Diritti

Usa: le università temono di perdere gli studenti Bipoc

Dopo la sentenza della Corte Suprema, che vieta le ammissioni in base all’etnia, i college hanno paura di un calo delle immatricolazioni di giovani neri e latini
Credit: cottonbro studio
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17 luglio 2023 Aggiornato alle 07:00

Quando alla fine degli anni ‘90 la California ha vietato le quote di accesso alle università riservate a persone Bipoc, la percentuale di studenti neri iscritti al primo anno si è dimezzata. Oggi gli allievi latinos rappresentano circa il 56% degli iscritti alle scuole pubbliche californiane, ma il 19% dei laureati. Con la sentenza della Corte Suprema Usa, per cui nei college non dovrà più essere considerato il background etnico del candidato al momento dell’ammissione, Harvard ha stimato che tra le matricole gli studenti neri potrebbero diminuire dal 14% a circa il 6%.

Nei 9 Stati americani dove il criterio di selezione dei nuovi iscritti alle università basato sull’etnia è vietato da tempo, gli istituti hanno sviluppato delle strategie alternative per rendere le iscrizioni accessibili anche alle minoranze. Eppure, non sempre hanno funzionato. I dirigenti della University of Michigan, per esempio, hanno avvertito la Corte Suprema di aver provato molte alternative, ma di non essere riusciti a raggiungere i loro obiettivi di inclusione all’interno delle facoltà.

Ora che il divieto è legge in tutto il Paese, alcuni gruppi per i diritti civili stanno contribuendo a ripensare i modelli di reclutamento considerati responsabili di alimentare il divario di accesso tra studenti neri e bianchi alle università. Tra i meccanismi di selezione più contestati c’è quello di attribuire preferenze di accesso ai figli o ai parenti di personale universitario, donatori ed ex allievi. Alcuni avvocati per i diritti civili hanno presentato un reclamo al Dipartimento dell’Istruzione accusando Harvard di discriminare gli studenti a partire da questo sistema di selezione, che viola la legge sui diritti civili perché favorisce in modo preponderante i candidati bianchi.

I dati sembrano andare in questa direzione. Gli studenti bianchi ammessi a Harvard tra il 2009 e 2014 legati al cosiddetto criterio “per eredità” erano il 43%; nello stesso periodo, i neo iscritti neri, latini e asiatici ammessi sulla base della stessa preferenza rappresentavano meno del 16% degli studenti. Secondo gli avvocati dell’accusa, si tratta di un “beneficio ingiusto e non guadagnato che viene conferito esclusivamente in base alla famiglia in cui è nato il candidato”.

D’altra parte, secondo l’American Civil Liberties Union, la sentenza della Corte non stabilisce di ignorare del tutto l’etnia del candidato che vuole iscriversi all’università come fattore di selezione, ma consente piuttosto di considerare come questo elemento abbia influito nel suo percorso di studi e di vita. In questo senso, le università potrebbero tenere conto dell’etnia dei potenziali studenti se il candidato ne parla nella sua lettera di presentazione o all’interno di un saggio.

Per molti allievi Bipoc, infatti, i problemi legati alla discriminazione compaiono ben prima del loro tentativo di accedere al college. Nati in quartieri segregati su base etnica, tendono ad avere meno accesso a corsi preparatori all’università e a insegnanti qualificati. Anche per questo motivo, alcune università, come quella della California, hanno adottato nei loro programmi di ammissione criteri che valutano in modo trasversale le opportunità che i candidati hanno avuto a disposizione nella propria esperienza personale.

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