoni, distribuzione del grasso corporeo, taglia (media) e fattori di rischio per varie malattie ben diverse dagli uomini. Per non parlare delle mestruazioni, della gravidanza e della menopausa.

Secondo la ricerca, che ha preso in considerazione 11 linee guida relative all’allenamento di resistenza pubblicate tra il 2004 e il 2021, le donne rappresentano solo il 13% degli autori degli studi: più di 9 su 10 erano uomini. Le partecipanti di sesso femminile agli studi erano solo circa il 30% di tutte le persone su cui si basano le “dichiarazioni di consenso” di adulti e giovani e le linee guida relative agli anziani erano un po’ più equilibrate, con il 54% di partecipanti di sesso femminile.

“Ciò significa che non sappiamo se le donne dovrebbero agire in modo diverso”, scrive Mandy Hagstrom, autrice dello studio e docente senior presso la University of New South Wales su The Conversation. Secondo Hagstrom gli organi di Governo in Australia, Stati Uniti e Regno Unito pubblicano “dichiarazioni di consenso” sull’allenamento che informano i personal trainer e gli allenatori, ma “i risultati di queste dichiarazioni si ripercuotono su ciò che voi e io vediamo accadere in palestra ogni settimana”.

L’analisi di Hagstrom ha rilevato che le ricerche scientifiche “suggeriscono differenze nella struttura del muscolo scheletrico, nel modo in cui le fibre muscolari lavorano e nel tempo di recupero dopo un esercizio intenso… Il lavoro del nostro team ha anche dimostrato che gli uomini guadagnano più dimensioni muscolari assolute e forza dopo la partecipazione all’allenamento di resistenza, ma che i guadagni relativi tendono a essere simili o maggiori nelle donne”. Anche la differenza di forza “sembrano essere ancora presenti, anche quando le dimensioni dei muscoli sono uguali tra i due sessi”.

Kiara Roscio, fisiologa dell’esercizio fisico che ha creato lo studio specializzato in salute femminile Seed Exercise Physiology, ha spiegato al Guardian di aver dovuto spulciare le banche dati mediche per raccogliere le migliori informazioni possibili: «Tutte le nostre cure, in particolare in campo medico, si basano sul modello maschile, il tipico uomo bianco, e sappiamo che molto spesso le donne vengono diagnosticate in modo errato». Ma, per esempio, le donne dovrebbero conoscere l’importanza degli esercizi di sostegno del peso per la densità ossea, che diminuisce con la menopausa, e degli esercizi per il pavimento pelvico da fare soprattutto prima e dopo la gravidanza, che non dev’essere un periodo in cui avere paura di fare sport.

«La mancanza di dati sulle donne e la successiva implementazione dei risultati hanno provocato un reale disagio, lesioni e [la] potenziale morte delle donne, perché le decisioni e i progetti che abbiamo preso erano esclusivamente basati sui dati degli uomini e questo ha messo a rischio le donne», ha spiegato la professoressa Sophia Nimphius, della Edith Cowan University.

Potrebbe esserci un vantaggio nel prescrivere esercizi diversi in base ai sessi? Secondo Hagstrom “non possiamo ancora essere sicuri che ciò produca i migliori risultati per le donne e le ragazze che si allenano. Abbiamo bisogno di più prove di ricerca che esaminino le differenze di sesso durante l’esercizio fisico e di studi metodologicamente rigorosi incentrati esclusivamente su coorti femminili”. Questo aiuterà a colmare la lacuna dei dati e, probabilmente, ci aiuterà a capire come ottenere i risultati migliori per tutti e tutte.

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